La possibilità di introdurre la libera professione per medici e psicologi militari, prevista nello schema di riorganizzazione della sanità delle Forze armate attualmente all’esame delle Commissioni riunite Difesa e Affari Sociali della Camera, per il sindacato Nursing Up porta inevitabilmente al centro del dibattito sanitario una questione che da anni attraversa la complessa realtà del nostro Servizio sanitario nazionale. Se infatti in alcuni ambiti del sistema sanitario iniziano ad aprirsi nuove prospettive di autonomia professionale, “resta invece ancora irrisolta – precisa il sindacato – la condizione delle professioni sanitarie assistenziali”. È proprio da questa riflessione che parte la presa di posizione del sindacato, che torna a chiedere una riforma strutturale e un passaggio senza vincoli alla libera professione per infermieri, ostetriche e professionisti sanitari ex legge 43/2006.
“La domanda è semplice, ma da anni resta senza risposta: quando arriverà anche per questi professionisti lo sblocco reale e definitivo del vincolo di esclusività?” si domanda retoricamente il sindacato, aggiungendo che “nel SSN la libera professione per le professioni sanitarie non mediche continua a muoversi dentro un quadro normativo fragile, fatto di proroghe temporanee e di vincoli burocratici che ne limitano fortemente lo sviluppo.
Il recente Milleproroghe ha esteso fino al 31 dicembre 2027 la possibilità per infermieri e gli altri professionisti sanitari di svolgere attività libero-professionale. Una misura che per Nursing Up rappresenta però soltanto l’ennesimo rinvio di una riforma attesa da anni. “Ancora una volta si sceglie la strada della proroga temporanea invece di affrontare i problemi strutturali della normativa”, osserva Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato. Il risultato è che la libera professione , per questi operatori, continua a esistere più sulla carta che nella realtà, frenata da un sistema di autorizzazioni e vincoli che spesso ne impedisce l’applicazione concreta.
Tra gli ostacoli più rilevanti resta il comma 2 del decreto-legge 21 settembre 2021 n.127, che consente di svolgere attività libero-professionale soltanto previa autorizzazione delle aziende sanitarie e nel rispetto di condizioni particolarmente restrittive. “Nella pratica – denuncia Nursing Up – questo sistema si traduce spesso in un blocco di fatto delle autorizzazioni. Molti professionisti presentano regolarmente le domande previste dalla normativa, ma si trovano di fronte a dinieghi o a lunghi ritardi burocratici che scoraggiano qualsiasi iniziativa”. Non di rado le aziende sanitarie respingono le richieste richiamando esigenze organizzative interne o il tema delle liste d’attesa, trasformando quella che dovrebbe essere una opportunità prevista dalla legge in un percorso a ostacoli.
“Se non esiste conflitto di interesse con il servizio pubblico – sottolinea De Palma – l’autorizzazione dovrebbe essere automatica, esattamente come avviene per i medici. Invece oggi infermieri, ostetriche e professionisti sanitari restano intrappolati in un sistema di vincoli e interpretazioni restrittive della norma, che paralizza di fatto la professione extra ufficio”.


























