E’ stato pubblicato il rapporto semestrale della Fondazione Curella “Il Sud dopo la Terza Guerra Mondiale si lecca le ferite” che annuncia la tanto sperata ripresa del Sud. Dopo una recessione mai vista dopo la seconda guerra mondiale il Sud cresce dello 0,3%.
La crisi del 2008, secondo il rapporto, ha lasciato una situazione tragica nel meridione su un’economia già in difficoltà che in termini di prodotto ha perso il 12,5%, tornando indietro di vent’anni. Nell’industria si è prodotta una smobilitazione di 13.000 lavoratori, che, aggiunti ai licenziamenti precedenti, portano a 168.000 posti di lavoro estinti dal 2007. Negli ultimi otto anni il sistema produttivo del Sud e Isole ha eliminato 516.000 posti di lavoro: ha cassato 807.100 posti a tempo pieno e ne ha creati291.000 atempo parziale.
Secondo il report sul mezzogiorno del primo semestre 2016, inoltre, accanto ai disoccupati rilevati dalle statistiche (1 milione 432 mila) bisogna tener conto dei 2 milioni 187 mila residenti che pur non cercando un’occupazione assiduamente vorrebbero lavorare. Nel Sud/Isole gli inattivi che non cercano un lavoro con continuità, ma sarebbero disponibili a lavorare immediatamente qualora se ne presentasse l’occasione, erano nel 2015 2 milioni 187 mila residenti nell’area meridionale e insulare; 1 milione 264 mila quelli residenti nel Centro/Nord. Sommando a questi 2 milioni 187 mila inattivi i disoccupati dichiarati tali dalle statistiche ufficiali si perviene all’aberrante cifra di 3 milioni 549 mila persone residenti nel Sud e Isole che non lavorano ma sarebbero potenzialmente disponibili a lavorare. Il tasso di mancata del 2015 avrebbe perciò raggiunto quota 37,9%.
Ma la crescita è tornata a fare capolino anche nell’area meridionale e insulare, dopo una recessione che per durata e profondità non ha precedenti nel secondo Dopoguerra. Nel 2015 il prodotto interno lordo del Mezzogiorno è aumentato dello 0,3% (+0,9% nel Centro/Nord). L’indagine semestrale Diste/Fondazione Curella, condotta tra la fine del 2015 e l’inizio del2016 haevidenziato il diffondersi di valutazioni meno pessimistiche sull’andamento dell’economia, rispetto ai giudizi espressi nell’indagine della metà del 2015.
Il rapporto è stato presentato oggi nell’aula 11 dell’edificio 19 del Polididattico dell’Università degli Studi di Palermo, da Pietro Busetta dell’Università degli Studi di Palermo e presidente della Fondazione Curella, Alessandro La Monica presidente Diste Consulting, Fabio Mazzola, pro rettore dell’Università di Palermo, presidente Aisre, Antonio Purpura e Gaetano Armao dell’Università degli Studi di Palermo.
“Mentre in passato i consumi delle famiglie avevano subito una forte flessione, oggi siamo in una fase riflessiva – afferma Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella -. Il maggiore orientamento nei confronti delle spese sembra dovuto sia dalla misurata evoluzione del reddito disponibile, collegata all’incremento dell’occupazione, sia dal miglioramento del potere d’acquisto dovuto alla scomparsa dell’inflazione. Comunque – prosegue Busetta – la spesa di consumo è risultata non molto distante dai livelli precedenti. Otto anni di crisi hanno indotto le famiglie a modificare le loro abitudini di acquisto, obbligandole a spendere con grande oculatezza. Si è rinunciato a tutto quello di cui si poteva fare a meno e dove non era possibile si è agito sulla quantità a scapito della qualità. La ricerca del miglior prezzo ha orientato la spesa prevalentemente nei discount, outlet, mercatini rionali, via internet, e solo nei periodi dei saldi e delle offerte”, dice Busetta.
Ma il Presidente della Fondazione Cusella avanza anche delle proposte: “Il Sud ha bisogno di meno autonomie regionali e più centralismo – aggiunge Pietro Busetta -. Un approccio diverso che lo renda veramente centrale. Al di là degli zero virgola di un approccio orizzontale che rimetta in discussione l’approccio cinquantennale al problema, Reggia di Caserta, Pompei, Ercolano, Salerno Reggio Calabria, Bagnoli, Timpa rossa, Matera, ecco bisogna ripartire da progetti certi e con date catenaccio in attesa del Ponte di Messina e di un grande evento che consacri il ritorno del Sud alla ribalta nazionale”.
“La fine della recessione ha determinato un cambiamento di rotta anche sul mercato del lavoro – sottolinea Alessandro la Monica, presidente Diste consulting -. Le stime Istat per il 2015 segnalano per il Sud/Isole circa 5 milioni 950 mila occupati, 94 mila in più dell’anno precedente: l’occupazione è aumentata dell’1,6%, grazie ad una dinamica positiva che si è prodotta nel primo semestre 2015 (nella seconda parte dell’anno c’è stato un robusto rallentamento), arrestando una serie quasi ininterrotta di otto flessioni.”


























