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Home - Approfondimenti - Analisi - Leva fondamentale per modernizzare il servizio pubblico

Leva fondamentale per modernizzare il servizio pubblico

27 Luglio 2006
in Analisi

di Rino Tarelli, segretario generale Cisl Funzione pubblica

Per raggiungere l’obiettivo di una reale modernizzazione del servizio pubblico occorre affrontare con determinazione alcuni nodi che sono alla base dei ritardi che affliggono i pubblici servizi e gli operatori che in essi agiscono.
1) E’ fondamentale distinguere i poteri e le responsabilità della tecnostruttura (dirigenza, funzionari, ecc.) da quelle politiche. Si tratta di un argomento molte volte dibattuto nel passato e mai risolto per davvero. Lo stesso strumento dello  spoil system, ove non si limiti alle funzioni ed incarichi di diretta collaborazione con il ministro (o il presidente di Regione o il sindaco, ecc.) e si estenda a tutta la dirigenza, diverrebbe un poderoso strumento di governo politico delle  aziende pubbliche vanificando ogni sforzo di innovazione,
2) Altro strumento di reale “aziendalizzazione” è, logicamente, una forte e completa contrattualizzazione aziendale dei contratti di lavoro, lasciando al contratto nazionale gli aspetti generali (tabelle, malattie, maternità, ferie, ecc.) mentre ai contratti aziendali devono essere trasferiti tutti gli aspetti connessi al lavoro, alla produzione, ai risultati (salario legato ai risultati, orario di lavoro, formazione ed aggiornamento professionale, progressioni professionali verticali ed orizzontali); basti pensare che nel settore pubblico le progressioni professionali interne sono vincolate per legge e perfino alla competenza della Corte Costituzionale (sic !).  

E’ di questi giorni l’ulteriore dibattito sugli organi di informazione sul tema della riforma e del recupero di efficienza della P.A., con analisi e proposte non sempre rispondenti alla reale situazione in atto. Prima di tutto bisogna introdurre nel dibattito un chiarimento fondamentale per lo sviluppo delle proposte, e cioè che non si può parlare di un unica P.A. “moloch”, ma bisogna distinguere tra una serie di singole amministrazioni pubbliche che devono assumere sempre di più la veste di “aziende di servizio”, a cui viene affidata una propria specifica missione istituzionale per il conseguimento e la realizzazione di ben determinati obiettivi, sempre al servizio dell’utenza e dell’apparato produttivo del Paese. E’ evidente, quindi, che solamente con il forte potenziamento della contrattazione integrativa di livello aziendale che le pubbliche amministrazioni potranno conseguire un migliore e più razionale utilizzo delle loro risorse umane (vero ed insostituibile valore aggiunto nel comparto pubblico), incrementare i livelli di efficienza, soddisfare le richieste ed i bisogni della collettività, raggiungere sempre maggiori livelli di flessibilità dei propri modelli organizzativi al fine di adeguarli tempestivamente ai mutati assetti del mondo produttivo esterno.


Emerge, quindi, con evidente chiarezza la straordinaria importanza di demandare alla contrattazione integrativa e decentrata nuove materie di confronto e di negoziazione che consentano di valorizzare al meglio l’utilizzo del personale, di consentirne la crescita formativa e professionale, adattando ad ogni modello organizzativo la conseguente organizzazione del lavoro, finalizzando i compensi incentivanti la produttività alla definizione preventiva di ben precisi obiettivi e collegandoli  alla successiva verifica dei risultati conseguiti. Nella sostanza va riconosciuta e restituita al lavoro pubblico italiano la struttura di un vero e proprio sistema, cioè la stessa importante ed insostituibile partecipazione che negli altri Paesi dell’Unione Europea è svolto dai servizi pubblici, cioè quello di essere parte integrante del  sistema Paese e di costituire il vero  volano dello sviluppo, sempre di più al servizio ed a supporto delle esigenze degli operatori economici. Infatti, a differenza di quanto sinora avvenuto in Italia, negli altri Paesi dell’Unione le pubbliche amministrazioni e i lavoratori pubblici non sono considerati, come invece erroneamente avviene da noi, solamente dei costi improduttivi, ma sono posti al centro delle strategie economiche quali fattori di fondamentale importanza a supporto e sostegno delle strutture produttive.
Basta infatti pensare un solo attimo quali preziose sinergie operative per l’export del  Made in Italy si potrebbero mettere in campo tra operatori privati e amministrazioni pubbliche, per ottenere una maggiore penetrazione dei nostri prodotti nei difficili mercati esteri sempre più soggetti a forte concorrenza, soprattutto in quelli nuovi ad alto tasso di crescita ed espansione: India, Cina, Estremo Oriente, ecc., con conseguenti forti ed indubbi benefici per la bilancia commerciale e i livelli occupazionali.

Accanto a quelle già richiamate sono sicuramente anche altre le cause dei disservizi e delle disfunzioni a cui sovente sono soggetti i cittadini. Esse si possono ricercare in una assurda giungla normativa formata da oltre 40.000 leggi e 100.000 circolari esplicative, il più delle volte in contrasto le une con le altre, che non consentono agli operatori pubblici di erogare i servizi richiesti con tempestività ed efficienza. Rigidi sono poi i vincoli di gestione delle risorse assegnate, vincoli assurdi e fermi ad una gestione burocratica, vetusta ed arcaica degli uffici pubblici, dove l’ impiego delle risorse economiche non è ispirato a criteri di economicità e produttività della spesa, ma solo al rigido rispetto delle formalità procedurali, senza alcuna ricaduta in termini di efficienza.
Le strutture pubbliche vanno quindi svincolate dalle attuali forti ingerenze politiche che ne inquinano la corretta gestione a discapito della qualità dei servizi resi, e l’attuale dirigenza pubblica deve essere profondamente trasformata con la creazione di figure manageriali altamente professionali che assicurino la continuità e l’imparzialità nella conduzione delle pubbliche amministrazioni, con una reale separazione tra l’apparato politico, a cui competono le decisioni e la definizione degli obiettivi da realizzare, e la struttura amministrativa, che con le risorse finanziarie, strumentali ed umane è tenuta a conseguire gli obiettivi assegnati.            


Ad oggi, invece, bisogna che le nuove  “aziende di servizio”, così come avviene per ogni struttura aziendale del mondo privato, siano dotate di un proprio budget finanziario da gestire con criteri di flessibilità e senza il laccio di rigide procedure contabili, con il vincolo di conseguire la maggiore economicità possibile e soprattutto il conseguimento degli obiettivi prefissati, nell’ottica di fornire all’utenza servizi di qualità sempre migliore, in tempi sempre più rapidi ed a costi sempre più contenuti e competitivi.
Infatti la competitività del sistema economico italiano, in forte concorrenzialità con quello degli altri Paesi ed in un contesto mondiale proiettato sempre di più verso la totale globalizzazione dei sistemi economici, può risultare vincente solamente se sostenuto e supportato da un sistema pubblico a sua volta fortemente competitivo ed efficiente.
Bisogna raccogliere con coraggio e determinazione la sfida del futuro per una nuova contrattazione che riconosca al sindacato il ruolo derivante dalla concreta assunzione delle responsabilità finalizzate a conseguire la moderna ed efficacie gestione delle pubbliche amministrazioni italiane.
Il sindacato ed i lavoratori sono consapevoli di tale sfida e sono pronti a svolgere la loro parte al servizio del Paese con grande senso di responsabilità e motivazione professionale. 

redazione

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