Un rapporto pubblicato dalla Corte dei conti europea (ECA) ha esaminato l’efficacia delle misure finanziate dall’Ue per l’occupazione giovanile in Germania, Spagna e Italia, mettendo in evidenza che dal 2014 sono stati spesi 25 miliardi di euro e che il tasso di disoccupazione giovanile è sceso nello stesso arco di tempo dal 20% a 12%.
Nel 2025, i giovani disoccupati nell’Unione europea erano, infatti, 4,7 milioni, pari all’11,6% della forza lavoro nella fascia 15-29 anni.
Pertanto, nonostante i progressi registrati nell’ultimo decennio, i giovani continuano ad avere una probabilità doppia rispetto alla media di trovarsi senza lavoro.
Soprattutto, la Corte dei conti critica la mancanza di dati affidabili sugli effetti delle misure finanziate a distanza di tempo. Gli attuali indicatori di risultato misurano la situazione occupazionale dei beneficiari solo a sei mesi dalla fine del sostegno. Nulla è previsto a dodici o diciotto mesi, che, secondo il rapporto, sarebbero invece le scadenze più significative per valutare se un giovane si è davvero integrato stabilmente nel mercato del lavoro.
A questo aspetto si aggiunge un’altra lacuna strutturale: nei programmi operativi esaminati non esiste una definizione condivisa di quando un giovane possa considerarsi effettivamente integrato nel mercato del lavoro. L’assenza di questo parametro rende più difficile stabilire obiettivi misurabili e valutare l’efficacia delle singole misure.
Gli incentivi alle assunzioni
Una parte rilevante dei fondi è stata destinata agli incentivi alle assunzioni, cioè a sussidi erogati alle imprese per assumere giovani. La Corte dei conti ha rilevato che questi strumenti presentano criticità significative.
Il primo problema è la scarsa selettività. In Spagna e in Italia, gli incentivi sono stati offerti trasversalmente a quasi tutti i settori, senza distinzione, invece di concentrarsi sui giovani con maggiori difficoltà di accesso al lavoro o sui settori con carenza di manodopera qualificata.
Questo approccio aumenta il rischio di sussidiare posti di lavoro che sarebbero stati creati comunque, anche senza l’intervento pubblico. In entrambi i paesi è stato segnalato questo problema, raccomandando criteri più stringenti, ma le raccomandazioni – secondo l’ECA- sono rimaste in gran parte inattuate.
Il secondo problema riguarda la formazione. Gli incentivi esaminati non erano collegati a obblighi di formazione sul posto di lavoro, che invece potrebbe migliorare le prospettive occupazionali dei giovani nel lungo periodo e contribuire a colmare i gap di competenze nei settori in difficoltà.
Sul fronte della stabilità contrattuale, Spagna e Italia – rammenta l’ECA – hanno introdotto meccanismi per promuovere contratti permanenti o periodi minimi di mantenimento del posto.
Ma i risultati mostrano limiti evidenti: in Italia, un quarto dei giovani con contratti sussidiati si è dimesso prima della scadenza. In Spagna, lo stesso è accaduto in due contratti su dieci tra quelli esaminati. In entrambi i casi, non esistevano strumenti efficaci, come i colloqui di uscita, per capire le ragioni delle interruzioni anticipate. Presumibilmente – osserviamo noi – questi fenomeni potrebbero essere un indizio di quanto si diceva prima ovvero che gli incentivi vanno spesso ad assunzioni che ci sarebbero state comunque, in un contesto socioeconomico attivo.
I giovani inattivi: il problema irrisolto
La Corte dei conti dedica particolare attenzione a una categoria che i programmi europei faticano sistematicamente a raggiungere: i giovani inattivi, cioè coloro che non lavorano e non cercano attivamente un impiego (NEET). Si tratta di una fascia distinta dai disoccupati, spesso alle prese con barriere di natura sociale, educativa o sanitaria che vanno oltre la sfera delle politiche del lavoro.
I dati mostrano che tra il 2014 e il 2020, mentre il numero di giovani disoccupati in cerca di lavoro è sceso del 50%, quello dei giovani inattivi si è ridotto solo del 16%. In Germania e Spagna il numero di giovani inattivi è addirittura aumentato nel periodo considerato. Il risultato è che oggi la composizione dei NEET — spiega la Corte— è cambiata significativamente: la quota di inattivi è diventata predominante rispetto a quella dei disoccupati in senso stretto.
Il regolamento per il periodo 2021-2027 ha introdotto l’obbligo per gli Stati membri di adottare strategie mirate di «outreach» (ovvero di reclutamento attivo) verso i giovani più vulnerabili. Ma la Corte sottolinea che è ancora troppo presto per valutare se questi obblighi stiano producendo risultati apprezzabili.
Italia e Spagna: quasi metà dei fondi
Dal punto di vista della distribuzione delle risorse, il rapporto evidenzia che Italia e Spagna insieme hanno ricevuto quasi il 47,5% dei 25 miliardi di euro stanziati attraverso la politica di coesione per l’occupazione giovanile dal 2014. I due paesi, insieme alla Germania, sono quindi al centro dell’analisi empirica.
Per quanto riguarda l’attuazione del Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+) nel periodo 2021-2027, la Corte segnala che nei primi anni l’implementazione è stata lenta. Anche se la selezione dei progetti ha accelerato, resta il rischio che la pressione a spendere i fondi entro la fine del periodo programmatico porti a scelte meno efficaci.
Le raccomandazioni
La Corte dei conti europea ha formulato tre raccomandazioni rivolte alla Commissione europea. La prima chiede di rafforzare il monitoraggio e la valutazione dei fondi di coesione destinati all’occupazione giovanile, sfruttando gli indicatori del quadro della Garanzia Giovani per ottenere dati sugli effetti a medio e lungo termine, con scadenza entro il 2027 per la prima parte e il 2031 per la valutazione ex post del Fondo sociale europeo plus (FSE+).
La seconda raccomandazione riguarda gli incentivi alle assunzioni: la Commissione è invitata a lavorare con gli Stati membri per migliorarne la focalizzazione, legarli alla formazione professionale, concentrarli sui giovani con maggiori difficoltà e a prevedere meccanismi che incoraggino le imprese a mantenere i lavoratori anche dopo la scadenza del sussidio. La scadenza indicata è la fine del 2027.
La terza raccomandazione chiede un sostegno più mirato ai giovani inattivi, attraverso un supporto rafforzato agli Stati membri nella fase attuale e una valutazione sistematica delle strategie di ‘’outreach’’ adottate nel periodo 2021-2027, da completare entro il 2031.




























