Sta diventando una corsa contro il tempo la trattativa tra sindacati e Confindustria (più altre associazioni, a partire da Confcommercio) per definire le nuove regole sulla rappresentanza e la contrattazione. L’obiettivo è raggiungere un accordo prima della conversione in legge del decreto Primo Maggio varato dal governo il 28 aprile, che dovrà essere approvato dal Parlamento in via definitiva entro il 29 giugno, dopo essere già passato alla Camera con voto di fiducia il 10 giugno, e ora in dirittura d’arrivo al Senato per il via libera finale.
Dunque, restano all’incirca solo due settimane, giorno più giorno meno, per riuscire a mettere assieme le varie posizioni e portarle a un’unica sintesi approvata da tutti. Che la data di fine giugno sia vincolante lo hanno detto più volte e con chiarezza i protagonisti della trattativa: o si chiude adesso, o questo accordo non si farà mai più. E in effetti, mai come in questo periodo si è vista una situazione altrettanto favorevole, con le rappresentanze dei lavoratori e delle imprese perfettamente allineate, come nelle migliori congiunzioni astrali dei pianeti.
Sindacati e imprese, in questi giorni, continuano a lavorare all’intesa. L’agenda più o meno è questa: il 10 giugno, i tre leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri, si sono incontrati riservatamente per fare il punto della situazione e definire una proposta unitaria da sottoporre poi alla Confindustria; a sua volta, l’associazione guidata da Emanuele Orsini si sta confrontando costantemente con la Confcommercio, per trovare una posizione comune. Messi a posto i tasselli principali, il 17 giugno dovrebbe tenersi un nuovo incontro tra i leader sindacali e i vertici di Confindustria.
Ma c’è un’altra scadenza importante, ed è il 16 giugno, data in cui è in agenda un incontro tra i sindacati e l’Inps per decidere se e come dare il via libera alla diffusione dei primi dati certificati sulla rappresentanza, raccolti in via sperimentale per i settori chimico e metalmeccanico. Una ‘’rivelazione’’ attesa da anni, necessaria anche ai fini dell’intesa finale tra le parti, ma estremamente delicata per le possibili conseguenze. Coi “numeri veri” alla mano, ha avvisato ieri il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri, si potrà procedere nella strutturazione di un sistema di rappresentanza definito tra le parti sociali che, poi, potrà essere recepito a livello legislativo. Ed è ancora Bombardieri a precisare come sia necessario decidere che i contratti firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente maggiormente rappresentative abbiano validità erga omnes, debellando cosi i contratti pirata.
Ed è però anche necessario, ha aggiunto, che tutti i lavoratori siano messi nella condizione di eleggere liberamente i propri rappresentanti sindacali, “perché così possiamo dimostrare chi è effettivamente rappresentativo in questo Paese”.
Ed è forse proprio questo il principale inciampo verso il lieto fine della trattativa: una volta verificata la reale consistenza di ciascuna organizzazione, è possibile che alcune sigle non raggiungano il livello necessario per essere considerate rappresentative. Un po’ come accade con la soglia di sbarramento alle elezioni politiche, le nuove regole per la rappresentanza definiranno inevitabilmente i sommersi e i salvati, destino a cui i futuri possibili “sommersi” cercheranno di opporsi. Anche contando su un occhio di riguardo da parte del governo, già più di una volta sorpreso a flirtare coi ‘’pirati’’, come dimostrano le modifiche dell’ultimo minuto apposte al decreto Primo maggio. Si sa che il diavolo sta nei dettagli, e quindi c’è da incrociare le dita e sperare che la corsa contro il tempo di sindacati e Confindustria arrivi al traguardo più rapidamente possibile. Sarebbe infatti insostenibile un finale alla Dorando Pietri: caduto a pochi metri dal traguardo, dopo aver corso sempre in testa i 42 km della maratona olimpica.
Nunzia Penelope
























