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Home - Rubriche - Poveri e ricchi - Bolli, pizze e mandolini

Bolli, pizze e mandolini

di Maurizio Ricci
18 Settembre 2026
in Poveri e ricchi
L’evasione fiscale: un fenomeno ancora da interpretare

MONETE DENARO SPICCIOLI SOLDI PILE DI ACCUMULO RISPARMIO ACCUMULO MUCCHIO

Ci sono gli interventi mirati e ci sono le mance. Non sono la stessa cosa. I primi sono quelli a cui punta un governo capace di rilanciare il paese, riformandolo. Le seconde sono la pratica di governo di una coalizione che punta, invece, soprattutto a galleggiare, tentando di schivare il peggio e salvare la giornata, ovvero rivincere le elezioni, il resto poi si vedrà.

Il governo di maggior durata della storia repubblicana è stato una lunga scia di bonus, che forse bisognerebbe ribattezzare bonbon, come i dolcetti che si danno ai bambini per far dimenticare che stanno entrando dal dentista. No ad un’ancora del sistema retributivo e dei diritti, come poteva essere il salario minimo, ma un rivolo di regaletti, sempre eccezionali e a scadenza: una volta sulla tredicesima, un’altra sulle voci fuori busta paga, o ancora sugli aumenti di stipendio per gli under 35, che, probabilmente, lo vedranno riassorbito nella retribuzione complessiva offerta dall’azienda. O magari un aiuto alle famiglie sotto forma di pensione per i neonati, piuttosto degli asili nido che mancano.

I politologi potranno discutere sull’efficacia, nella comunicazione politica, di misure minime, ma di grande eco, come queste, rispetto a investimenti e riforme a lungo termine. Gli economisti possono notare che questa pratica di governo non solo sostituisce l’obiettivo delle mance a quello degli investimenti, ma sottrae anche le risorse per gli investimenti per dirottarle sulle mance.

La vicenda della sospensione, per l’anno delle elezioni, del bollo auto, una delle tasse più note e riconoscibili del panorama fiscale italiano, illustra al meglio questa dinamica. Pensata, probabilmente, per lenire il peso dell’aumento della benzina, il taglio del bollo auto non è né equo, né mirato né efficace. Mediamente si tratta di una dozzina di euro al mese, che risparmieranno il trasportatore o il pendolare, come il pensionato che, in macchina, ci va solo al supermercato. In più, il meccanismo previsto fa giustizia di ogni velleità di federalismo che, pure, buona parte della attuale maggioranza si preoccupa di coltivare e sbandierare ad ogni occasione. Altro che federalismo fiscale: il bollo è una tassa regionale che alimenta i bilanci delle regioni e, ancora una volta (come con l’Imu) il gettito viene sequestrato dall’amministrazione centrale. Sulla promessa di sanare il buco con appositi stanziamenti a favore delle regioni dal bilancio statale, sarà bene porre attenzione: siamo tutti invitati a controllare cosa accade, l’anno prossimo, con le addizionali regionali Irpef. Il regalo del bollo potrebbe anche incartare la beffa dell’F24.

Ma è il metodo di governo che sta dietro questa decisione repentina che, forse, meglio spiega la logica con cui si muove il governo Meloni. La cifra destinata a coprire la sospensione del bollo non è irrilevante: oltre due miliardi di euro, equivalente, a occhio, al 10 per cento della Finanziaria in preparazione per il 2026. E dove trova il governo le coperture in bilancio per questi due miliardi? In gran parte (circa due terzi) nei “risparmi” emersi nell’attuazione del Pnrr, il grande programma di investimenti finanziato dall’Europa.

Il concetto di risparmio è equivoco. Sono soldi che il governo non è riuscito a spendere nell’attuazione del piano, ma che, invece di essere dirottati per rabbonire l’elettorato, potevano – o, forse, bisognerebbe scrivere, dovevano – essere impiegati per nuovi investimenti, rifinanziando quelli in corso o programmandone di nuovi.

Ecco, dunque, che il bollo auto inghiotte 309 milioni di euro del programma “Fondi da assegnare”. Quali investimenti potevano usufruire del Fondo? Il decreto del governo non lo dice e potremmo scoprire in futuro che interventi rilevanti sono saltati, senza che la responsabilità sia chiara. Poi ci sono i 270 milioni che perde il Fispe (Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, vedi un po’) e i 70 milioni di quello per “le esigenze indifferibili”. Anche questi ancora da collocare, ma, nel 2027, potremmo scoprire che, per esigenze indifferibili, bisognerà trovare i soldi da un’altra parte.

Non è chiaro, peraltro, se qualcuno, nel governo, si sia chiesto come questa sortita sul bollo sarebbe stata accolta a livello europeo. I soldi dei “risparmi” ci erano stati dati, specificamente, per investimenti, non per rallegrare le mense di Natale. Non sono soldi nostri, sono soldi degli altri paesi europei che ci erano stati dati per risollevarci in un momento difficile come la tragedia del Covid, con l’obiettivo di rilanciare il paese. Bruxelles ha già fatto sapere che sta, in effetti, esaminando il decreto, per vedere se può rientrare nella gestione del Pnrr. Ma non ci sarà bisogno di alcun esame, a Berlino, all’Aja, a Vienna, nelle capitali dei paesi frugali e virtuosi, per concludere che, alla fine, quando dai i soldi agli italiani, anche di fronte alle più nobili promesse, finiscono comunque in pizze, fichi e mandolini. Questa figura il governo Meloni ce la poteva risparmiare.

Maurizio Ricci

Maurizio Ricci

Maurizio Ricci

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