“In tanti anni di esperienza parlamentare, molti dei quali dedicati nelle funzioni parlamentari e di governo alla finanza pubblica, non ho mai visto una copertura così manifestamente sottostimata come nel caso delle pensioni per superstiti estese alle unioni omosessuali”. Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, nella sua rubrica quotidiana pubblicata sul blog dell’Associazione amici di Marco Biagi.
“Noi – aggiunge Sacconi – spendiamo per queste prestazioni ben 40,9 miliardi di euro all’anno pari al 2,6 per cento del Pil. Si tratta della percentuale più alta nei paesi industrializzati. Il governo, assumendo una potenziale platea di nuovi “sposi” che non tiene conto delle possibili patologie, ha indicato al Parlamento un onere a regime di 22,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025. Le regole di contabilità pubblica richiedono invece per la spesa previdenziale una proiezione degli oneri ad “almeno” 10 anni, in quanto devono essere stimati nel momento in cui se ne dispiegano compiutamente gli effetti. Effetti che in questo caso si manifestano quando la nuova platea dei civil-uniti raggiungerà il tasso medio di mortalità. Ed è evidente che considerando solo i prossimi 10 anni, per fortuna, pochi sono i decessi previsti con le conseguenti pochissime prestazioni”.
Una ulteriore considerazione, secondo Sacconi, riguarda il probabile accoglimento da parte della Corte costituzionale dei ricorsi che verranno presentati dai conviventi stabili eterosessuali, magari con figli, dei quali si occupa la seconda parte della legge ma senza riconoscere loro le pensioni di reversibilità: ” Eppure, questo istituto è stato concepito proprio in funzione della genitorialità. E’ evidente la concreta minaccia alla sostenibilità di queste pensioni innescata dalla legge Cirinnà”, conclude.