Sono terminati la settimana scorsa i corsi 2026 della Scuola superiore di relazioni industriali del Diario del lavoro, giunta al suo dodicesimo anno. Una bella esperienza, sotto tanti punti di vista. Il numero sempre più elevato di partecipanti è certamente un indice importante, perché il consenso si ottiene con la professionalità e l’assoluto rigore, e noi pensiamo di averli dimostrati considerando i feedback che negli anni abbiamo ricevuto dai nostri allievi. Sono diversi i motivi. Il primo, forse il più importante, è che la Scuola superiore realizza una formazione congiunta, vi partecipano persone che vengono sia dal sindacato che dalle aziende, per lo più medio grandi. E, all’inizio, sono come minimo guardinghe. Poi, passati pochi giorni, i nostri corsisti prendono atto di avere la stessa età e la stessa cultura e, soprattutto, di svolgere lo stesso mestiere, anche se dai due lati opposti del tavolo. Nei giorni della Scuola, lavorando assieme, si conoscono, fanno amicizia, tessono un rapporto che, come loro stessi ci hanno raccontato, dura negli anni, ed è molto utile quando il lavoro li pone di fronte a qualche problema con la controparte.
Il secondo motivo è la location della Scuola superiore. I corsi si svolgono da qualche anno secondo il modello del campus, in un albergo, un ex convento sui colli vicino Roma, ad Ariccia. Lì, nelle quattro sessioni mensili, da marzo a giugno, si trascorrono assieme i tre giorni di ciascuna sessione, lavorando, mangiando, pernottando, sempre assieme. Questo consente una maggiore concentrazione e anche una più facile socializzazione tra gli iscritti al corso.
Utili e interessanti si sono dimostrate le esercitazioni che chiamano gli allievi a un’elaborazione pratica di quanto appreso. Valgono soprattutto le simulazioni di trattativa. Vengono formati da due a quattro gruppi che, sulla base di un case history precedentemente messo a punto, aprono una serrata negoziazione. Lo scambio di ruoli, chi viene dal sindacato rappresenta la parte aziendale e viceversa, aiuta, ma la partecipazione a un tavolo contrattuale, al di là dei ruoli, è comunque importante per rodare i meccanismi della contrattazione. E addestra a non cessare di comprendere le ragioni degli altri, che è la base di ogni tavolo negoziale che funzioni.
Funziona la Scuola superiore anche, e certamente, per la grande professionalità dei 50 docenti che a vario titolo partecipano ai corsi. E proprio cercando un risultato concreto, ci sforziamo di privilegiare la partecipazione, accanto a quella di illustri docenti universitari, anche di figure professionali del mondo delle relazioni industriali. Sindacalisti e responsabili del lavoro, capi del personale di grandi e medie aziende ed esponenti di associazioni datoriali, che portano la propria esperienza e professionalità.
Ma il dato di maggior rilievo è l’insieme dei valori che desideriamo trasmettere agli allievi, i punti fermi su cui crediamo debbano poggiare le sane relazioni industriali. L’autonomia, la trasparenza, il confronto, il dialogo sempre volto alla ricerca delle ragioni della controparte per poter giungere a una soluzione positiva dei nodi. Siamo attenti a non demonizzare il conflitto, dimostrando come non sia altro che il segnale di una differenza di opinioni o di interessi. E se esiste questa differenza e discordanza, compito della negoziazione è quello di risolverle.
Una bella esperienza insomma, per noi e, ce lo auguriamo, anche per chi partecipa alla Scuola superiore. Quest’anno la presenza è stata molto ricca e tutti i partecipanti hanno mostrato una forte disponibilità a comprendere le ragioni di fondo degli insegnamenti. Tante sono state le domande rivolte ai docenti alla fine delle lezioni. Assieme a Mimmo Carrieri, che con me divide la direzione dei corsi, abbiamo cercato di creare qualcosa di importante e di utile nel mondo delle relazioni industriali. La speranza è quella di esserci, almeno in parte, riusciti.
Massimo Mascini


























