Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti a marzo è rimasto fermo al 5,8%, sui livelli del mese precedente, nonostante che gli analisti si aspettassero un rialzo fino al 5,9%. Ma il dato che oggi ha sorpreso, ancora una volta in negativo, sulla scia degli ultimi dati congiunturali, è stato quello relativo alla perdita di 108mila posti di lavoro, quando invece gli economisti avevano previsto una contrazione di 35mila unità. Questo ribasso va ad aggiungersi ai 357mila posti persi a febbraio (dato rivisto al rialzo, rispetto ai -308mila della stima provvisoria) e conferma di conseguenza la fragile situazione del mercato del lavoro Usa.
A questo punto, con una perdita secca di circa 450mila posti negli ultimi due mesi, gli analisti stimano probabile un ulteriore taglio dei tassi da parte della Fed, forse già il 6 maggio prossimo, quando si riunirà nuovamente il Fomc.
Più in dettaglio, l’ occupazione nel comparto dei servizi è calata a marzo di 94mila unità, dopo aver peraltro registrato una contrazione di 256mila posti a febbraio. Nel comparto manifatturiero, sempre a marzo sono stati persi 36mila posti, e si tratta in questo caso del 32esimo declino consecutivo.
I numeri forniti oggi (e anche relativamente a febbraio) circa i posti di lavoro persi potrebbero in ogni caso essere stati alterati in eccesso, per il fatto che parecchi lavoratori sono stati mobilitati per la guerra all’ Iraq.
In ogni caso, la situazione del mercato del lavoro statunitense si presenta particolarmente pesante, considerato che dall’ inizio del 2002 si è avuto un calo complessivo dei posti di lavoro. Al contrario, nei 14 mesi successivi alla recessione 1990-1991 si era avuta una crescita pari a 211mila unità lavorative.
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