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Home - Notizie del giorno - Poste, Del Fante: dalla consegna della posta perdiamo 100 milioni di euro annui, volumi a picco. Slp-Cisl: non è una comodità sostituibile

Poste, Del Fante: dalla consegna della posta perdiamo 100 milioni di euro annui, volumi a picco. Slp-Cisl: non è una comodità sostituibile

21 Aprile 2026
in Notizie del giorno, In evidenza
Proclamato lo sciopero per il 26 ottobre

Poste si ritrova a gestire “una rete di distribuzione complessa con volumi in picchiata, se solo avessimo, non dico i volumi della Germania ma della Francia il nostro servizio sarebbe sostenibile”. Lo ha detto l’ad di Poste, Matteo Del Fante, in audizione in commissione Trasporti della Camera sul servzio universale.

“Da gennaio la Danimarca ha eliminato obblighi di servizio universale, non esiste più la Posta”, ha ricordato Del Fante. “La riduzione non riguarda solo i volumi ma i ricavi e per la nostra società è una sfida continuare a operare il servzio con ricavi di anno in anno in diminuzione per 100 mln di perdita annua dalla posta. Se volessi mantenere i conti in ordine dovrei ridurre di 100 mln ogni anno i costi e non è possibile ridurre ogni anno i costi della forza lavoro che anzi per il nostro gruppo è in aumento. La posta prioritaria esce dal servizio universale, questo ci dà più flessibilità nella gestione operativa”, ha spiegato l’ad.

“Quando dobbiamo andare nei cinque giorni a consegnare una lettera, aspettiamo che in quella casa ci vada anche un pacco e riusciamo a fare sinergie”. Inoltre “il 50% dei pacchi della consegna di Poste Italiane viene fatta dai nostri postini. I postini non hanno più posta da consegnare, stiamo trasformando i portalettere” verso la “consegna dei pacchi”.

Del Fante ha ricordato come il “nuovo contratto con la Legge di bilancio parte dal primo maggio 26 al 31 dicembre 2036. È un affidamento quadro con contratti quinquennali e il primo contratto quinqunnale scadrà il 31 dicembre 2031. Nostra presenza sul territorio rimane anche con l’ausilio di punti terzi come la rete dei tabaccai”, ma – ha detto Del Fante – “i requisiti di capillarità sono soddisfatti con la sola rete degli uffici postali”.

“Nel 2024 siamo arrivati a 32 consegne pro capite l’anno quindi con 52 settimane ogni italiano riceve una missiva ogni 11/12 giorni e per noi il ricavo una volta ogni 11 giorni è un euro e noi con quel ricavo dobbiamo mantenere una rete di 50mila persone tra postini persone nei centri di smistamento, Un business insostenibile. Dal 2014 il calo di oltre il 50% in 10 anni”, ha spiegato l’ad Del Fante in audizione in Senato sullo stesso argomento.

“Il contratto di programma prevede una rimodulazione ex articolo 5 con servizi digitali a cittadini, imprese e pa e considerando l’attività che Poste fa è stato depotenziato”, ha aggiunto Del Fante. L’ad ha evidenziato come ogni anno “la perdita aumenti di anno in anno per la cosegna della posta, è un trend globale. Noi dal 2017 abbiamo accettato la continuitù del contributo di 262 mln anche se il costo per Poste di 700 mln è certificato da Agcom. Noi ci siamo fermati lì perchè crediamo che sia compito della nostra azienda in un business che sta morendo non tanto farsi dare più soldi dallo Stato ma trovare forme alternative di busisness e la prima è la distribuzione dei pacchi. L’azienda va bene e non ci sembra opportuno aprire tavoli o anche contenziosi per quello che sulla carta sarebbe dovuto”.

Per Raffaele Roscigno, segretario generale del sindacato Slp-Cisl, il servizio postale universale” non è una comodità sostituibile: è un presidio di coesione nazionale e uno strumento concreto di accesso ai diritti” ha sottolineato nel corso dell’audizione nella commissione Trasporti della Camera sullo schema di contratto di programma 2026-2031 tra il Mimit e Poste Italiane.

“In molti Paesi europei il servizio universale è già stato di fatto smantellato – ha detto – non dobbiamo ripetere quegli errori. Questo contratto di programma è uno snodo: o si pongono oggi i paletti necessari o imbocchiamo anche noi quella strada senza ritorno. Il contratto nella formulazione attuale non contiene alcuna clausola di salvaguardia occupazionale per il recapito. Nessun livello minimo di organico garantito, nessun obbligo di confronto preventivo con i sindacati prima di riorganizzazioni che incidano su organici o rete. Il passaggio da J+1 a J+5 renderà inevitabili tagli di personale nel recapito. Eppure il contratto non pone alcun vincolo. Chiediamo che il parere parlamentare condizioni l’approvazione all’inserimento di clausole occupazionali vincolanti”.

Roscigno ha affermato che “il contributo statale al servizio universale è bloccato a 262,4 milioni annui dal 2014, mentre Agcom ha quantificato il costo netto in 736 milioni nel solo 2023. Il gap di quasi 474 milioni viene colmato tagliando i costi operativi del recapito, che sono quasi interamente costi di personale. Nel frattempo, Poste Italiane ha chiuso il 2025 con un utile netto di 2,22 miliardi e ricavi record a 13,1 miliardi, con dividendi previsti superiori a 7,5 miliardi nel quinquennio 2024-2028. Chiediamo una previsione contrattuale che vincoli una quota minima dei ricavi al finanziamento del servizio universale.
Per le raccomandate , lo standard J+5 viene applicato in modo indifferenziato, includendo dal 1 maggio 2026 la Posta Raccomandata, la Posta Raccomandata Giudiziaria e la Posta Assicurata”.

Slp-Cisl ha chiesto “l’esclusione esplicita di tutta la corrispondenza con valore legale, con garanzia di consegna giornaliera. Quanto all’editoria, le agevolazioni tariffarie per le imprese editoriali perdono di senso se i giornali vengono recapitati a giorni alterni con standard J+5. Chiediamo che la distribuzione editoriale sia esclusa esplicitamente dal J+5, a tutela del pluralismo informativo nelle aree periferiche. Non chiediamo di bloccare la riforma – ha concluso Roscigno – chiediamo che venga fatta con i necessari paletti, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini italiani. Siamo disponibile a collaborare con la commissione per la definizione tecnica delle clausole che riteniamo indispensabili”.

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