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Home - Newsletter - Newsletter – 16 settembre 2016

Newsletter – 16 settembre 2016

16 Settembre 2016
in Newsletter

Carlo Azeglio Ciampi, il padre delle nuove relazioni industriali. Tutti in queste ore ricorderanno il presidente emerito della  Repubblica che ci ha lasciato oggi per la sua figura di grande statista, come purtroppo non siamo più abituati ad avere. A noi piace ricordare che fu lui il grande artefice dell’accordo quadro del 1993, quello che ha dettato regole importanti per lo svolgimento di relazioni industriali partecipate, un grande cambiamento nella storia della nostra società, che mise in un canto le battaglie del decennio precedente e ci dette gli strumenti per crescere. Gino Giugni fu il padre tecnico di quell’accordo, il grande giuslavorista che consentì il sistematico superamento di tutti gli ostacoli, ma dietro di lui c’è sempre stata la volontà politica di  Ciampi, che volle fortissimamente l’accordo nella consapevolezza della necessità di mantenere alto il dialogo tra le parti sociali e tra queste e le istituzioni. Tutte le trattative di quell’estate rovente si svolsero non a caso a Palazzo Chigi e dietro a tutti c’era sempre lui, Carlo Azeglio Ciampi.

Tanto più vale ricordare quegli avvenimenti adesso che, finalmente, sembra si stia per sbloccare il nodo che ha ingessato le relazioni industriali negli ultimi mesi, facendo sfiorare la paralisi. Si profila infatti una soluzione per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. E’ stato fissato un nuovo incontro tra le parti per il 28 settembre ed è stato annunciato che in questa occasione Federmeccanica avanzerà una nuova proposta sul problema principale emerso nel corso del negoziato, quello del salario. Cosa proporranno gli industriali ai sindacalisti di Fiom, Fim e Uilm è naturalmente top secret, i particolari sfuggono, ma tutti asseriscono che la svolta, positiva, del negoziato sarà possibile. Il nodo si era creato quando Federmeccanica aveva offerto di dare un aumento salariale al livello nazionale solo a chi ha una retribuzione inferiore a un determinato livello di base. Troppo poco, avevano ribattuto i sindacalisti, perché dai loro calcoli solo il 5% dei lavoratori avrebbe avuto un vantaggio salariale diretto. La nuova proposta dovrebbe intervenire proprio su questo punto, concedendo qualcosa a tutti, fatto salvo un meccanismo di assorbimento che in qualche modo dovrebbe combinare i diversi interessi, quelli delle imprese di cambiare il sistema retributivo e quelli dei lavoratori di avere tutti un beneficio economico.

Un ripensamento, quello di Federmeccanica, frutto della tenace volontà di arrivare a un accordo, come anche della pressione di Confindustria, che voleva sbarazzare il campo dall’ingombro di questa difficile trattativa per poter avviare su basi solide il dialogo con le tre confederazioni sindacali sulle nuove regole della contrattazione. Una volta rinnovato il contratto dei meccanici infatti il dialogo interconfederale potrebbe svilupparsi rapidamente alla ricerca di nuove soluzioni più adeguate ai difficili tempi economici che viviamo.

Con questo non vogliamo dire che stabilire queste nuove regole sia facile,  impegno da assolvere in poche battute. L’esperienza insegna infatti che è vero proprio il contrario, qualsiasi innovazione, per quanto matura sia, incontra sempre problemi di ogni tipo. Basti pensare a quanto accaduto in primavera quando il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si azzardò a dire, e parlava a un convegno di tecnici della materia, che forse ormai sarebbe bene legare la dinamica e la consistenza del salario non più al fattore tempo, ma a qualche altro parametro. E’ quanto tutti pensano, e in buona parte già fanno, perché la considerazione del risultato del lavoro è sempre più rilevante e considerata. Eppure ci fu, e furono tanti, chi si erse a difesa del vecchio parametro del tempo orario, quasi che il ministro avesse attaccato quanto di più sacro al mondo. Anche questa trattativa dunque sarà lunga e difficile, ma è importante che prenda il via.

Parallelamente potrebbe venire a soluzione l’iter, difficilissimo, di attuazione dell’accordo sulla rappresentanza. Il Testo  unico, l’accordo tra Confindustria e sindacati, era del gennaio del 2014, ma non è mai entrato in vigore perché mancava sempre qualcosa. Adesso, forse, siamo vicini a uno sblocco anche di questa partita. La raccolta dei dati sul tesseramento infatti è a buon punto, è quasi terminata, grazie a un accordo intervenuto con l’Inps. Mancano però ancora i dati relativi ai risultati delle elezioni per la costituzione delle Rsu, l’altro dato che serve per fare il bilanciamento della rappresentanza così come hanno stabilito le parti sociali. Questi dati mancano perché le Direzioni provinciali del ministero del Lavoro, che li detengono in quanto possibile istanza di soluzione dei casi di contestazione, per una ragione o per l’altra si sono sempre rifiutate, nella quasi totalità dei casi, di trasmetterli. Adesso Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di chiudere la partita e hanno scritto a Poletti una lettera chiedendo che si metta fine a questo boicottaggio e siano trasmessi i dati. C’è da sperare che la situazione si sblocchi, non fosse che perché proprio il governo ha più volte sanzionato le parti sociali perché non sono state in grado di attuare la riforma della rappresentanza. Adesso che sul banco dell’imputato c’è la pubblica amministrazione la realtà potrebbe cambiare.

E sempre in questi giorni, forse già a metà settimana, potrebbe chiudersi il confronto tra parti sociali e governo sullo spinoso tema delle pensioni. Il governo il 27 settembre deve presentare la nota aggiuntiva al Def, dove ci saranno tutte le indicazioni di bilancio, e quindi il dialogo deve arrivare a un punto fermo prima. Non è detto che ci sia una vera e propria intesa, perché il governo intende lasciare la massima libertà al Parlamento, ma a un punto fermo sui diversi capitoli si deve comunque arrivare e la speranza è che le soluzioni risolvano i problemi, tecnici e politici, che sono emersi, andando incontro alle esigenze dei lavoratori, ma non mettendo a rischio i pilastri del bilancio pubblico.


Contrattazione
Questa settimana, Farmindustria ha siglato l’accordo con tutti gli attori della filiera del farmaco, coordinato dall’Agenzia italiana del farmaco e con la collaborazione del Ministero della Salute e delle Regioni Lazio e Lombardia, che hanno affrontato il problema della tempestività ed efficienza della distribuzione del farmaco. Per quanto riguarda invece l’industria alimentare Assocarni e sindacati di categoria hanno siglato un protocollo d’intesa sulla sostenibilità dell’industria della carne. Sempre nell’ambito della contrattazione è importante sottolineare la ripresa delle trattative tra i sindacati dei metalmeccanici e Federmeccanica sospesa da mesi per un inamovibile braccio di ferro tra le parti.

 

La nota
Nunzia Penelope ci riporta il dibattito sulla rappresentanza tra Governo e sindacati. La settimana scorsa Confindustria e Cgil, Csil e Uil hanno inviato al ministro Poletti una lettera nella quale si chiedeva di accelerare l’applicazione dell’accordo sulla rappresentanza. I dati sugli iscritti, infatti, sono pronti al 50%, con punte del 90%, mentre nulla arriva ancora dalle direzioni territoriali del Lavoro. Ma dietro l’inefficienza ci sarebbero le tensioni causate dalle ristrutturazioni in corso al Ministero. Fernando Liuzzi ci parla del piano straordinario per l’occupazione di giovani e donne presentato dall Cgil. La confederazione propone per ottenere 600 mila nuovi posti di lavoro un investimento pubblico di 30 miliardi di euro in tre anni.

 

Analisi
Il segretario generale della Fai Cisl, Luigi Sbarra sottolinea sia il ruolo dell’industria alimentare nello sviluppo del paese, sia soprattutto l’importanza delle relazioni industriali in questo settore per accrescerne la produttività. Mentre, Maurizio Ricci analizza la situazione del mercato del lavoro nel paese. Secondo Ricci, l’era del posto fisso è finita solo per i poveracci: nell’eurozona, i posti di lavoro meglio pagati sono anche quelli che godono di maggiore stabilità, e hanno continuato ad aumentare anche con la crisi.

Il blog del Diario
Alessandro Meloncelli: Il caso Apple: le scelte fiscali dello Stato membro e i vincoli comunitari

Aldo Amoretti: Opzione donna, se non ora quando?

 

Diario della crisi
Continua la vicenda Ericsson, l’azienda non fa un passo inDietro e il “Governo è stato totalmente assente” ha denunciato la Slc-Cgil di Genova. L’azienda Cementir improvvisamente ha avviato le procedure di mobilità per un terzo dei suoi dipendenti: FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti. In vista del prossimo sciopero del 22 settembre, Alitalia prospetta una situazione di estrema difficoltà ma i sindacati chiedono un confronto vero sull’andamento economico, stato finanziario, piano industriale, investimenti e impatto sul lavoro considerato che in otto anni si sono persi 10mila posti di lavoro. Buone notizie, invece, da due aziende in crisi: il Governo propone una sospensione di circa un anno per lo smantellamento dello stabilimento Alcoa di Portovesme e incarica Invitalia di trovare un nuovo acquirente. Soddisfatti i sindacati. Infine, Cnh ha siglato un accordo con Hyundai sulla produzione di miniescavatori che potrebbe essere una notizia positiva per il futuro dei 346 operai e 43 impiegati con il contratto di solidarietà.

 

Documentazione
Questa settimana è possibile visionare i dati Istat del mercato del lavoro nel II trimestre 2016, delle esportazioni delle regioni italiane nel II trimestre 2016, della produzione industriale di luglio e, infine, i dati sull’indice dei prezzi al consumo di agosto. Inoltre, è possibile trovare il Piano straordinario sull’occupazione di giovani e donne della Cgil, la relazione del Presidente dell’Ires Marche, Walter Cerfeda esposta durante il convegno “Italia di mezzo” e infine il documento dell’Ufficio studi di Confcommercio su povertà e spese obbligate in Italia.

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