Entra in vigore da oggi il nuovo meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato, previsto dalla legge di Bilancio 2026 e disciplinato, nelle modalità applicative, dalle direttive approvate dalla Covip il 19 giugno scorso. Le nuove disposizioni modificano le regole sulla destinazione del Trattamento di fine rapporto (Tfr) maturando al momento dell’assunzione e si applicano ai nuovi rapporti di lavoro.
Per i lavoratori alla prima assunzione, il datore di lavoro è tenuto a fornire un’informativa sulle opzioni disponibili. Da quel momento decorrono 60 giorni entro i quali il lavoratore può scegliere se aderire a una forma pensionistica complementare, mantenere il Tfr presso il datore di lavoro oppure esercitare il diritto di rinuncia previsto dalla nuova disciplina. In assenza di una scelta nei termini previsti, trova applicazione il meccanismo dell’adesione automatica alla forma pensionistica collettiva prevista dal contratto collettivo applicato in azienda oppure, in mancanza, alla forma pensionistica residuale.
Per chi, invece, non è alla prima assunzione e ha già aderito in passato a una forma di previdenza complementare con conferimento del Tfr, entro 60 giorni dall’inizio del nuovo rapporto di lavoro dovrà comunicare al nuovo datore di lavoro il fondo pensione al quale destinare il Tfr maturando. In questo caso non è possibile optare per il mantenimento del Tfr in azienda, salvo che la posizione previdenziale precedente sia stata integralmente riscattata.
L’obiettivo della misura è favorire una maggiore diffusione della previdenza complementare, che in Italia continua a registrare ampi margini di crescita. Secondo gli ultimi dati della Covip, meno di quattro lavoratori su dieci hanno una posizione previdenziale complementare attiva e meno di tre su dieci hanno effettuato versamenti nel corso del 2025. I fondi negoziali istituiti dalla contrattazione collettiva sono quelli che raccolgono il maggior numero di nuove adesioni: nel 2025 hanno rappresentato il 43,2% dei nuovi iscritti netti, pari a 356.287 adesioni su un totale di 757.276.
Per la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, l’entrata in vigore della misura rappresenta “una conquista importante per i lavoratori”. “Superare il vecchio silenzio-assenso – afferma – significa rafforzare da subito la tutela previdenziale, valorizzare i fondi negoziali della contrattazione collettiva e costruire pensioni future più dignitose e adeguate”.
La Cisl rivendica di aver sostenuto “con determinazione” l’introduzione dell’adesione automatica, ritenendo che la previdenza complementare debba diventare “uno strumento accessibile, diffuso e realmente esigibile”. Secondo Fumarola, “è un passo avanti importante, anche se bisogna fare molto di più per garantire un futuro pensionistico di sicurezza economica, particolarmente ai più giovani”.
Fumarola richiama inoltre l’attenzione sui divari ancora presenti nel sistema. Tra gli iscritti alla previdenza complementare, osserva, oltre sei su dieci sono uomini e meno di quattro donne. A questo si aggiunge un divario contributivo di genere stimato nel 16,1%, con versamenti medi annui di 2.680 euro per le donne contro 3.190 euro per gli uomini, con inevitabili ripercussioni sulle future prestazioni pensionistiche. Anche la partecipazione cresce con l’età: gli iscritti tra i 16 e i 34 anni sono il 33,2%, quota che sale al 45% nella fascia tra i 55 e i 64 anni, mentre gli under 20 rappresentano appena il 3% degli aderenti.
Per questo, conclude Fumarola, “l’adesione automatica è opportuna proprio perché induce anche chi appartiene alla Gen Z a risparmiare per il proprio futuro, cominciando a riempire il salvadanaio pensionistico sin dal primo giorno di lavoro”. La segretaria generale della Cisl chiede inoltre a Governo e Parlamento di intervenire avendo come riferimento l’avviso comune sottoscritto il 26 maggio dalle parti sociali rappresentative del lavoro e dell’impresa sulla previdenza complementare.
La Confederazione ribadisce inoltre la richiesta di abrogare la norma che consente la portabilità del contributo datoriale verso i fondi pensione aperti e i PIP, sostenendo che tale contribuzione, frutto della contrattazione collettiva, debba rimanere nell’ambito dei fondi negoziali, e sollecita una campagna informativa congiunta delle parti sociali per rendere i neoassunti pienamente consapevoli della scelta e del diritto di rinuncia previsto dalla nuova disciplina.



























