Secondo il sindacato di categoria Uiltrasporti la riforma della marineria italiana “pone degli interrogativi fortemente preoccupanti sul futuro dei circa 1.500 marittimi italiani”.
“È opportuno ricordare – sottolinea il sindacato in una nota – a tutti che il sistema del trasporto marittimo è non solo globalizzato ma anche pienamente liberalizzato, senza regole precise e clausole sociali per evitare dumping salariali e contrattuali. Ciò significa che non esistono vincoli o restrizioni per ogni singolo armatore che impongano allo stesso di scegliere una specifica bandiera e ciò vale in parte anche per il cabotaggio nazionale”.
Il ‘diritto di stabilimento’ permette a ciascun armatore – spiega la segreteria nazionale Uilt – la libertà di cambiare bandiera e quindi di creare le premesse per imbarcare tutti extracomunitari, “escludendo di fatto i marittimi italiani già occupati”.
“Per questo – conclude la segreteria nazionale Uiltrasporti – chiediamo di aprire immediatamente un tavolo di confronto con tutti gli attori del cluster marittimo per individuare gli strumenti che possano generare un reale aumento dell`occupazione marittima italiana”.


























