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Home - Approfondimenti - La nota - Le proposte della Fiom in attesa del D-day Stellantis

Le proposte della Fiom in attesa del D-day Stellantis

di Fernando Liuzzi
21 Maggio 2026
in La nota
Le proposte della Fiom in attesa del D-day Stellantis

Giovedì 21 maggio: quando in Italia saranno le ore 14:00, l’attenzione di molti di quelli che nel nostro Paese si occupano del settore automotive, così come quella dei loro colleghi attivi nei principali Paesi industriali, si concentrerà, idealmente o grazie a collegamenti vari, su ciò che accadrà, a partire da quel momento, a Auburn Hills, la cittadina del Michigan che costituisce la storica sede del gruppo automobilistico Chrysler, oggi uno dei più noti brand di Stellantis. Infatti, per questa data e per questo orario è fissato l’inizio del discorso con cui il Ceo di Stellantis, Antonio Filosa, presenterà il nuovo Piano industriale della multinazionale dell’auto, da lui guidata da poco meno di un anno.

Ed è proprio in vista di questo appuntamento che ieri la Fiom, il sindacato metalmeccanici della Cgil, ha, per così dire, messo le mani avanti. E lo ha fatto con una conferenza stampa che è stata tenuta, a Roma, da Samuele Lodi, Segretario nazionale e responsabile settore Mobilità, e da Ciro D’Alessio, Coordinatore nazionale Automotive. Affiancati, entrambi, da Matteo Gaddi, responsabile del Centro studi. Titolo dell’incontro: “Dal bilancio di Stellantis 2025, le proposte della Fiom per un reale rilancio”.

Diciamo subito che in qualsiasi direzione si guardi, all’interno di questo bilancio, ci si trova di fronte a dati piuttosto sconfortanti. E ciò sia che si guardi ai bilanci globali di Stellantis NV, che a quelli di Stellantis Europe SpA.

Tanto per fare un paio di esempi, cominciamo dall’occupazione: “in Italia sono stati persi, in 5 anni, 12.265 posti di lavoro”. “A pesare”, scrive la Fiom, sono state sicuramente “le uscite volontarie”. Oltre a ciò, gli “esuberi dichiarati” sono stati 3.700 nel 2024, e 2.352 nel 2025, “per un totale di 6.052”. A queste si aggiungono “1.048 richieste di uscite volontarie” in questi primi mesi del 2026. Inoltre, attualmente, “circa il 56% degli addetti è interessato da ammortizzatori sociali”.

E veniamo alla produzione. “In Italia, dal 2004 al 2025, la produzione di automobili – scrive ancora la Fiom – è calata di 590.722 unità. Considerando anche i veicoli commerciali, la perdita complessiva di volumi è stata pari a 619.642 unità.” Venendo ad anni più vicini a noi, quelli di Stellantis, si vedrà che “la produzione totale, considerando sia automobili che veicoli commerciali leggeri, è stata di 479.938 unità nel 2024 e di 381.094 unità nel 2025”.

Oltre a tutto ciò, “Stellantis continua a perdere quote di mercato, sia in Italia che in Europa. Nello specifico, in Europa tra il 2020 e il 2025 “ha perso 6,1 punti percentuali (-620mila veicoli)”. Inoltre, sempre tra il 2020 e il 2025, Francia e Italia sono risultati come “i Paesi più colpiti dal calo delle vendite in termini di volumi”.

Di fronte a questi dati, tutt’altro che positivi, cosa propone la Fiom?

Da un lato, si rivolge al Governo. Chiedendo, innanzitutto, il “ripristino della dotazione finanziaria del Fondo automotive”. Ciò allo scopo di “realizzare politiche industriali per il settore”. Parallelamente, sempre secondo la Fiom, occorre “interrompere la politica degli incentivi che agiscono solo sulla domanda e non determinano effetti, nel lungo periodo,” per ciò che riguarda “la produzione nel nostro Paese”.

Inoltre, il Governo dovrebbe impegnarsi allo scopo di “garantire che la produzione nazionale raggiunga la soglia minima per assicurare un futuro” sia “agli attuali siti di assemblaggio” che “alla filiera”. Soglia minima che deve essere pari almeno a “1 milione di veicoli da produrre all’anno”.

Oltre a ciò, la Fiom propone l’introduzione di un “ammortizzatore sociale unico per la transizione ecologica”, oltre a un’azione volta a “promuovere il rafforzamento della filiera di fornitura attraverso processi di aggregazione delle imprese della componentistica”. Processi che dovrebbero essere “guidati da un soggetto pubblico (Cassa Depositi e Prestiti o Invitalia)”. Sottolineando, infine, che “gli impegni sulla filiera devono essere finalizzati” a far sì che “parti e componenti (compresi quelli delle batterie) vengano prodotti in Italia”.

Dall’altro lato, la Fiom si è rivolta direttamente a Stellantis. Samuele Lodi, innanzitutto, ha osservato che il nuovo piano industriale globale della multinazionale dell’auto non potrà non avere delle “ricadute” anche “sul futuro di tutti gli stabilimenti italiani”.

L’annuncio di Stellantis relativo alla sua decisione di “avviare la produzione di modelli E-Car nello stabilimento di Pomigliano”, ha detto poi Lodi, “è una notizia positiva” ed è anche “la risposta a una nostra rivendicazione”. “Ma ovviamente – ha detto ancora il dirigente Fiom -, questo non può bastare. Stellantis dovrà dare risposte anche rispetto agli altri stabilimenti del Gruppo, partendo da quello di Cassino, dal momento che i dati dei primi mesi dell’anno registrano un peggioramento rispetto al 2025, sia in termini di aumento delle ore di Cassa integrazione, che di scarsi volumi prodotti.”

Lodi ha poi proseguito affermando che “occorre che nel nuovo piano industriale siano previste produzioni che garantiscano alti volumi produttivi”, i cosiddetti modelli mass market, “con la conseguente saturazione occupazionale degli stabilimenti”.

“Per rendere possibili gli incrementi auspicati – ha spiegato Lodi – si rendono necessari, contestualmente, investimenti su impianti, macchinari e attrezzature. La Fiom, da sempre, sostiene la necessità di favorire l’ingresso di nuovi costruttori attraverso joint ventures che prevedano anche l’ingresso dello Stato in equity nel capitale. Soprattutto alla luce delle novità su Pomigliano, è poi indispensabile ridiscutere la scelta di abbandonare il progetto della gigafactory a Termoli, poiché non è sostenibile che qualsiasi produzione di nuova generazione sia dipendente dalla fornitura di batterie di Paesi esteri. E, infine, occorre prevedere nuove assunzioni e percorsi di formazione.”

Fernando Liuzzi

Fernando Liuzzi

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di redazione

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