Lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di Covid-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo. L’impatto del Covid-19 sull’economia italiana è profondo ed esteso. È quanto emerge dalla nota mensile sull’andamento dell’economia diffusa dall’Istat.
La stima preliminare del Pil riferita al primo trimestre ha fornito una prima quantificazione degli effetti della crisi sull’economia: la caduta dell’attività economica rispetto al trimestre precedente è stata pari al 4,7% mentre la variazione acquisita per il 2020 è del -4,9%.
A marzo, le misure di contenimento dell’epidemia in Italia e nei principali paesi partner commerciali hanno avuto effetti negativi sugli scambi con l’estero del Paese.
Le vendite al dettaglio hanno registrato un crollo per i beni non alimentari, in presenza di un deciso aumento del commercio elettronico.
Gli impatti dell’emergenza sanitaria sui prezzi vedono prevalere al momento gli effetti deflazionistici legati al contenimento della domanda. Frenata dai ribassi degli energetici, l’inflazione in Italia è risultata nulla, riducendo tuttavia il differenziale negativo con l’area dell’euro.
Nel corso del mese di aprile, l’indice del social mood sull’economia ha mostrato un ulteriore peggioramento delle percezioni giornaliere sull’andamento dell’economia, con marginali segnali di inversione di tendenza a fine mese.
Le imprese appartenenti alle attività sospese d’autorità sono, al momento, circa 800mila (il 19,1% del totale, rispetto a poco meno del 48% precedente), con un peso occupazionale del 15,7% (era circa il 43%) sul complesso dei settori dell’industria e dei servizi di mercato (escluso il settore finanziario). Le imprese attive nei settori sospesi sono concentrate esclusivamente nel terziario, realizzano il 6,9% del fatturato e l’8,2% del valore aggiunto del totale delle imprese industriali e dei servizi.
I provvedimenti di chiusura che hanno caratterizzato l’economia italiana fino al 3 di maggio, prosegue l’Istat, hanno riguardato in maniera più incisiva l’industria. Quasi i due terzi delle imprese industriali, che rappresentano il 46,8% del fatturato e il 53,2% del valore aggiunto del macro-settore, hanno dovuto, infatti, sospendere la propria attività . Considerando l’industria manifatturiera, “la chiusura delle attività ha penalizzato soprattutto le imprese esportatrici”: quelle che operano in settori che sono stati sospesi tra il 25 marzo e il 3 maggio producono il 66,6% dell’export complessivo, realizzando all’estero il 41,3% del fatturato, contro il 26,21% di quello delle imprese operanti nei settori che sono rimasti aperti.
La maggiore esposizione verso l’estero delle imprese esportatrici del settore manifatturiero la cui attività è stata sospesa è testimoniata anche da un numero medio di paesi di destinazione dell’export più elevato (11 contro 10 di quelli attivi) e soprattutto da un maggior numero medio di prodotti esportati (quasi 10 contro 7) nel confronto con i settori rimasti aperti.
Complessivamente le imprese italiane a controllo estero rappresentano il 26,3%del totale delle esportazioni manifatturiere per l’anno 2017. Rispetto ai dati del commercio extra-Ue riferiti ai primi tre mesi del 2019 la quota scende a circa il 20% (un punto percentuale in più se si calcola la quota sui primi tre mesi del 2020).
Considerando separatamente i due aggregati, quello delle imprese a controllo estero e quello delle imprese nazionali, si assiste, nell’ultimo periodo, ad andamenti differenziati. Confrontando il primo trimestre del 2020 con il periodo corrispettivo dell’anno precedente, le esportazioni verso i paesi extra-Ue hanno registrato una caduta più accentuata tra le imprese a controllo nazionale rispetto a quelle a controllo estero (rispettivamente -1,8% e -0,5%). La distanza si accentua se si elimina dal confronto il settore degli altri mezzi di trasporto, toccato da commesse di elevata entità soprattutto nella cantieristica navale. Al netto di questo settore la distanza tra i due sottoinsiemi sale a più di 5 punti (rispettivamente -4,6% e +0,9%).
A livello settoriale le esportazioni extra-Ue delle imprese a controllo estero risultano più dinamiche nel settore tessile, abbigliamento e pelli, nel settore della carta e in quello dei mobili.
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