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Home - Approfondimenti - La nota - Draghi “nonno della Repubblica”, pronto per il Colle

Draghi “nonno della Repubblica”, pronto per il Colle

di Nunzia Penelope
22 Dicembre 2021
in La nota
L’Italia che sogna Draghi (ma si risveglia con Conte)

Ovviamente la frase chiave, quella che rimarrà impressa e scolpita, è: “io non ho particolari aspettative, sono un nonno, un nonno al servizio dell’istituzioni”. Nella conferenza stampa di fine anno Mario Draghi risponde così all’ennesima domanda sul suo futuro, e non manca una certa dose di civetteria nel definirsi ”nonno”. Lo è, certo, avendo dei nipoti, così come è un over settanta decisamente in forma, nella forma e nell’età perfetta per guidare il paese dal Colle  nei prossimi sette anni, più che per coccolare nipotini sulle ginocchia. Quel ”nonno” ripetuto due volte diventa così la cifra della sua investitura ufficiale alla successione di Mattarella. Mattarella del quale Draghi dice: ha accompagnato l’azione dei governi con ”dolcezza e fermezza”, ed è ”un modello” per qualunque altra presidenza arriverà in futuro.

Nella conferenza stampa Draghi risponde pazientemente a un numero infinito di domande da parte della stampa nazionale ed estera, la maggior parte delle quali verte sul tema Quirinale. All’ennesima domanda non ne può più e molto romanamente risponde “e daje”, che tradotto per chi vive oltre il Gra sarebbe: ancora con questo tormentone. “Non è che non mi piacciono le domande sul mio futuro è che non ho risposte”, dice a una giornalista del Financial Times. E ancora: “L’importante è vivere il presente, e viverlo il meglio possibile”.

In realtà, nel gioco del sottrarsi, molto lascia trapelare. Per esempio, quando afferma che il suo governo ha portato dei risultati importanti,  ha creato le condizioni perché si vada avanti sulla linea tracciata, chiunque guidi il governo, l’importante è che ci sia una maggioranza larga come l’attuale. O quando ribadisce che il suo destino è legato esclusivamente alla volontà dei partiti, del parlamento, ai quali spetterà stabilire chi va e chi resta, chi sale al Colle e chi siede (rà) a palazzo Chigi. Ai partiti Draghi rilancia, con l’occasione, alcune delle palle che gli sono state tirate addosso in questi giorni. Per esempio, la questione del superbonus: il governo, spiega, voleva restringerne il campo, in quanto strumento che alimenta diseguaglianze, ingiustizia sociale, costi eccessivi, abusi eccetera. ”Ma il parlamento ha deciso di ampliarlo”, scandisce. E chi sono io per andare contro la volontà del parlamento, sembra che aggiunga.

A proposito dello scontro con i sindacati, Draghi ricorda che il confronto con Cgil, Cisl e Uil c’è stato prima, e dopo, ma forse doveva esserci anche durante”; e qui la stoccata potrebbe riguardare i suoi ministri, meno riguardosi nei confronti del sindacato di quanto il premier sia. E tuttavia, al giornalista che gli domanda perché abbia varato un provvedimento fiscale “che aumenta i redditi ai ricchi e toglie ai poveri”, risponde seccamente: “si sbaglia, è esattamente il contrario”. Ancora rivolto ai sindacati, specifica poi che la convocazione del tavolo sulle pensioni non è certo dipesa dallo sciopero generale di Cgil e Uil ma, anzi, era stata proprio una intenzione del premier manifestata due mesi fa, convinto che fosse necessaria una riforma più ampia e di lunga tenuta; i sindacati ”hanno accettato questa proposta”, e lunedì è infatti iniziato il primo tavolo tecnico.

Su che sistema previdenziale dovrà scaturire dal confronto Draghi ha comunque le idee chiare, i punti cardine sono: maggiore flessibilità in uscita ma salvaguardando la tenuta dei conti, un sistema che garantisca giovani e precari, il rilancio della previdenza complementare, e misure non penalizzanti per quei pensionati che decidessero di continuare a lavorare. Il tutto con uno sguardo lungo: le continue riforme che da trent’anni si susseguono hanno effetti  negativi sulle persone, sulle loro abitudini di consumo e di investimento, sui loro progetti di vita, e dunque, l’imperativo è “dare certezze ai pensionati, basta con un sistema che cambia sotto i loro occhi ogni tre anni”.

Ancora, alle critiche sullo scarso coinvolgimento di altri soggetti nella manovra, ricorda puntiglioso tutti i passaggi di un confronto in realtà dettagliatissimo: la manovra, ricorda, “è stata accompagnata fin dall’inizio con un lunghissimo confronto politico, poi c’è stato il confronto in cabina di regia, poi un terzo confronto in consiglio dei ministri. Non è stata minimamente compressa, dunque, la discussione con le forze politiche”. Inoltre, c’è stato un ”enorme lavoro di coordinamento”, ”ho ricevuto i presidenti di tutti i gruppi parlamentari”, e quindi ”no, non sono mancate le occasioni di confronto, che hanno poi portato alla stesura dell’emendamento del governo”.

A chi gli chiede se sia soddisfatto dei tantissimi complimenti che l’Italia sta ricevendo un po’ da tutto il mondo, spiega che ”Il merito è degli italiani, responsabilità e soddisfazione sono categorie collettive, non individuali”. Ora, certo, l’aumento di credibilità del paese ”può essere un moltiplicatore psicologico dell’azione e della capacità di successo del paese, ma anche una grande responsabilità”: dovendo dimostrare “che la fiducia degli altri paesi europei è stata ben riposta”.

Altre critiche, altre risposte: lo stato di emergenza, dice il premier, ”non è un atto di rassegnazione, ma di necessità e buon senso”. La pandemia si combatte però intanto con i vaccini, e accelerare la terza dose sarebbe altrettanto di buon senso. Le misure saranno decise il 23 dicembre, in cabina di regia, come già convenuto. E proprio a proposito della pandemia, e dell’aumento costante e preoccupante dei contagi, al giornalista che gli chiede se non ritenga che in questa situazione i partiti dovrebbe eleggere rapidamente e compattamente il nuovo presidente della Repubblica, Draghi risponde: ”sono d’accordo con lei, completamente”. Sta di fatto che da oggi il “toto Quirinale” in corso da mesi traslocherà probabilmente verso un “toto Palazzo Chigi”.

Nunzia Penelope

Nunzia Penelope

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Vicedirettrice de Il Diario del lavoro

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