I dati Istat di giugno mostrano un’occupazione ancora in crescita, sia su base mensile che su base annua, con 363mila occupati in più rispetto a giugno 2024. Il dato è il risultato di un aumento dei dipendenti a tempo indeterminato e dei lavoratori autonomi, accompagnato da una ulteriore riduzione dei contratti a termine. Sarebbe tutto molto positivo, se non ci fosse un poco considerato rovescio della medaglia. I dati, infatti, dimostrano ancora una volta che l’occupazione italiana ha sempre più i capelli bianchi: “I 363mila occupati in più rilevati a giugno – spiega il segretario Cisl, Mattia Pirulli – derivano infatti da un aumento di 603mila unità tra gli over 50, a fronte di un calo nelle altre fasce d’età: -180mila tra i 35-49 anni, -43mila tra i 15-24, e -17mila tra i 25-34”.
Un dato ormai strutturale, quello della forza lavoro over 50, che preoccupa: “L’invecchiamento del mercato del lavoro –afferma infatti il sindacalista- deve entrare con forza nell’agenda politica, perché senza un adeguato ricambio generazionale e una piena valorizzazione delle giovani competenze, sarà difficile far crescere la produttività in modo sostenibile nel medio-lungo periodo.”
Altro segnale che non va sottovalutato, secondo Pirulli, è l’aumento della cassa integrazione: “A fronte di una dinamica occupazionale positiva che prosegue dal 2022, non possiamo ignorare i segnali di difficoltà che emergono da alcuni comparti, in particolare il manifatturiero, dove è tornato a crescere il ricorso alla cassa integrazione. È un campanello d’allarme che richiama alla necessità di politiche industriali più coraggiose e lungimiranti, capaci di accompagnare le imprese nelle transizioni ecologica e digitale e di sostenerle in uno scenario commerciale sempre più complesso, anche per effetto dell’introduzione di nuovi dazi.
In un contesto in cui la produzione industriale in Italia è in calo da due anni, con una dinamica negativa che coinvolge quasi tutti i principali settori ad eccezione dell’energia, “serve riequilibrare un modello produttivo ancora troppo orientato all’export e troppo poco al mercato interno”. Per farlo, sottolinea Pirulli, “occorrono investimenti mirati in tecnologia e competenze, per aumentare la produttività e migliorare le retribuzioni”. Infine, va proseguita con determinazione la stagione dei rinnovi contrattuali: “i dati pubblicati ieri confermano che l’azione contrattuale sta contribuendo concretamente alla ripresa delle retribuzioni e al recupero del potere d’acquisto dopo le forti spinte inflazionistiche degli ultimi anni”, conclude Pirulli.


























