Capire il funzionamento del machismo e del patriarcato è capire il funzionamento del mondo. È avvilente, ma ci siamo dentro con tutte le scarpe. Lo abbiamo voluto, donne e uomini insieme, abbiamo collaborato affinché un sistema calato dall’alto, con secoli di di rodaggio, finisse per sembrare naturale. Non è una convenzione, ma qualcosa di più profondo.
Prepotenti di Lara Ghiglione (Futura Editrice, 136 pagine, 13,00 €) affronta il tema del potere nelle sue manifestazioni quotidiane, analizzando come esso si eserciti non solo attraverso forme esplicite di dominio, ma anche mediante dinamiche invisibili, interiorizzate e spesso considerate “naturali”. L’autrice, criminologa e dirigente sindacale della Cgil, sviluppa un’analisi che intreccia dimensione teorica e osservazione sociale, con particolare attenzione ai contesti organizzativi e alle relazioni di lavoro. Il punto di partenza è l’idea che il potere non si limiti a imporsi, ma si mantenga attraverso meccanismi culturali che ne rendono difficile il riconoscimento e, di conseguenza, la messa in discussione.
Uno degli aspetti centrali del libro riguarda il funzionamento delle gerarchie come costruzioni sociali e non come dati inevitabili. In questa prospettiva, Ghiglione evidenzia come «questo sistema si fonda su un modello di potere che impedisce l’esistenza di alternative, perché dimostrerebbero che la gerarchia non è un destino ma una scelta». La gerarchia, dunque, si legittima proprio attraverso la negazione della sua contingenza, presentandosi come naturale e quindi inevitabile.
Altro tema rilevante è la critica alle forme contemporanee di machismo e patriarcato, analizzate non come fenomeni isolati ma come strutture sistemiche. L’autrice sottolinea come «l’idea che il machismo coincida con gli uomini non solo è falsa, ma è parte del gioco di potere: serve a dividere e naturalizzare un sistema che, invece, non ha nulla di naturale». In questa prospettiva, il patriarcato non opera in modo unidirezionale, ma attraverso dinamiche complesse e intersezionali che coinvolgono genere, classe, etnia, sessualità e altri fattori di disuguaglianza.
Particolarmente significativa è anche l’osservazione secondo cui il potere patriarcale può essere riprodotto indipendentemente dal genere di chi lo esercita: «Il patriarcato, infatti, non necessita soltanto della presenza maschile per sopravvivere, ma anche di donne complici». In questo senso, l’autrice evidenzia come l’adesione ai modelli dominanti non produca emancipazione, ma contribuisca alla stabilizzazione del sistema stesso: «una donna che sceglie di essere temuta, anziché ascoltata, non esercita un potere emancipativo per le donne».
Il libro insiste inoltre sulla distinzione tra occupare posizioni di potere e trasformarne le logiche: «L’emancipazione non coincide con il diritto di occupare lo stesso palco e pronunciare gli stessi ordini, ma con la possibilità di cambiare scena e copione». Questa affermazione sintetizza una delle tesi più forti del testo: non è sufficiente accedere ai ruoli di comando se non si mettono in discussione le modalità con cui il potere viene esercitato.
Ampio spazio è dedicato anche al contesto lavorativo, descritto come uno degli ambienti privilegiati in cui le dinamiche di potere si manifestano. Qui «la dominazione può travestirsi da professionalità e l’aggressività da leadership», mentre la competenza viene spesso valutata non in termini oggettivi, ma secondo criteri che premiano l’ostentazione di sicurezza e penalizzano la riflessività. In questo quadro, fenomeni come mobbing e bossing non sono anomalie, ma espressioni strutturali di modelli organizzativi fondati su controllo e gerarchia. L’autrice sottolinea inoltre come condizioni lavorative disfunzionali possano incidere direttamente sul benessere psicofisico delle persone: «Ambienti lavorativi fondati su controllo, ambiguità, svalutazione e paura non si limitano a generare disagio, ma possono trasformarsi in veri e propri fattori patogeni». In questo senso, lo stress lavoro-correlato viene interpretato non come fragilità individuale, ma come risposta adattiva a contesti organizzativi problematici. Ma anche il gender pay gap viene analizzato e interpretato non come residuo storico, ma come strumento attivo di potere. La differenza salariale contribuisce infatti a rafforzare dipendenze economiche e gerarchie simboliche, all’interno di un sistema in cui la credibilità e l’autorevolezza vengono ancora attribuite in modo diseguale.
Un altro nodo centrale riguarda la competizione, presentata non solo come modello economico ma come visione del mondo: «La competizione è perfetta per il potere machista perché produce solitudine». La logica competitiva, infatti, tende a frammentare i legami sociali, rendendo gli individui più isolati e quindi più facilmente governabili. Al contrario, la cooperazione viene proposta come pratica politica e collettiva: «la rivoluzione non è cooperare di più. È cooperare con potere».
Il saggio affronta anche il tema dell’autoritarismo, evidenziando come esso non si affermi improvvisamente, ma attraverso progressivi spostamenti dei confini: «l’autoritarismo non arriva tutto insieme: avanza per piccoli spostamenti del confine». Inoltre, Ghiglione richiama il fatto che l’adesione a modelli autoritari non dipende solo da fattori razionali, ma anche da bisogni emotivi come sicurezza e appartenenza. In assenza di alternative credibili, tali modelli possono risultare «emotivamente funzionali», proprio perché offrono risposte semplici a contesti complessi.
In questa prospettiva si inserisce anche il riferimento alla riflessione teorica sul totalitarismo, secondo cui ciò che lo rende efficace non è tanto l’eccesso di ideologia quanto la sua capacità di semplificare la realtà, riducendo la pluralità a schemi comprensibili e controllabili. Il dominio autoritario si configura così come una risposta alla complessità, che però ne sacrifica la ricchezza a favore della coerenza apparente.
Il potere, però, non è un destino immutabile, ma una costruzione storica e culturale che può e deve essere sovvertita nel segno dell’alleanza: tra donne e tra i generi, ma anche tra le classi. «Non è possibile umanizzare davvero il potere senza metterne in discussione la grammatica». La trasformazione passa attraverso pratiche collettive, relazioni nuove e forme di cooperazione che mettano in crisi i meccanismi di divisione e isolamento. Il cambiamento, dunque, non riguarda solo chi detiene il potere, ma le regole che ne definiscono il funzionamento.
Prepotenti invita a osservare il potere come una presenza costante nelle relazioni quotidiane. La sua forza risiede nella capacità di collegare analisi teorica e osservazione concreta, offrendo strumenti interpretativi utili per leggere la realtà sociale contemporanea e interrogare il ruolo degli individui al suo interno. Il messaggio finale è chiaro: il potere può essere compreso, contestato e trasformato, ma solo a partire da una consapevolezza collettiva e da una revisione profonda delle sue logiche.
Elettra Raffaela Melucci

Titolo: Prepotenti
Autrice: Lara Ghiglione
Editore: Futura Editrice – Collana Saggi
Anno di pubblicazione: Gennaio 2026
Pagine: 136 pp.
ISBN: 97888230-2630-8
Prezzo: 13,00 €


























