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Home - Newsletter - Newsletter – 23 marzo 2018

Newsletter – 23 marzo 2018

23 Marzo 2018
in Newsletter

Oggi si sono insediate le Camere e nei prossimi giorni si sapranno i nomi dei presidenti. Dalle scelte che il parlamento compira’ sarà, forse, facile individuare anche il colore del prossimo governo; che avrà certamente del giallo e del verde, forse un po’ di nero, niente rosso. Insomma, i giochi saranno fatti e si comincerà a fare sul serio. Ma nel concreto, per il mondo del lavoro, cosa ci si può attendere? L’immagine del day after, che tanti autori di fantascienza ha ispirato, è forse quella giusta. Perché sarà un terremoto, non ci saranno attenuanti, tutti pagheremo moltissimo. Anche, e soprattutto, quelli che hanno votato i partiti che vanno per la maggiore.

Se qualcuno ha dei dubbi, torni, o vada se non l’ha già fatto, a leggere le parole di Davide Casaleggio nell’editoriale pubblicato sul Washington Post del 19 marzo. “La democrazia diretta – ha scritto l’ideologo dei 5 Stelle- resa possibile grazie a internet, ha dato una nuova centralità ai cittadini nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali (cioé partiti e sindacati, ndr) saranno destrutturate e destinate a scomparire”. Parole più semplici e dirette non poteva trovarne. Ci sarà dunque da aspettarsi un attacco diretto, centrale, al movimento sindacale.

Ci hanno già provato in molti, a cancellare le organizzazioni sindacali, quindi non è difficile immaginare cosa potrebbe accadere in questo scenario. Per esempio, potrebbero essere smantellati i patronati e i Caf, che portano soldi alle confederazioni sindacali. Il fatto che svolgano un lavoro utile al cittadino, prima che al lavoratore, che svolgano, e bene, faccende che le amministrazioni pubbliche non sono in grado di fare, per cui ne verrà fuori un gran caos, questi sono aspetti secondari per chi avrà l’obiettivo preciso di far fuori i sindacati. Ci si può aggiungere anche l’abolizione totale dei distacchi sindacali, quei permessi che consentono a un certo numero (una volta elevato ora molto ridotto) di dipendenti pubblici di svolgere il loro lavoro presso i sindacati.

Queste sono le misure più facili, quelle che vengono in mente per prime; ma poi la fantasia si potrà sbizzarrire e si troveranno altri sistemi per “regolarizzare” i sindacati come vuole Casaleggio. Naturalmente qualsiasi sistema di favore cadrà, di concertazione, dialogo sociale o anche solo discussione non resterà nemmeno l’ombra. Il salario minimo legale invece sarà una realtà, con la speranza che uccida anche i contratti nazionali di lavoro.

Le confederazioni sindacali come reagiranno? Con compostezza, come sono abituate a fare. Non ci saranno momenti di disperazione, né atti inconsulti, si lotterà, come il sindacato è abituato a fare. E resisterà, sperando in giorni migliori. Subiranno, tutte e tre le confederazioni, una fortissima dieta dimagrante. Meno soldi, meno personale, quindi meno tutto. Non sarà una vita facile per nessuno. Si continueranno a fare i contratti, perché servono anche alle aziende e perché la congiuntura economica non sarà facile. E si continuerà a trattare in fabbrica, dentro le aziende, in tutti i posti di lavoro. Senza più le reti di protezione, che, una dopo l’altra, saranno smantellate perché ritenute inutili o dannose. Dannose a cosa, è un altro discorso.

Ma i sindacati saranno davvero tutti nella stessa barca? Certamente no, perché ci saranno i buoni e i cattivi. Saranno considerati (forse) buoni quelli che non hanno forti ideologie alle spalle o quelli che si appoggiano a partiti usciti vincitori dalla competizione elettorale. I sindacati che dicono di sé di non essere né di destra né di sinistra, se la potrebbero anche scappottare, ma non sarà facile per nessuno. Ci fosse ancora il Sinpa di Rosi Mauro, avrebbe i fasti del grande sindacato. Ma intanto Salvini guarda con interesse all’Ugl, che non potrà non trarne beneficio. Di sicuro, poco varrà aver lottato contro Matteo Renzi, per esempio sul referendum: chi pensa che questo possa servire come passaporto per la sopravvivenza dovrà ricredersi presto.

E ovviamente cadranno parallelamente anche le associazioni datoriali. Confindustria senza Cgil, Cisl e Uil non tiene, l’una è lo specchio delle altre. Se cadono le prime cade anche l’altra. Anche qui, resterà in piedi qualcosa, ma non sarà più la stessa cosa, il potere passerà di mano, e chi lo riceverà cercherà in tutti i modi di tenerselo stretto il più a lungo possibile.

Insomma, come abbiamo detto, sarà un day after, una visione da Notte dei trifidi, non bella. Non bella per nessuno, perché quei lavoratori che hanno votato per i partiti che adesso andranno al governo presto scopriranno di aver votato i killer del loro sindacato: di quel sindacato del quale non avevano mai gettato via la tessera, sapendo che, alla fine, la politica e’ una cosa, ma poi è il sindacato che difende i lavoratori. Quel 41% e oltre di operai che ha votato i 5Stelle, quindi, poco potranno lamentarsi. Si dovranno accontentare dell’ombra delle confederazioni di una volta, o di qualche sindacato di mestiere, buono per portare avanti le ragioni di qualche gruppo più forte, non certo per difendere i diritti dei lavoratori più deboli.

Sono stato troppo drastico descrivendo questo possibile day after? Mi ha preso la mano il lettore di fantascienza? Lo spero proprio, perché non mi piacerà vivere in un mondo del genere, dopo aver vissuto di relazioni industriali per tanti anni. Ma penso che mettere la testa sotto la sabbia, se dà qualche sollievo, alla fine costa di più. Quindi prepariamoci al peggio. Magari non arriva.


Analisi

Stefano Patriarca analizza i dati sul reale andamento dell’occupazione, dimostrando, numeri alla mano, che la crescita dei posti di lavoro in Italia e’ decisamente molto rilevante. Sfatando cosi’ anche le molte “letture” che tentano di dimostrare il contrario.


Contrattazione

Questa settimana è stato sottoscritto l’accordo alla Falegnami di Castelfiorentino per evitare i licenziamenti annunciati. L’intesa prevede la trasformazione del rapporto di lavoro di tutti i 61 dipendenti da tempo pieno a part time per 21 ore settimanali. L’accordo partirà dal 24 marzo e finirà il 30 settembre 2019. anche alla Ericsson è stato firmato un accordo per il ritiro dei 113 licenziamenti. Prevede un contratto di solidarietà fino a un 30% massimo dell’orario di lavoro, per nove mesi, e la mobilità volontaria con incentivo di almeno 25 mensilità.

La nota

Ancora sul tema occupazione, Alessandra Servidori interviene sul tema dei giovani e il lavoro, che sara’ affrontato nel corso del simposio internazionale organizzato a Bruxelles per il prossimo 15 maggio.


Il guardiano dal faro

Marco Cianca riflette sulla povertà e la sua evidenza quotidiana per le strade del paese.

Il blog del Diario

Paolo Pirani analizza il voto del 4 marzo e il ruolo importante del movimento sindacale in questa fase.


Diario della crisi

Questa settimana scioperano e scendono di nuovo in piazza le maestre contro la cancellazione delle graduatorie ad esaurimento per oltre 50mila diplomate magistrali. In mobilitazione anche i giornalisti di Askanews, che chiedono con un comunicato del Comitato di redazione spiegazioni immediate ad azionisti e manager. Da qualche giorno i redattori dell’agenzia stampa sono entrati in cassa integrazione al 50%. Nel comparto Auto si è indetto uno sciopero di 8 ore in tutte le fabbriche italiane Fca contro la politica di disinvestimento e di chiusura di importanti attività produttive. A Roma si è svolto un nuovo sciopero del trasporto pubblico indetto dai sindacati Faisa Confail, Orsa e Usb. Nel comparto dell’energia, i sindacati di categoria hanno proclamato un’ora di sciopero in tutte le aziende del gruppo Enel. Dopo l’incidente occorso a un lavoratore di E-Distribuzione, Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil hanno scritto alle società del gruppo Enel SpA, alla associazione datoriale Elettricità Futura e ai ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro per ribadire l’importanza della cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro. La Fp Cgil nazionale ha promosso lo stato di agitazione in tutte le sedi giudiziarie del paese per rivendicare quanto pattuito col dicastero della Giustizia, a partire dall’accordo per la valorizzazione firmato con il Ministro Orlando “che registra gravi ritardi nella sua applicazione”.

Sempre a Roma i lavoratori delle mense scolastiche dicono no al nuovo bando. In una nota Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltrasporti di Roma e del Lazio sottolineano come il bando leda i diritti sindacali, indebolendo la clausola sociale, con ripercussioni negative sui salari e sul futuro occupazionale. Inoltre, 30 lavoratori della Roma Multiservizi hanno ricevuto le lettere di licenziamento collettivo. A Viterbo, Filt Cgil chiede il tavolo di confronto dopo le minacce di Mondo Convenienza a seguito di una richiesta di informazioni relative al cedolino paga effettuate dai suoi lavoratori. Trony, società di proprietà dell’imprenditore pugliese Antonio Piccinno, ha annunciato l’avvio di una procedura di licenziamento per 500 dipendenti. Il 19 marzo si è svolto l’incontro al Mise tra sindacati, dirigenza di Iol ex Seat Pagine Gialle sul destino dei 400 lavoratori in licenziamento. Nell’ambito delle teldomunicazioni, i sindacati di categoria Fiom-Cgil, Fim Cisl e Uilm di Milano hanno proclamato uno sciopero nazionale di 4 ore con presidio davanti alla sede Telecom contro il piano di riorganizzazione recentemente annunciato dall’azienda. Infine, lo scorso 31 gennaio, a Firenze, la società Nexive di recapiti postali ha aperto la procedura per nove esuberi. La Cgil ha proclamato lo sciopero.


Documentazione

Nella sezione dedicata è possibile trovare la congiuntura Confcommercio su Pil mensile, icc e prezzi di Marzo 2018, l‘accordo Leonardo-sindacati sui prepensionamenti, la congiuntura flash di Confindustria di marzo, la nota trimestrela del Ministero del lavoro, Inps, Istat e Inail sulle tendenze dell’occupazione del IV trimestre 2017, l’Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali e il rapporto della Fondazione Di Vittorio “Lavoro: qualità e quantità”. Infine, è possibile trovare i dati Istat sul commercio con l’estero e prezzi all’import dei prodotti industriali di gennaio 2018 e i dati Istat sulla produzione industriale.

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