I sindacati confederali chiedono un incontro al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, per discutere dei temi previdenziali. Al termine della riunione con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, i leader di Cgil, Cisl e Uil sospendono il giudizio in vista della ripresa del confronto, rimandata a dopo la riunione del Consiglio dei ministri, ma si dicono preoccupati per l’assenza di risposte sul fronte del mantenimento degli automatismi per l’adeguamento dell’età pensionabile.
“Serve un atto normativo – ha detto il numero uno della Cgil, Susanna Camusso – che sospenda l’automatismo. Allo stato attuale di questo atto non c’è traccia”.
Il leader della Cisl, Annamaria Furlan, si appella al governo e al premier Gentiloni perché arrivino “risposte coerenti” sul fronte previdenziale e auspica una convocazione da parte del presidente del Consiglio: “Sarebbe la volta buona, ben venga”. Per il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, occorrono “risposte più significative per la fase 2”.
In particolare, Camusso ha spiegato che “l’incontro è aggiornato in data da destinarsi dopo il Consiglio dei ministri e, quindi, la valutazione della riunione di oggi non può essere complessiva. Manifestiamo, comunque, una preoccupazione che ci viene dalle informazioni date stamattina dal ministro Poletti, in particolare sui temi della previdenza. La nostra preoccupazione è legata all’indeterminatezza delle risposte per la fase 2”. A destare allarme, poi, sono i “non pochi problemi di applicazione dell’Ape Social”, ha aggiunto il leader della Cgil chiedendo “risposte” al governo e “scelte politiche”. Del resto “non è possibile – ha osservato Camusso – che permanga una distanza tra le risposte avute e gli impegni assunti nella fase 2”.
Anche Barbagallo ha rimandato il giudizio a quando “avremo tutti i tasselli da garanzia a giovani alle aspettative di vita fino alla flessibilità in uscita”.
Infine, Furlan ha ricordato, invece, che “in questi mesi è stato fatto un confronto serio e serrato. Alcune questioni hanno avuto risposte congrue, altre devono ancora avere risposte coerenti”, dunque, “dall’accordo sulla previdenza fatto con il governo. Riteniamo che le nostre proposte siano dentro quell’accordo e che per molti aspetti, non ci siano ricaduta sulla spesa per il 2018. C’è tutto il tempo – ha spiegato Furlan – per rispettare quell’accordo e mi auguro che le notizie che arriveranno dal Consiglio dei ministri siano adeguate”.






















