“Disarmare l’IA”, sottraendola “alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva”. È il passaggio simbolo di Magnifica humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, dedicata all’intelligenza artificiale e alla “custodia della persona umana” nell’epoca degli algoritmi. Un testo corposo — 231 pagine — che il Pontefice ha presentato personalmente nell’Aula del Sinodo, davanti alla Curia e ai giornalisti: una scelta inedita, che il Vaticano stesso ha sottolineato come un fatto storico. L’enciclica porta la firma del 15 maggio, anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, il testo che alla fine dell’Ottocento inaugurò la moderna dottrina sociale della Chiesa. E proprio lì sembra voler tornare Leone XIV: alle grandi trasformazioni del lavoro, ai rapporti tra capitale e persona, al rischio che il progresso tecnico produca nuove forme di subordinazione e disuguaglianza.
Nel documento il Papa evita sia il rifiuto della tecnologia sia gli entusiasmi facili. “La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona”, scrive, riconoscendo che lo sviluppo tecnologico ha migliorato le condizioni di vita dell’umanità. Ma aggiunge subito che ogni fase del progresso ha mostrato anche “il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene”.
Il cuore sociale dell’enciclica riguarda il lavoro. Leone XIV descrive una transizione digitale che rischia di essere governata più dalle esigenze delle macchine che da quelle delle persone. “I ‘nuovi modi’ di lavorare non sono necessariamente migliori”, osserva, perché spesso “i lavoratori sono costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine”.
Il Papa parla apertamente del rischio che l’IA finisca per “dequalificare i lavoratori”, sottoporli “a una sorveglianza automatizzata” e relegarli “a funzioni rigide e ripetitive”. Non solo: l’ossessione per la produttività e il ritmo imposto dalla tecnologia può “erodere il senso della propria capacità di agire” e soffocare la creatività del lavoro umano.
C’è poi il tema dell’occupazione. L’enciclica riconosce che “in alcuni contesti è realistico temere una contrazione significativa e rapida dei posti disponibili”, con effetti a catena su famiglie, giovani ed economie locali. E denuncia un modello che già oggi produce “nuove forme di precarietà e disuguaglianza”, con “remunerazioni molto elevate per una minoranza altamente specializzata e salari sempre più ridotti per una larga parte della popolazione attiva”. Da qui un richiamo esplicito anche al sindacato. Le organizzazioni dei lavoratori, scrive Leone XIV, devono “aprirsi alle nuove forme di lavoro e ai nuovi lavoratori”, perché senza “scelte coraggiose” il rischio è quello di “più povertà e più disuguaglianze, con una moltitudine di esclusi circondati da macchine e sistemi automatizzati che hanno preso il loro posto”.
Ma il testo va oltre il mercato del lavoro. Nel mirino del Papa c’è la concentrazione del potere tecnologico e finanziario. “Oggi i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali”, dotati di risorse superiori a quelle di molti governi, osserva il Pontefice, denunciando il rischio che il cambiamento venga guidato soltanto da “logiche tecnocratiche”. Per questo Leone XIV insiste su “quadri giuridici adeguati”, “vigilanza indipendente” e una politica “capace di rallentare dove tutto accelera”. Anche perché, avverte, “non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi”.
L’enciclica affronta anche il tema della democrazia nell’era digitale. La disinformazione, scrive il Papa, trova oggi nell’IA “un moltiplicatore potente”, mentre piattaforme e algoritmi possono “costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso”. Da qui la richiesta di un’“ecologia della comunicazione”, con regole pubbliche capaci di garantire trasparenza e tutela dei dati personali.
Magnifica humanitas appare come un tentativo di aggiornare la dottrina sociale della Chiesa all’età dell’algoritmo. Non una condanna della tecnica, ma una richiesta di governo democratico dell’innovazione, di tutela del lavoro e di redistribuzione del potere tecnologico. “Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani”.

























