Addio alla Fiom, dalla prossima primavera. Ad annunciarlo e’ Maurizio Landini, segretario generale della categoria dei metalmeccanici Cgil, in una lunga intervista al Fatto Quotidiano.
Landini, rispondendo a una domanda del giornalista, conferma che tra pochi mesi, non appena risolto il nodo del contratto, lascerà la guida della Fiom per passare in confederazione: “Tra le nostre regole c’e’ giustamente quella che stabilisce che non si resta a vita nello stesso posto. Il mandato che mi lega alla Fiom e’ quello di portare a casa il contratto e condurre la battaglia referendaria. Manca poco tempo”. Quindi, in primavera passerà alla Cgil? ‘’Mi mettero’ a disposizione per quegli incarichi che la confederazione decidera’ di affidarmi’’. In realta’, Landini e’ stato eletto alla guida della Fiom nel giugno 2010, quindi il mandato di otto anni previsto dallo statuto Cgil scadrebbe non nella primavera 2017 ma 2018. Piu’ o meno in coincidenza con la scadenza anche di Susanna Camusso, a sua volta eletta alla massima carica confederale nel novembre del 2010.
In ogni caso, la dead line che Landini stesso evoca nell’intervista e’ legata piuttosto al rinnovo del contratto dei metalmeccanici, prossimo a sbloccarsi dopo nove mesi di stasi: “Il 28 settembre Federmeccanica ha convocato un tavolo per una nuova proposta: e’ un fatto nuovo –osserva il leader Fiom- Ci siederemo al tavolo per ottenere risultati e anche per introdurre novita’ nel contratto, come la verifica annuale dell’inflazione o forme innovative di welfare integrativo”. Il segretario della Fiom osserva che il clima dei rapporti di forza tra sindacato e imprese metalmeccaniche sta cambiando e, a proposito della ‘’svolta’’ di Federmeccanica, afferma: “Da Confindustria stanno arrivando segnali nuovi, anche perché il settore metalmeccanico e’ quello che e’ maggiormente esposto all’export, che e’ coinvolto nella globalizzazione e vive i conflitti più diversi. Non va sottovalutata nemmeno la ritrovata unità tra Fiom Fim e Uilm, che ha portato a 20 ore di sciopero comuni”.
Ma Landini, nell’intervista, parla anche di politica, e in particolare del suo antico progetto della Coalizione sociale, che sembrava tramontato: non e’ cosi, ribatte il sindacalista, e pur ammettendo che le cose non sono andate come si immaginava, sottolinea lo stretto legame tra le proposte della Coalizione e il ritrovato attivismo della Cgil sui temi referendari: sia quelli proposti dalla confederazione stessa, sia quello sulle riforme costituzionali del governo.
Sulla Coalizione sociale, Landini ammette che ‘’sicuramente non tutto e’ andato come pensavamo. Forse quell’ipotesi e’ stata percepita come una operazione politica e si e’ caricata di attese che non la riguardavano. Mi si dara’ atto’ che, chiaramente, ho sempre sottolineato che non si trattava di costruire un nuovo partito ma una unita’ sociale con l’obiettivo di cambiare delle leggi. Quel progetto torna oggi a vivere con l’opportunita’ del referendum”. Per la prima volta nella storia, osserva ancora Landini, “ la Cgil raccoglie le firme per un referendum sui quesiti sociali. E si e’ espressa chiaramente per il no al referendum costituzionale. Erano le proposte che avevamo lanciato nel 2014 all’assemblea nazionale della Coalizione sociale. Non ho mai pensato che i metalmeccanici potessero fare da soli, e ho sempre invocato il ruolo e il protagonismo della Cgil. Il 29 settembre, ad esempio, sara’ depositato in parlamento il milione di firme per una nuova carta dei dei diritti del lavoro. I punti da cui eravamo partiti, oggi si stanno verificando nei fatti”.
Quanto al referendum sulle riforme del governo, su cui la Cgil si e’ espressa chiaramente per il No, Landini afferma: “Il No esprimerà una richiesta di cambiamento in direzione di una estensione della democrazia e in difesa della Costituzione. Sapendo però che le persone in carne e ossa nella vita di tutti i giorni non hanno il problema di cambiare la costituzione ma di cambiare la propria vita e di migliorarla”.





























