I tassisti di tutta Italia si sono fermati dalla mezzanotte tra lunedì e martedì e continueranno a incrociare le braccia ancora per una giornata per protestare contro l’articolo 10 del Ddl Concorrenza, colpevole di “delegittimare il settore a favore delle multinazionali”, riassunto nello striscione che ha guidato la manifestazione e che recitava: ”Draghi, non te lo chiede l’Europa, te lo chiede Uber’. Ma il governo non cede e, per bocca della viceministra delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili Teresa Bellanova, ribadisce che “non è intenzionata a fare lo stralcio dell’articolo 10 del Ddl Concorrenza, ma è disponibile a portare avanti il confronto per chiarire meglio e puntualizzare”.
La protesta ha visto migliaia di conducenti di auto bianche sfilare per le strade del centro di Roma, paralizzando il traffico, con gli interventi finali dal palco dei sindacalisti, ma è poi degenerata quando parte dei tassisti si è diretta sotto Palazzo Chigi.
Lì ci sono stati momenti di tensione con le forze dell’ordine e lancio di bottigliette di plastica. Notevoli i disagi per chi oggi era alla ricerca di un taxi, introvabile in tutte le città: da Palermo a Milano, da Genova a Torino. In molti hanno ripiegato sui mezzi pubblici o su Uber
E.G.




























