Ci risiamo. La guerra (in Iran, stavolta) impatta sull’economia e ne modifica le prospettive, che da buone volgono al brutto. E questo vale anche per il rischio di una spirale negativa prezzi-salari. Il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, intervenendo all’Assemblea annuale dei partecipanti, mette sull’avviso: solo nello scorso dicembre, ricorda, “si prevedeva che la domanda interna avrebbe continuato a fornire un contributo positivo nell’anno in corso e in quelli successivi”. Ma “il conflitto in Medio Oriente ha modificato bruscamente le prospettive. I mercati finanziari hanno reagito con un aumento dei rendimenti e dei premi per il rischio, un calo dei corsi azionari e un indebolimento dell’euro”.
“Le aspettative di breve termine sull’inflazione e sui tassi ufficiali sono state riviste al rialzo. L’incertezza e l’inasprimento delle condizioni finanziarie – ha rilevato – hanno riacceso i timori di un deterioramento delle condizioni di accesso al credito”. Per quanto riguarda la politica monetaria della Bce, il rischio chiave da prevenire è quello che si inneschi “un circolo vizioso tra prezzi e salari”, prosegue il governatore.
La Bce, infatti, “si trova nuovamente a fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto nel 2022”. Le previsioni di base della stessa istituzione indicano una inflazione 2026 superiore all’obiettivo del 2%, ma “con un graduale rientro nell’anno successivo”, mentre “la crescita economica sarebbe più contenuta”. Tuttavia “se lo shock energetico risultasse più forte e persistente di quanto previsto nello scenario di base, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente mentre la crescita risulterebbe più debole”.
Rispetto al 2022, ha però messo in rilievo Panetta “la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi: i tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale”.
Secondo il banchiere centrale “significativi rincari delle materie prime potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche; inoltre, eventuali interruzioni delle catene globali del valore – ha avvertito – potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo”.
L’intensità di queste ricadute “dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari”, ha detto Panetta. “In questo quadro, il Consiglio direttivo della Bce in marzo ha deciso di mantenere invariati i tassi ufficiali, ribadendo che le sue decisioni continueranno a essere guidate, di volta in volta, da una valutazione complessiva dei dati disponibili. Resta ferma la determinazione del Consiglio a mantenere l’inflazione al 2 per cento nel medio termine. In un contesto così incerto e in costante evoluzione – ha concluso – sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”.


























