“In questo inizio del 2026, lo scenario internazionale è diventato ancora più complesso e imprevedibile, con nuove e ulteriori ripercussioni sull’attività produttiva nel nostro Paese.” Questa è la poco confortante apertura della sintesi elaborata da Federmeccanica per presentare ai mezzi di informazione l’edizione n. 178 della sua Indagine trimestrale sulla Congiuntura metalmeccanica.
In apertura della conferenza stampa che si è svolta oggi a Roma, il Direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, ha ricordato che in simili precedenti circostanze si era già trovato a parlare di un quadro fatto di luci ed ombre circondate, peraltro, dalla nebbia dell’incertezza. E anche in questa occasione, ha confessato di essere propenso a ricorrere nuovamente alla stessa immagine. E ciò, aggiungiamo noi, forse non solo o non tanto per i risultati di questa specifica indagine trimestrale, quanto per la scarsa visibilità denunciata dalle imprese rispetto al loro futuro anche più ravvicinato.
Infatti, dopo la pandemia da Covid 19 che ha segnato, con le sue conseguenze negative, il passaggio tra lo scorso e l’attuale decennio, e dopo le conseguenze anche più negative del conflitto apertosi con l’invasione russa dell’Ucraina, adesso le guerre in corso in Medio Oriente, col conseguente blocco dello stretto di Hormuz, hanno creato una nuova serie di fattori di incertezza che, anche se del tutto esogeni rispetto alle nostre dinamiche industriali, rendono ancora più difficile anche solo abbozzare quelle previsioni che costituiscono, comunque, un esercizio necessario per ogni impresa attiva nel campo dell’industria manifatturiera.
Ma veniamo ai dati che oggi ci sono stati offerti da questa indagine di Federmeccanica.
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, i primi due di questi dati sono inequivocabilmente positivi. Innanzitutto, Federmeccanica ha rilevato che, nel primo trimestre 2026, nel nostro Paese la produzione metalmeccanica ha registrato una crescita in termini congiunturali. Infatti, ci troviamo di fronte a “un recupero del +0,8% rispetto al trimestre precedente”, ovvero rispetto al quarto trimestre del 2025. Questo dato positivo, che potrà apparire modesto, ma è comunque significativo, è poi nettamente superato dal confronto effettuato in termini tendenziali, ovvero dal confronto fra lo stesso primo trimestre 2026 e il primo trimestre dell’anno precedente, il 2025. Qui, infatti, ci troviamo di fronte a una crescita del +2,6%.
Positivi anche i risultati delle esportazioni, sempre particolarmente significativi per la nostra industria metalmeccanica. Infatti, “su base annua”, l’export del settore è cresciuto del 4,8%.
Inoltre, l’occupazione è rimasta “stabile” per ciò che riguarda il 72% delle imprese del medesimo settore.
Dov’è, allora, che le cose non vanno bene? Nelle previsioni. Che, da un lato, sono sempre più difficili, mentre, dall’altro lato, sono intessute di preoccupazioni.
Guardando al campione delle imprese metalmeccaniche intervistate da Federmeccanica, si vedrà, ad esempio, che il 30% di esse “ha attivato procedure di crisi o di ristrutturazione”, mentre la condizione della liquidità aziendale è giudicata “cattiva o pessima” dal 12% del campione.
Va poi detto che, in occasione dell’effettuazione di questa Indagine n. 178, Federmeccanica ha anche dedicato un focus specifico al tema del “Conflitto in Medio Oriente”. Focus da cui è emerso che “per il 59% delle imprese l’impatto è significativo”. In particolare, “l’aumento dei costi energetici” preoccupa il 27% delle imprese, mentre “i rincari di trasporti e logistica” sono considerati preoccupanti dal 26%.
Un altro focus, ancora più specifico, è poi stato dedicato al tema dei “Costi energetici”. Ebbene, “il 44% delle imprese intervistate ha dichiarato di temere rilevanti ripercussioni” di tali costi “sul margine operativo”. Ciò “per effetto dell’incremento” di tali costi.
Tornando dalle previsioni ai risultati effettivamente conseguiti nel primo trimestre 2026, può essere interessante notare che “le performances positive” sono risultate diffuse “in quasi tutti i comparti, con l’unica eccezione dei Prodotti in metallo”. Qui, infatti, in termini congiunturali è stato registrato un calo pari a un -2,4%.
Invece, il risultato complessivo del settore metalmeccanico “è stato trainato, in particolare, dalla ripresa della fabbricazione di Autoveicoli e rimorchi (+13,6 in termini tendenziali)”, ovvero dalla ripresa di un comparto che, nel primo trimestre 2025, “aveva avuto perdite superiori al 20%”.
Intervenendo dopo la presentazione dei dati riportati dall’indagine trimestrale, la Vice Presidente di Federmeccanica, Alessia Miotto, ha affermato che “i segnali di recupero della produzione registrati” nel primo trimestre del corrente anno, rappresentano “piccole boccate d’ossigeno”. Tuttavia, “lo scenario internazionale, segnato da nuovi e imprevedibili conflitti, continua a colpire duramente il nostro tessuto produttivo, già penalizzato da fattori che ne rallentavano la crescita”.
Secondo Miotto, “non possiamo” dunque “abbassare la guardia”. In particolare, il fatto che “più del 40% delle imprese tema rilevanti ripercussioni sulla profittabilità per effetto dell’incremento dei costi energetici, ci dice che la salita è ancora lunga e ripida”.
Miotto ha poi sottolineato che “ci sono interi comparti” della nostra industria metalmeccanica “in sofferenza o a rischio, dall’automotive, alle prese con una difficile transizione, al bianco, che è stretto nella morsa di criticità profonde”. Per la Vice Presidente di Federmeccanica è dunque necessaria “una politica industriale che sostenga le filiere strategiche dell’industria”. “Allo stesso tempo”, per Miotto “è fondamentale salvaguardare e sviluppare gli asset strategici come l’ex Ilva. Si tratta di una questione di sovranità industriale: rinunciarvi significherebbe condannare l’Italia a una sempre maggiore dipendenza dall’estero. Senza una manifattura forte, l’intero sistema Paese rischia di avviarsi verso un inesorabile declino”.
@Fernando_Liuzzi





























