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Home - Newsletter - Newsletter – 21 novembre 2014

Newsletter – 21 novembre 2014

21 Novembre 2014
in Newsletter

Sono passati solo dodici mesi (ma sembrano secoli) da quando le piazze d’Italia si riempivano per acclamare un Matteo Renzi ancora alle prese con le primarie del Pd ma già nel ruolo di salvatore di un paese allo sbando, di una politica delegittimata. Era la fine del 2013, c’era il governo Letta, il Pd  era retto da Pierluigi Bersani, e i sindacati più o meno silenti, ridotti a comparse sulla scena politica incandescente. Oggi, a un anno di distanza, il quadro è rovesciato. Renzi è  leader del Pd e capo del governo, e le piazze si riempiono ancora, ma non per lui: piuttosto, contro di lui, mentre i protagonisti della scena sono tornati ad essere, assolutamente a sorpresa, proprio i sindacati. A restituire loro ruolo ed efficacia e stato lo stesso Renzi: che pur a capo di un partito/governo di centro sinistra, ha conferito il ruolo di nemico numero uno alle organizzazioni dei lavoratori. Mai, nella storia, un premier aveva usato toni d’accusa così pesanti nei confronti di sigle storiche come la Cgil, o la Uil, rea di aver appoggiato con la propria partecipazione lo sciopero generale proclamato da Susanna Camusso. Nemmeno Silvio Berlusconi, ai suoi tempi, era stato altrettanto violento nella scelta delle parole. Le ultime di Renzi risalgono a ieri sera: parlando al comizio per le regionali dell’Emilia Romagna, il premier ha accusato il sindacato di  ‘’perdere tempo a trovare scuse per scioperare. Scioperi contro di noi, scioperi politici’’. Parole che perfino un quotidiano certamente non nemico del premier ( e per contro, mai troppo tenero coi sindacati) come La Repubblica, ha sentito il bisogno di stigmatizzare. Un breve e durissimo editoriale in prima pagina sul quotidiano diretto da Ezio Mauro, rimarca proprio il ‘’linguaggio’’ a cui attinge Renzi, affermando che ‘’dileggia il sindacato, banalizza le ragioni della protesta, svaluta insieme con lo sciopero una storia legata alla conquista e alla difesa di diritti che tutelando i più deboli contribuiscono alla cifra complessiva della democrazia di cui tutti usufruiamo”. Si chiede Repubblica: ‘’che idea ha il segretario del Pd della sinistra che guida? Un partito che voglia parlare all’intera nazione deve ospitare culture diverse al proprio interno, e tocca al leader garantire spazio e legittimità. Sapendo che prima o poi si voterà, e i suoi avversari non saranno Camusso e Landini, ma Berlusconi e Verdini’’.

Ecco, proprio qui sta il succo, e infatti ce lo chiediamo anche noi. Di fatto, Renzi si sta mettendo contro una bella fetta di paese: quella fetta rappresentata non tanto da una decina di milioni d’ iscritti ai sindacati ( e il paragone con i poco più di 100 mila iscritti al Pd e’ ovviamente impietoso), quanto da milioni di operai che stanno perdendo il lavoro e che non vedono soluzioni all’orizzonte, come quelli della Ast di Terni, dell’ Ilva di Taranto, di Termini Imerese, della Trw di Livorno; di impiegati statali cui non e’ rinnovato il contratto da sei anni; di cittadini del nord sommersi dal fango e dalle alluvioni ormai quotidiane; di famiglie che non arrivano alla fine del mese e che vedono diminuire i servizi e aumentare le tasse; di abitanti delle periferie costretti a spietate guerre tra poveri da una demenziale gestione dei centri di raccolta degli immigrati. E vale la pena di metterci, in questo elenco dello sfacelo, anche i cittadini di Casale Monferrato, cittadina un tempo ridente e ormai cimitero a cielo aperto, dove oggi si celebra il lutto cittadino a causa della sentenza che lascia impuniti i vertici della Eternit, responsabili di tremila morti e 280 milioni di danni a spese dello Stato. Impuniti non perché assolti, ma per sopraggiunta prescrizione: e questa, a sua volta, non perché il processo sia andato per le lunghe, come ha fatto intendere un po’ furbescamente Matteo Renzi su Twitter (ma  davvero un premer può commentare una tragedia simile con un tweet?), quanto perché nessun partito,  nessun governo, ha mai dato seguito a una proposta di legge di qualche anno fa sui disastri ambientali, che avrebbe consentito, oggi, di punire adeguatamente i colpevoli. Ecco, queste sono le questioni che riempiono le piazze d’Italia, queste sono le questioni per cui il clima nel nostro paese si fa ogni giorno più acceso, pesante, pericoloso. Un contesto  ad alto rischio, nel quale il ruolo della politica -della politica al governo, ma non solo- dovrebbe essere quello di rassicurare, placare, unire. E non istigare, dividere, fomentare. E dunque, attaccare i sindacati, in tutto questo disastro, che senso ha? Quale perversa sindrome da autolesionismo ripetuto ha colpito il capo del Pd, della sinistra, del futuro partito della nazione, colui che fino a pochi mesi fa era visto dal 40,8% del paese come il salvatore? E se anche non fosse la sinistra, ma la vecchia Dc, il modello che il premier ha in mente, come suggeriscono alcune interpretazioni, per quanto giovane Renzi dovrebbe ricordare -o perlomeno aver appreso- che la Dc era comunque un partito inclusivo, pure troppo: nel corpaccione della Balena Bianca c’era spazio per tutti,  perfino per i sindacati. Nell’Italia di Renzi, invece, gli spazi diventano sempre più stretti per chiunque non la pensi come lui; con la logica conseguenza che prima o poi, inevitabilmente, sara’  il suo consenso a restringersi.

(Post scriptum. Anche i sindacati, ovviamente, hanno le loro colpe e responsabilità. E commettono qualche errore, diciamo così, di gusto, oltreché di sostanza. Per esempio, la frase di Maurizio Landini, sul rapporto tra governo Renzi  e le ‘’persone oneste’’, sia pure successivamente smentita, forse poteva essere evitata. Così come non è stata una grandissima idea quella di proclamare lo sciopero generale il 12 dicembre, una delle date più nere di questo paese, 45esimo anniversario della strage di Piazza Fontana).

Contrattazione
Settimana ricca di incontri di vertenze, alcune delle quali hanno registrato significativi passi in avanti per i lavoratori. E’ il caso dell’Iia, la neo-nata Industria italiana autobus, che il prossimo 9 dicembre siglerà l’accordo che prevede il riassorbimento di tutti i lavoratori del sito dell’ex Irisbus di Avellino, con conseguente ripartenza dell’impianto, fermo ormai da quattro anni. C’è poi il caso di Jabil, la multinazionale che opera nel settore della produzione di componenti elettronici, che ha siglato un’ipotesi di accordo per convertire la procedura di licenziamento, inviata oltre un mese fa ai 382 lavoratori del sito di Marcianise, in mobilità incentivata e volontaria, avviando inoltre, a partire da gennaio, un anno di cassa integrazione straordinaria a rotazione. Stesso destino per i 18 lavoratori del sito di Ponte San Giovanni della Grifo Latte, per i quali è stato sottoscritto un verbale di incontro che ne esclude il licenziamento annunciato a settembre. Infine esito positivo, ma con riserva, anche per la fondazione del Teatro dell’Opera di Roma. L’accordo firmato fra managment e sindacati, infatti, scongiura sì i 180 licenziamenti precedentemente annunciati come l’ “unica possibile soluzione”, ma prevede anche che una parte degli stipendi accessori dei lavoratori venga congelata per due anni e recuperata solo nel caso in cui si raggiungesse il pareggio di bilancio.

Sorte del tutto diversa, invece, è toccata ai 285 lavoratori milanesi dell’azienda statunitense fra le più importanti al mondo nel settore informatico: l’Ibm, che arriva così a segnare la terza tornata di licenziamenti. Una piega decisamente preoccupante è quella che sta assumendo il caso della Trw, la multinazionale americana che opera nel settore della sicurezza automobilistica che, nel bel mezzo della trattativa, ha scritto una lettera agli oltre 400 dipendenti dello stabilimento di Livorno, informandoli della chiusura del sito il prossimo 31 dicembre, e invitandoli a trovare un accordo per risolvere il rapporto di lavoro, prima di questa data, in modo da poter beneficiare degli ammortizzatori sociali. Governo e sindacati hanno chiesto all’azienda di rinviare la chiusura di un anno, proponendo la via del mix mobilità volontaria-contratti di solidarietà, cercando di prendere tempo per cercare soluzioni alternative. Nel campo dell’elettronica, invece, la Selital (ex Italtel) ha comunicato un piano di esuberi di 100 lavoratori sui 164 del sito siciliano di Carini; ma ha anche informato i sindacati della possibilità che la Grifa spa, il gruppo che punta a rilevare lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, potrebbe assegnare proprio al sito di Carini la produzione delle componenti elettriche per la nuova auto ibrida che si dovrebbe produrre a Termini Imprese; solo nel caso in cui, ovviamente venisse sottoscritto l’accordo. Ma, per ora, dalla Grifa, soltanto rassicurazioni sugli impegni e le scadenze prese nei confronti dello stabilimento di Termini Imerese. Destino incerto anche per i 262 lavoratori palermitani dell’Accenture, l’azienda di call center che, soltanto nel corso dei prossimi incontri triangolari, comunicherà la possibilità di ritirare la procedura di mobilità collettiva, avviata lo scorso 31 ottobre.

Ma la vertenza sul cui esito permangono ancora forti incertezze, è quella delle Acciaierie Speciali di Terni. La settimana si è aperta con un’incontro, a Monaco, in cui il board di Thyssenkrupp ha comunicato di non voler chiudere il sito, bensì di volerlo rilanciare, attraverso una sua ristrutturazione che punti alla “qualità della produzione”. Sembra quindi, anche agli stessi sindacati, che l’azienda sia finalmente tornata al tavolo con l’intenzione di mediare sulle proposte sindacali, come dimostra la lettera inviata dall’ad di Ast, Lucia Morselli, ai lavoratori, che nel frattempo sono arrivati quasi al mese di sciopero. La trattativa riprenderà il 26 novembre.

Infine è stato siglato il rinnovo del contratto nazionale del settore degli appalti assicurativi, un accordo quadro di collaborazione, tra Inail e Assomusica, per la sicurezza sul lavoro, e il primo contratto collettivo nazionale per il settore dello spettacolo in cooperativa.

Opinioni
Pubblichiamo questa settimana due opinioni su temi di forte attualità: la prima porta la firma del segretario generale Cgil della Basilicata Alessandro Genovesi, che interviene nel dibattito su precarietà e flessibilità avviato in queste ultime settimane dal Diario; la seconda riporta l’analisi di Ciro Cafiero sulle vicende che hanno portato allo scontro tra governo e confederazioni, rinvigorendo queste ultime.

Interviste
Il nuovo segretario generale dell’Ugl Paolo Capone, sentito dal direttore de Il diario del lavoro Massimo Mascini, ha spiegato quali sono gli obiettivi che si pone di raggiungere per la sua confederazione,  gli strumenti cui pensa di ricorrere, i problemi che pensa di dover superare.

Documentazione
Questa settimana potrete leggere sul diario del lavoro: il testo del contratto nazionale Appalti assicurativi, la lettera di Furlan ai delegati Cisl, i rapporti Istat sulle retribuzioni contrattuali e sul fatturato dell’industria, la lettera aperta di Lucia Morselli ai lavoratori, il verbale dell’accordo Grifo Latte, l’accordo quadro di collaborazione Inail-Assomusica, il primo contratto collettivo nazionale di lavoro del settore spettacolo in cooperativa, il verbale dell’accordo Coop. Cesi, il protocollo d’intesa per Porto Marghera, la lettera inviata dall’azienda Trw Livorno ai dipendenti per comunicare chiusura del sito, il rapporto di Confartigianato sul lavoro irregolare.

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