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Home - Approfondimenti - Analisi - Scelte strategiche di innovazione, sviluppo, strumenti

Scelte strategiche di innovazione, sviluppo, strumenti

14 Febbraio 2006
in Analisi

di Paolo Pirani, segretario confederale Uil

La questione energetica si presenta oggi come una morsa di carattere geopolitico, economico ed ambientale per l’umanità intera:
• la fame di energia di gran parte del mondo rimasta sinora in condizioni di scarsità;
• il deterioramento delle condizioni ambientali provocato dalle emissioni (effetto serra, polveri sottili, ecc.);
• i primi segni di una riduzione delle riserve di idrocarburi e le necessità di adeguamento del mix delle fonti primarie in ogni punto del pianeta;
• l’effetto interattivo dei conflitti e delle tensioni dello scenario geopolitico sulle reti di approvvigionamento delle risorse che rende instabili e insicure vaste zone del mondo.
In questa situazione mondiale, la condizione del sistema Italia risulta particolarmente grave, la morsa sul nostro Paese è durissima.
Sul piano geopolitico perché esso si approvvigiona da Paesi con forti tensioni; sul piano economico per i prezzi internazionali dell’energia ed in particolare degli idrocarburi (fonti primarie da noi usate in prevalenza); sul piano del governo del sistema perché negli ultimi anni è stata abbassata la stessa possibilità di elaborare e gestire una strategia energetica degna di questo nome ed anche per il vuoto di integrazione e di indirizzo a livello europeo.
Ciò, quindi, costituisce una seria minaccia per la sicurezza del Paese e per la sua competitività.

Gli obiettivi prioritari di politica energetica sono quindi anche obiettivi prioritari di politica economica (competitività) e di politica estera (sicurezza degli approvvigionamenti). Tali obiettivi, inoltre, si intrecciano con quelli di fondamentale importanza di un razionale sviluppo sostenibile per una competitività ambientale, che veda impegnato il Paese nella collaborazione europea e mondiale. Tra questi obiettivi, sono da evidenziarsi con immediatezza quelli inerenti la diversificazione e la flessibilizzazione degli approvvigionamenti delle fonti di energia, sia a livello geopolitico che a livello di mix delle fonti utilizzate.


Il perseguimento degli obiettivi prioritari comporta una profonda innovazione di sistema e tecnologica, articolato nel breve, medio e lungo periodo, che deve essere supportato da investimenti nello sviluppo e strutturazione delle competenze e nella creazione di adeguati strumenti di governance.


Nel breve periodo:
• In presenza di un costante e preoccupante aumento della domanda interna di metano, combustibile pregiato, ma caro e rigido nelle strutture di approvvigionamento, l’obiettivo è realizzare una grande piattaforma di approvvigionamento integrata con i sistemi energetici dell’Est, dell’Europa sud-orientale e del Nord Africa, basata sull’integrazione delle reti di metanodotti e sulla realizzazione di un sistema di stazioni di ricezione del gas naturale liquefatto, per il trasporto su navi, in grado di flessibilizzare gli approvvigionamenti.


• Avviare da subito un programma nazionale per l’efficienza energetica che assegni priorità alla razionalizzazione e modernizzazione dei servizi accompagnato da misure di sostegno per l’innovazione tecnologica ed il contenimento dei consumi nei settori produttivi e nel civile.


• Integrare il sistema delle grandi centrali con la generazione decentrata sostenendo lo sviluppo dell’autoproduzione cogenerativa e la generazione distribuita. Inoltre, tenere aperta l’opzione del carbone pulito associando investimenti – nella gassificazione e nel sequestro dell’anidride carbonica – al completamento dei progetti approvati per la trasformazione a carbone, con tecnologie avanzate in grado di garantire significative riduzioni delle emissioni inquinanti da impianti obsoleti.


Nel medio-lungo periodo:
• Il nostro Paese deve valorizzare la sua specificità integrandosi con forte progettualità e protagonismo nelle strategie europee per il post-Kyoto. In tale prospettiva l’opzione del nucleare è emblematica della complessità dei problemi da risolvere per garantire la transizione dei paesi a forte industrializzazione verso un economia “non fossile”. In particolare per il nostro Paese c’è la necessità di abbandonare l’approccio ideologico che ha escluso l’Italia dall’industria nucleare e dalle sue ricadute positive in termini non solo energetici, ma anche di innovazione e sviluppo tecnologico. La partecipazione ai programmi di ricerca e sviluppo ed agli accordi industriali in sede europea è indispensabile, quindi, per garantirci l’autonomia e l’indipendenza che possono derivare solo da una concreta padronanza tecnico-scientifica delle caratteristiche tecnologiche e di sistema dell’opzione. Poiché le premesse alle prospettive di medio lungo periodo si pongono nel breve, occorre rilanciare da subito una politica di cooperazione internazionale in grado di rilanciare l’industria nucleare italiana.


• Anche lo sfruttamento delle fonti rinnovabili deve essere presieduto da un approccio più consapevole del loro ruolo e del loro costo. L’Italia, rispetto al resto d’Europa, utilizza abbastanza l’idroelettrico ma in modo trascurabile tutte le altre fonti per le quali bisogna prevederne un forte impulso: – l’eolico ed il solare dovranno trovare una affermazione adeguata alle opportunità offerte dal nostro territorio che sono superiori a quelle degli altri paesi europei ma sono fonti che bisognerà bilanciare con il maggiore e migliore sfruttamento di fonti rinnovabili programmabili quali: – le biomasse alimentate da apposite coltivazioni a rapida crescita e da cascami vegetali senza mettere a rischio le risorse forestali del Paese; oltre che la valorizzazione energetica dei rifiuti, che consente di coniugare in modo economicamente ed ambientalmente compatibile il problema dei rifiuti ed il problema energetico.
Nel settore dei trasporti, in cui il petrolio è più difficilmente sostituibile, vanno sviluppate le potenzialità del nostro Paese, favorendo lo sviluppo dei trasporti via mare, che consentono di ridurre l’inquinamento, ridurre i consumi energetici ed aumentare la sicurezza del sistema nazionale di trasporto. Parallelamente va potenziato lo sfruttamento dei veicoli a trazione elettrica, sia su rotaia che su gomma, questi ultimi soprattutto nei centri storici, ed in particolare delle città d’arte, anche per le positive forti ricadute in termini di riduzione dell’inquinamento acustico ed ambientale.
Per questo settore un particolare riferimento va riservato alla ricerca, sviluppo e utilizzo di veicoli più efficienti (tradizionali ed ibridi) e di combustibili alternativi (biocarburanti, GTL, metano, idrogeno)
Nel settore delle reti di trasporto di energia elettrica e metano, vero punto di snodo dei rispettivi mercati interni, occorre salvaguardarne le insostituibili funzioni di servizio pubblico attraverso una chiara politica di governance, che ne assicuri il controllo pubblico.
In termini di assetti istituzionali occorre superare l’attuale situazione di indeterminazione strategica e le difficoltà crescenti nei rapporti fra Stato e Regioni nel governo del sistema che la recente riforma costituzionale ha aggravato senza offrire neanche spazi di soluzione.
Inoltre, sempre a livello istituzionale, occorre creare la sede di programmazione e coordinamento delle diverse iniziative, che favorisca l’azione degli operatori di mercato secondo una logica di sviluppo del sistema energetico in cui il potere pubblico e la libera concorrenza delle imprese non siano in conflitto ma si integrino armonicamente. L’alternativa di deregolamentazione selvaggia scoraggia gli investimenti ed ostacola lo sviluppo del mercato.
E’ necessaria  infine l’istituzione di un Consiglio superiore per l’energia che consenta al Paese di uscire dall’attuale fase di confusione istituzionale,  di precarietà produttiva e funzionale, e  di alto livello dei costi a danno delle imprese e delle famiglie.

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