‘’Adottate un Sì, fatelo per il suo bene”, dice Maurizio Landini concludendo il suo intervento alla manifestazione per il No a Piazza del Popolo – ‘’la piazza della consapevolezza’’, la definisce – e può sembrare un controsenso ma invece è esattamente così che deve essere. Si sa che ogni voto può essere determinante in questa sfida referendaria sulla giustizia. Dunque, dice il segretario della Cgil, ‘’io penso che vincere sia possibile, ma in questi ultimi giorni dobbiamo lavorare tantissimo sulle persone”. E non solo sugli indecisi ma anche su chi ha già deciso di votare per il Sì: “invitiamo tutti ad adottare qualcuno che pensa di votare sì, per convincerlo a cambiare idea, a votare No, anche per il suo bene, perché dire sì a questa riforma sarebbe un male per tutti, per tutto il paese”
La manifestazione romana, in teoria, è per riunire tutto assieme il fronte del No. in realtà questo accade senz’altro nel backstage di Piazza del Popolo, dove si incrociano e s’abbracciano Elly Schlein, Giuseppe Conte, Fratoianni & Bonelli, eccetera, ma sotto il palco (molto scenografico, con passerella fino in mezzo alla gente, tipo concerto rock, bella idea da tenere anche per il futuro), c’è in sostanza quasi solo il popolo della Cgil: con le sue bandiere, le sue categorie, i suoi territori, nonché’ il suo gruppo dirigente al gran completo, che fa gli onori di casa alla manifestazione. E del resto è la Cgil uno dei motori trainanti di questa campagna referendaria: in termini organizzativi e di capitale, umano e non, mettendoci anche la faccia, come si usa dire, col segretario Christian Ferrari come vicepresidente, accanto a Giovanni Bachelet, del Comitato società civile per il No.
La Cgil è oltretutto forte dell’esperienza maturata con la mobilitazione a tappeto di meno di un anno fa, per i suoi quattro quesiti sul lavoro: bocciati per il non raggiungimento del quorum, ancorché promossi dal consenso di quei tredici milioni che li hanno votati. Proprio ai referendum del 2025 si riferisce Landini in un passaggio del suo intervento, quando rimprovera a Giorgia Meloni (tra le varie altre cose) l’incongruenza di aver invitato gli italiani a recarsi al seggio ma senza ritirare la scheda, in modo da impedire il raggiungimento del quorum, mentre stavolta insiste perché gli italiani votino tutti: ‘’Hanno voluto impedire il successo di un referendum che avrebbe migliorato la vita delle persone, e oggi vogliono che passi una riforma che la peggiora’’, scandisce il leader Cgil. Ma ‘’non lo ha chiesto il popolo questo referendum’’, non l’hanno chiesta gli italiani questa riforma che “colpisce la Costituzione proprio nel suo ottantesimo anniversario, spacca il paese, colpisce l’autonomia della magistratura, e non migliora assolutamente nulla”.
Che la giustizia non funzioni come dovrebbe lo dimostra, secondo il leader della Cgil, anche il recente rinvio del processo per i cinque operai edili morti sul lavoro a Casteldaccia, “perché al tribunale di Termini Imerese manca personale, non ci sono giudici”. E dunque, “oggi siamo noi quelli che chiedono che si superino le lentezze della giustizia, che si facciano i processi. Ma il non funzionamento della giustizia non lo risolvi togliendo l’autonomia e l’indipendenza alla magistratura, lo risolvi facendo assunzioni, rendendo stabili i precari, facendo gli investimenti, investendo in tecnologia. Di tutto questo, invece, il governo non sta facendo nulla”
Stessi toni e stessi temi anche negli interventi dei politici, da Schlein (che prima di arrivare in zona palco, dove l’attende il solito muro di telecamere e microfoni, si fa un lungo giro nella piazza, in mezzo alla gente, e da lì ascolta il discorso di Landini), a Conte, a Fratoianni e Bonelli, cosi in quelli della società civile, dello spettacolo, della cultura, tutti ospiti del Comitato per il No. La piazza, si diceva. Non aiutata dal clima, dalla tramontana spietata che ha abbassato di colpo la temperatura a Roma, non si può dire fosse pienissima come in altre occasioni squisitamente sindacali. Faceva però la sua bella figura, piena di colori e bandiere cigielline, col tramonto romano che per qualche minuto ha acceso di meravigliosi riflessi il Pincio e le cupole delle chiese gemelle, proprio mentre interveniva il drappello dei sindaci con la banda tricolore, e forse sarà un segno, chissà.
Sull’esito del voto, massima incertezza. Dal palco il grido unanime è ‘’andiamo a vincere’’, e tutti sottolineano il davvero impressionante recupero del No rispetto alla situazione di appena due o tre mesi fa. Ma negli ultimi giorni è scesa in campo Giorgia Meloni, e quindi chissà. I sondaggi non si possono diffondere, ma nel backstage ovviamente se ne parla. Alcuni darebbero il Si, altri il No, tutti concorderebbero sul testa a testa tra i due fronti. Più che mai è una sfida aperta: fino all’ultimo minuto utile per votare, fino all’ultima scheda, fino all’ultimo voto. Ed è anche per questo che Landini chiede di “adottare” un Si per cambiargli segno.
Nunzia Penelope






























