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Home - Newsletter - Newsletter – 13 marzo 2015

Newsletter – 13 marzo 2015

13 Marzo 2015
in Newsletter

Anche l’Italia, dunque, avrà il salario minimo definito per legge. Sarebbe questa la decisione ormai presa dal governo: il provvedimento dovrebbe rientrare in uno dei prossimi decreti attuativi del Jobs Act. Anche sul salario minimo, come già sul Jobs Act, i sindacati si preparano ad alzare le barricate. Vedremo perché, ma andiamo con ordine. La cifra su cui si sta ragionando per il salario minimo di legge è di circa 7 euro l’ora, forse qualcosa in meno: questa sarebbe la soglia oltre la quale nessun datore di lavoro potrà scendere. Detto così, sembrerebbe un intervento positivo, finalizzato ad ampliare l’area dei diritti e dell’inclusione, eliminando paghe irrisorie e da fame, assai diffuse nel nostro paese. E tuttavia, il salario minimo ha anche una controindicazione, anzi, a ben vedere, più di una.

Prima però, a beneficio dei più distratti che ancora fanno qualche confusione, è necessaria una precisazione: il salario minimo non ha nulla a che fare col reddito minimo di cittadinanza. Il reddito minimo è una somma che viene garantita a chiunque non disponga di un proprio reddito sufficiente per vivere: dunque, sostanzialmente, a chi un lavoro non ce l’ha. Il salario minimo invece riguarda chi lavora, e definisce, per l’appunto, i parametri della sua retribuzione oraria. Si tratta di una misura in vigore quasi ovunque, nei paesi sviluppati, da pochi mesi adottata anche in Germania, ultima delle grandi potenze industriali ad aderire fissando la soglia minima a otto euro e mezzo l’ora. L’Italia dunque sarebbe qualche gradino sotto.

E qui arriviamo alle controindicazioni. Intanto, la cifra di sette euro (o anche meno) su cui sta ragionando non sarebbe al netto, ma destinata a ridursi ulteriormente col prelievo fiscale. E già così risulta inferiore al controvalore di sette euro e mezzo stabilito per i vaucher, i buoni lavoro per le prestazioni occasionali. Ma soprattutto, i sette euro (o anche meno) di cui si parla sono inferiori agli attuali minimi salariali stabiliti dai contratti nazionali. Il rischio, in prospettiva, sarebbe quindi quello di abbassare anche le attuali soglie stabilite dalla contrattazione tra le parti, per portarle al livello di quella definita per legge. Ed ecco la seconda controindicazione: una volta stabilito un salario minimo per legge, a cosa mai servirebbero più i contratti nazionali, la cui funzione primaria è, per l’appunto, quella di definire i salari?  Dal fronte governativo si fa sapere che l’orientamento  sarebbe quello di intervenire per legge solo nei settori che non sono già regolamentati da un contratto collettivo; tuttavia, considerando l’attacco concentrico in corso ormai da diversi anni nei confronti del contratto nazionale, non ci vuole molto a pronosticarne l’estinzione, una volta entrato a regime il salario minimo per legge.

Chiaro, quindi, il motivo per cui i sindacati vedono nel salario minimo un’ennesima prova dell’intenzione ultima del governo: quella di metterli in soffitta per sempre. Basta scorrere le dichiarazioni di questi ultimi giorni per averne conferma: sia Cgil che Cisl bocciano l’ipotesi del salario minimo con parole praticamente identiche.  Ecco cosa dice Anna Maria Furlan: “da noi esiste un sistema di salari minimi fissato dai contratti collettivi nazionali che copre circa l’80% dei lavoratori italiani. Il sistema è sicuramente migliore dei salari minimi di legge in quanto offre una soglia di garanzia decisamente più elevata ed è più aderente agli specifici contesti in quanto fissato per settori e per singole qualifiche professionali. La quota di lavoratori non coperti dai contratti collettivi è da ascrivere soprattutto al lavoro autonomo, vero o mascherato. La strada allora è quella di ricondurre nell’ambito del lavoro subordinato il lavoro autonomo mascherato, non di introdurre un salario minimo, che, peraltro, rischia di offrire una sponda ai contratti “pirata”. Ed ecco Susanna Camusso, altrettanto lapidaria: “Da noi il salario è regolato dai contratti nazionali. Nel momento in cui si definisce un salario minimo inferiore a quello contrattuale, si sta di fatto programmando una riduzione dei salari”.

Mai, negli ultimi anni, si era registrata una simile sintonia tra le due confederazioni maggiori. Segno che la battaglia, stavolta, rischia di essere davvero quella finale. Unire le forze, dunque, è obbligatorio. Resta da vedere “quante” forze ancora sono rimaste in sindacati che da troppi anni ormai vengono sistematicamente debilitati o bypassati dai vari governi che si sono succeduti. Ma non ci vorrà molto per scoprirlo.

Contrattazione
Questa settimana è proseguito il confronto sul rinnovo del contratto nazionale del settore del credito: entrati nel merito dell’area contrattuale, le posizioni fra parti datoriali e sindacali continuano però a rimanere distanti. Stallo anche nella trattativa di uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa: nessun accordo è stato infatti raggiunto sulle politiche industriali e produttive della Fincantieri. Positivo invece l’esito del primo incontro sulla vertenza Nestlé relativa al nuovo piano industriale di una delle aziende protagoniste dell’Expo 2015.

È stato inoltre firmata un’ipotesi di accordo per la cessione del sito Ericsson di Marcianise alla multinazionale americana Jabil, accordo che garantisce i livelli di produttività aziendale sino al 2018. Per la regione Lombardia è stato firmato un protocollo d’intesa regionale anti-crisi per il rilancio del lavoro nelle centrali cooperative di Legacoop, Confcooperative e Agci, mentre per il sito di Airasca dell’azienda svedese Skf è stato firmato l’accordo per il passaggio ai 21 turni settimanali.

La nota
Questa settimana sul Diario del Lavoro un approfondimento di Nunzia Penelope sui dati relativi ai costi dell’economia sommersa calcolati da una ricerca Tecne’-Cer-Associazione B.Trentin.

Opinioni
Il Diario del Lavoro pubblica un’accurata analisi di Claudio Pellegrini sui dati Istat relativi a contrattazione e sindacalizzazione in Italia

Interviste
All’indomani della sua elezione a segretario generale della Ces, la confederazione europea dei sindacati, Fabiana Palombo ha intervistato Luca Visentini sulle politiche di rinnovamento del dialogo sociale e della contrattazione che la confederazione intende mettere in campo.

Documentazione
Per quanto riguarda i testi relativi alla contrattazione, questa settimana sul Diario del Lavoro è possibile accedere a diversi documenti: il protocollo d’intesa firmato per la regione Lombardia sul rilancio del lavoro nel settore cooperativo, l’ipotesi di accordo per la cessione delle commesse Ericsson a Jabil, e l’accordo sulla nuova turnazione e assunzione alla Fca Sata di Melfi. Inoltre i due testi relativi all’introduzione delle politiche di smartworking per la  General Motors e per la Barilla. Infine sono disponibili: l’indagine rapida sulla produzione industriale del centro studi Confindustria, il testo della proposta avanzata dalla Uil per una nuova politica della contrattazione collettiva, e il testo dei decreti attuativi del Jobs act.

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