Si chiude con un accordo condiviso la vertenza aperta da Just Eat sulla procedura di licenziamento collettivo avviata a maggio. Nell’incontro conclusivo tra azienda e organizzazioni sindacali è stata infatti sottoscritta l’intesa che prevede l’uscita volontaria di 28 lavoratori, un numero significativamente inferiore rispetto ai 42 esuberi annunciati inizialmente e ai 32 rimasti in discussione dopo i precedenti incontri negoziali.
L’elemento centrale dell’accordo è proprio la riduzione del perimetro degli esuberi e il carattere esclusivamente volontario delle uscite. «Certo non è piacevole sapere che qualcuno stia lasciando il lavoro – commenta Danilo Morini, del dipartimento trasporto merci e logistica della Filt Cgil, a Il diario del lavoro – ma quantomeno accade sulla base di un’offerta che viene considerata compatibile rispetto alle condizioni e alle esigenze personali di chi ha scelto di aderire».
Il termine per la presentazione delle candidature era stato inizialmente fissato per il 18 giugno, ma l’azienda ha chiesto ulteriori 24 ore per raccogliere eventuali adesioni. Un passaggio che, secondo il sindacato, non modifica la sostanza dell’intesa. «Che siano 28 o 32 per noi cambia poco – spiega Morini – ovviamente è meglio che il numero sia quella più basso. Quello che conta è che venga confermata la proposta e che l’accordo si basi esclusivamente sulle decisioni consapevoli di chi ha scelto di accedere alla misura».
Restano confermate le condizioni economiche già definite nel corso della trattativa. L’incentivo all’uscita parte da otto dodicesimi della retribuzione annua lorda e cresce in funzione dell’anzianità di servizio e dei carichi familiari, fino a raggiungere un massimo di quattordici mensilità comprensive dei ratei di tredicesima e quattordicesima. A queste somme si aggiunge l’indennità sostitutiva del preavviso prevista dalla normativa vigente.
La firma dell’accordo conclude una vertenza che aveva preso avvio a metà maggio, quando Just Eat aveva aperto una procedura di licenziamento collettivo per 42 lavoratori impiegati nelle attività di coordinamento operativo, gestione territoriale e supporto ai rider. Fin dall’inizio la Filt Cgil aveva contestato la scelta dell’azienda, non soltanto per le ricadute occupazionali ma anche per il possibile impatto sul modello organizzativo che ha reso Just Eat un caso quasi unico nel settore del food delivery italiano, grazie all’assunzione diretta dei rider con contratto di lavoro subordinato.
Nel corso dei confronti successivi il sindacato aveva insistito in particolare sul ruolo delle figure presenti sul territorio, considerate essenziali per la gestione delle emergenze, delle allerte meteo e più in generale per il presidio della sicurezza dei circa 3 mila rider dell’azienda. Da qui la critica all’ipotesi di una progressiva centralizzazione o remotizzazione di alcune funzioni operative, che secondo la Filt Cgil avrebbe rischiato di indebolire il supporto ai lavoratori e il controllo delle condizioni di sicurezza.
La trattativa aveva registrato una prima svolta all’inizio di giugno, quando l’azienda aveva accettato di ridurre gli esuberi da 42 a 32 e di discutere un percorso fondato sulle adesioni volontarie, accompagnato da incentivi economici, servizi di outplacement e da una corsia preferenziale per eventuali future assunzioni nel gruppo. Da quel momento il confronto si è concentrato sulla ricerca di una soluzione condivisa che evitasse licenziamenti imposti unilateralmente.
Per Morini, il risultato raggiunto non rappresenta una vittoria, ma una soluzione difensiva che consente di limitare l’impatto sociale della riorganizzazione. «Quando ci sono persone che lasciano il posto di lavoro non usiamo mai toni trionfalistici. Però questo è un risultato in difesa, perché non certifica dei licenziamenti ma individua soluzioni condivise, in una fase in cui è sempre più difficile costruire un’interlocuzione con le aziende».
Il dirigente sindacale sottolinea inoltre come l’intesa garantisca tutele anche per il futuro dei lavoratori coinvolti. «Nessuno viene semplicemente licenziato. E soprattutto, per i prossimi sei mesi, sulle posizioni che dovessero liberarsi in Just Eat, chi è uscito oggi avrà una priorità di reingresso, anche su mansioni differenti».
Morini non nasconde le perplessità sulla scelta industriale compiuta dall’azienda in un momento in in cui godeva di un’immagine molto positiva, mentre altri operatori del settore sono sotto pressione per le vicende giudiziarie che li hanno travolti. «Probabilmente avrebbe potuto valorizzare meglio quella posizione. Detto questo, va riconosciuto che il confronto è stato gestito e che da entrambe le parti c’è stata la volontà di evitare uno scenario più critico. Anche questo ha contribuito a rendere possibile una conclusione condivisa della vertenza».
Elettra Raffaela Melucci



























