Sono più di 170 mila i licenziamenti annunciati nelle ultime due settimane dalle maggiori aziende del pianeta. Di questi, circa due terzi sono concentrati nel settore delle telecomunicazioni.
L’intervento più drastico prevede la riduzione del 50% del personale del colosso giapponese della telefonia Ntt (da 220 mila a 110 mila dipendenti). Il piano prevede per tutti i dipendenti sopra i 50 anni di età il trasferimento in consociate di nuova creazione e tagli di stipendio fino al 30% dei livelli attuali.
La maxi ristrutturazione è stata annunciata in una settimana nera per l’economia giapponese con il balzo a livelli record nel dopoguerra della disoccupazione, al 5%, cali della produzione industriale e raffiche di tagli di mano d’opera da parte dei giganti dell’elettronica. Primo fra tutti Hitachi, che ha confermato la riduzione del 4% dell’organico del gruppo, pari a 14.700 posti di lavoro. In un comunicato il gruppo ha anche annunciato che l’anno fiscale 2001-2002, a marzo, si concluderà con perdite nette pari a 140 miliardi di yen, circa 1,17 miliardi di dollari, a fronte di 80 miliardi di yen spesi in costi di ristrutturazione. Dei tagli complessivi 10.200 riguarderanno il Giappone e 4.500 le filiali all’estero.
Stessa musica alla Oki Electric Industry, azienda leader nella produzione di componenti elettronici, che taglierà 2.200 posti di lavoro entro marzo 2003 a causa del forte rallentamento degli ordinativi. Tempi stretti, invece, (entro dicembre 2001) si è dato il gruppo Kyocera Corp. per l’eliminazione di 10 mila posti di lavoro in stabilimenti Usa e giapponesi.
E’ il comparto delle tlc, però, a pagare il conto più salato, in termini di posti di lavoro, per le scorribande dell’Orso sulle borse mondiali. Dopo la Ntt, anche Motorola ha annunciato 2 mila nuovi tagli alla forza lavoro, portando così il numero complessivo dei licenziamenti realizzati dal gigante della telefonia mobile a 32 mila. Non va meglio alla Corning, società produttrice di cavi in fibre ottiche, che ha annunciato 1000 nuovi licenziamenti, portando il totale degli esuberi a 7.800 unità, pari al 20% dei dipendenti dell’azienda alla fine dello scorso anno. Salgono invece a 12 mila i dipendenti licenziati dalla Marconi, azienda leader dei prodotti hardware per tlc.
A ruota sprofonda quindi l’industria informatica, mandando a casa migliaia di dipendenti. L’ultima in ordine di tempo a tagliare massicciamente è Gateway, fabbricante di personal computer americano. Sarà licenziato il 25% dei dipendenti. Gateway non ha fornito una cifra assoluta, ma il conto è facile: alla fine del 2000 la società dichiarava di avere 24.600 persone a libro paga negli Usa e in diversi altri paesi, quindi i lavoratori licenziati saranno circa 6.200.
Brutte nuove anche per i dipendenti di Hewlett-Packard e Compaq, che dopo la mega fusione hanno annunciato la fuoriuscita di circa 15 mila lavoratori.
Un disastro limitato alla new economy? Purtroppo no. Posti di lavoro vengono bruciati ovunque. Ford, secondo produttore di automobili al mondo, ha annunciato il taglio di 4-5 mila impiegati, lanciando un allarme utili sull’intero 2001. Entro la fine di quest’anno anche British Airways ridurrà il proprio personale di 1.800 unità, mentre Endesa, colosso iberico dell’energia, si prepara alla liberalizzazione del mercato elettrico spagnolo preannunciando il taglio di altri 2.800 posti di lavoro.
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