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Home - Approfondimenti - Analisi - Senso e valore della relazione programmatica

Senso e valore della relazione programmatica

10 Aprile 2006
in Analisi

di Franco Lotito, presidente Civ Inps

La pubblicazione della Relazione programmatica dell’Inps ha suscitato un discreto interesse anche all’esterno dell’istituto, e questo è un buon segno. Vuol dire che l’attenzione per le prospettive del sistema previdenziale del nostro Paese, di cui l’Inps è la principale incarnazione, è sempre molto alta
La Relazione  è alla sua seconda edizione. Nella sua sostanza, si tratta di un documento con il quale il Civ descrive lo scenario triennale in cui deve muoversi l’azione dell’istituto e ne fissa gli obiettivi strategici. Dunque è un atto di grande importanza politica; ma è giusto ricordare  che si tratta di una creatura voluta con il nuovo “Regolamento di amministrazione e contabilità” (la cosiddetta “contabilità analitica”), che l’Istituto ha adottato in forza di una disposizione di legge che risale al 2003. Non è mai agevole penetrare l’involucro burocratico che avvolge  una disposizione di legge per estrarne il significato ed il valore politico, ma questa volta è un’operazione che merita di essere fatta perché si tratta di una legge – stiamo parlando del decreto legislativo n° 97/2003 – che cambia profondamente il modo di agire amministrativo della macchina dello Stato (di cui l’Inps, naturalmente, si sente parte fondamentale).
La logica di fondo di questa legge si basa sul principio che potrebbe essere definito della responsabilità diffusa, nel senso del suo irradiamento dal luogo nazionale – sia esso il ministero, o la sede centrale dell’Inps, alle strutture periferiche del sistema nella formulazione delle scelte budgetarie. In un apparato amministrativo come quello dello Stato, abituato ad una concezione rigidamente piramidale e burocratica nella determinazione delle scelte di bilancio, questa si presenta come un’autentica rivoluzione copernicana. Trasferire responsabilità dal centro alle strutture periferiche significa cambiare non solo il modo di decidere, ma anche e soprattutto la mentalità, i modelli culturali su cui si fondano le relazioni tra i diversi livelli gerarchici che compongono il sistema. Significa passare da un sistema basato sulla prescrizione-esecuzione, ad un sistema che invece prevede una costruzione – per così dire, “dal basso” – dei piani di attività e di spesa generale.

Se c’è un merito che può essere riconosciuto al Civ, è quello di aver intravisto subito in  questa innovazione dei criteri amministrativi una grande occasione per riprendere il discorso sul modo di essere di un soggetto della dimensione e della complessità dell’Inps, e naturalmente sugli indicatori con cui misura l’efficienza dei suoi servizi e delle sue prestazioni ed ancora di più, misurare il grado di efficacia, vale a dire il grado di soddisfazione sociale che i cittadini, i lavoratori, le imprese e così via, ricavano dalle prestazioni che ricevono. Ed è qui che si inserisce la funzione pratica della Relazione programmatica. La sua prima edizione fu varata lo scorso anno, ma passò un po’ sotto silenzio. Era la prima volta, e si trattava di costruire un modello ex-novo per il quale mancavano termini di riferimento. Fu necessario procedere con attenzione e prudenza. Ne venne fuori un impianto che sembra aver retto bene l’impatto della prima prova con la realtà.


Con il varo della seconda edizione, la responsabilità politica del Civ si è fatta ancora più grande. Questa volta non si trattava di fare una prova d’impianto. Occorreva manifestare una responsabilità per così dire di sistema, cioè prospettare una linea programmatica triennale che reggesse il confronto con il quadro macro-economico in cui l’azione dell’istituto deve muoversi e con la esatta valutazione dei mezzi e delle risorse disponibili. Detto in altri termini, gli obiettivi che vengono fissati dalla Relazione debbono essere ambiziosi ed innovativi quanto basta, ma al tempo stesso realistici. Chi avrà la pazienza di scorrere questo documento rintraccerà lo sforzo di questo tentativo di innovazione all’interno degli obiettivi che vengono dichiarati. Vi si parla di una politica delle entrate molto più incisiva che permetta all’istituto di incamerare finalmente quanto più possibile dei 58 miliardi di euro di crediti contributivi accertati e non riscossi della cui esazione si è fin qui occupato un sistema di riscossione del tutto incapace di fare il suo mestiere. Un’ampia riforma del comparto agricoltura, per il quale si spende più del doppio rispetto al valore dei contributi effettivamente incassati e dove si annidano forme perniciose di illecito e di contenzioso amministrativo e giudiziario che producono grave danno all’immagine ed alle casse dell’Inps. Una politica del personale da modernizzare profondamente, liberandola dalle pastoie delle piante organiche fissate per legge, ottuse di fronte alle nuove esigenze organizzative delle sedi territoriali e del tutto incapaci di risolvere i serissimi problemi di invecchiamento dell’organico effettivo e del conseguente depauperamento del patrimonio professionale “per sopraggiunti limiti di età”. E poi, ancora, il pieno dispiegamento delle modalità di organizzazione del lavoro per raggiungere il “tempo reale” nella erogazione delle prestazioni e dei servizi; il potenziamento e lo sviluppo costante dello straordinario patrimonio informatico, quale condizione per confermarne il dominio architetturale e la piena titolarità nelle mani dell’Inps; ed i tanti altri argomenti racchiusi nelle circa quaranta pagine della relazione.


Adesso comincia un percorso di lavoro che chiamerà in causa tutti i soggetti e tutti i livelli dell’istituto; che passerà per il varo delle linee-guida del bilancio previsionale per il 2007, la predisposizione dei piani di attività e di budget da parte delle sedi periferiche, l’armonizzazione di tutti questi piani all’interno di quello che sarà il bilancio complessivo per il prossimo sul quale il Civ dovrà esprimere l’approvazione definitiva.
L’obiettivo politico di fondo del Civ è dunque chiaro, ed è quello di confermare e rafforzare la posizione dell’Istituto quale punto di riferimento per la realizzazione dei processi di innovazione della pubblica amministrazione del nostro Paese. Esiste un problema di qualità generale di sistema che appartiene a tutti, a tutti i livelli, e di cui tutti debbono farsi carico.  Tutti coloro – lavoratori, imprese, cittadini – che versano contributi nelle casse dell’Inps sanno di portersi fidare, perché sanno di poter contate su un livello di prestazioni sociali più che soddisfacenti. In ogni caso hanno il diritto di chiedere servizi e prestazioni sociali sempre più aderenti ai loro fabbisogni di cittadinanza, e l’Inps, che dei sistemi di welfare del nostro Paese è la principale incarnazione, ha il dovere di rispondere prontamente a questa domanda. Questo patto di fiducia però non è dato una volta per sempre; è sempre sotto verifica e va sempre rinnovato.

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