Si è aperto a Venezia, davanti a una platea di 600 persone tra delegati e invitati, l’ottavo congresso della Uilca. Da martedì a giovedì, presso l’Hotel Hilton alla Giudecca, si alterneranno banchieri e manager di compagnie assicurative, dal ceo di Mps, Luigi Lovaglio a Matteo Bianchi, chief governance officer di Crédit Agricole Italia, Gianni Franco Papa, amministratore delegato di Bper, Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, che interverranno domani, ma anche Stefano Vittorio Kuhn, amministratore delegato di Banco Desio, Elena Goitini, ceo di Bnl Bnp Paribas e Carlo Cimbri presidente di Unipol che interverranno mercoledì, quando a chiudere la giornata sarà un confronto tra Claudio Martelli e il giornalista Lirio Abbate sul tema della legalità. Il giovedì è invece previsto l’intervento di Giancarlo Fancel, country manager Italia Generali. La lectio magistralis dello psicanalista Massimo Recalcati ha avviato i lavori. Recalcati si è soffermato sugli elementi che determinano il buono stato di salute di un’organiazzione e quindi anche del sindacato.
Nella sua relaizione Fulvio Furlan, segretario generale della categoria del credito e delle assicurazioni della Uil, ha affrontato i principali temi che toccano il mercato del lavoro del credito:la questione salariale, l’inclusione lavorativa, la trasparenza retributiva e il gender pay gap, ma anche la desertificazione delle filiali bancarie sui territori e la tenuta occupazionale, soprattutto con le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.
Furlan ha sottolineato l’importanza nei prossimi mesi dell’avvio “della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale del credito, una volta concluso il percorso assembleare con i lavoratori per votare la piattaforma, che, se approvata, come pare dall’esito delle consultazioni già effettuate, sarà presentata nei prossimi mesi”.
“Le richieste che abbiamo strutturato in modo convinto e unitario sono di spessore e si pongono l’obiettivo di dare risposte ai lavoratori in tema di aumento salariale, occupazione, riduzione orario di lavoro, conciliazione tempi vita e lavoro, benessere lavorativo, con attenzione alla riduzione dei carichi di lavoro, contrasto alle pressioni commerciali, gestione dei processi digitali, aumento dei diritti. In merito – ha proseguito Furlan – va sottolineata la coesione sindacale nel settore, con un’unità che si arricchisce della visione confederale e di quella dei sindacati autonomi, in un equilibrio virtuoso, in cui le differenze possono essere su come arrivare al risultato, ma sono sempre proiettate a valorizzare il dibattito e la ricerca di soluzioni comuni di prospettiva e lungimiranti”.
Un contratto per il numero uno della Uilca si pone in continuità con quello sottoscritto a novembre 2023 e “si inserisce in un contesto del settore del credito, che continua a essere particolarmente favorevole. Dal 2020 al 2025 gli utili netti delle banche italiane sono stati oltre 140 miliardi e i soli piani industriali presentati annunciano nei prossimi 3 o 4 anni utili complessivi oltre i 100 miliardi”.
Per Furlan “non ci sono quindi motivazioni oggettive per le quali la richiesta economica di aumento salariale proposta nella piattaforma non sia da considerarsi del tutto congrua con le possibilità delle aziende, con la necessità di fare fronte alle dinamiche inflattive, con il valore di riconoscere una redistribuzione della produttività e della redditività di settore a tutte le lavoratrici e i lavoratori, in modo uniforme nel credito, date le differenze che poi si registrano nelle erogazioni variabili a livello aziendale”.
Il numero uno della Uilca ha poi posto l’attenzione sul ruolo sociale svolto dalla banche, nel sostenere imprese e famiglie e nell’essere un collante del tessuto economico e di coesione dei territori. La presenza degli sportelli è dunque rilevante in tutte le varie aree del paese, messa in discussione dalla chiusura delle filiali. “Per affrontare la questione abbiamo deciso di non concentrarci unicamente sugli aspetti sindacali, tra cui, in particolare, quelli occupazionali o di trasferimento territoriale o professionale del personale, nella consapevolezza che tali risvolti li affrontiamo quotidianamente nell’ambito dei confronti a livello nazionale o nei gruppi. Abbiamo quindi voluto evidenziare che la desertificazione bancaria produce effetti negativi anche di carattere economico, perché priva i territori delle banche che possono sostenere il suo tessuto produttivo e la nascita di nuove attività. Inoltre, ha ricadute di carattere sociale, perché nega alle persone, in particolare chi è più solo e più debole, servizi essenziali come quelli svolti dalle banche, ricordando che tali sono stati classificati durante la pandemia. Infine, incide in modo pericoloso in termini di legalità, perché riduce la presenza di soggetti regolati come le banche, che possono essere sostituiti da altri non regolari e favorire il crescere di fenomeni di riciclaggio e usura”.
C’è poi la questione occupazionale centrale anche nel credito. “Nel settore bancario dall’analisi per fasce d’età dei maggior gruppi bancari risulta che circa l’8% dei dipendenti ha meno di 30 anni, mentre il 44% ha oltre 50 anni. L’analisi per genere evidenza una presenza femminile al 52% e maschile al 48%. Per quanto riguarda la retribuzione nel settore bancario il gender pay-gap evidenzia comunque una differenza compresa tra il 18% e il 32% fra i maggiori gruppi bancari. I dati forniti dalla Banca d’Italia indicano che il personale bancario nel 2025 è pari a 256.854 unità, in contrazione rispetto al 2020 di 18 mila persone”.
Ma la difesa del perimetro occupazionale diviene anche un fattore capace di limitare le pesanti criticità che “impattano sulle lavoratrici e i lavoratori, in termini di carichi di lavoro e pressioni commerciali. È innegabile che questi fenomeni siano tra i più rilevanti come impatti sull’attività quotidiana delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. In particolare, sulle pressioni commerciali riteniamo sempre una pietra miliare l’accordo firmato nel 2017 e l’avvio delle commissioni aziendali, perché si sono sanciti principi imprescindibili e una serie di importanti riferimenti normativi”.
Un altro tema di posto da Furlan nella sua relazione riguarda la salute e lo stress da lavoro correlato “patologia tipica del settore, come peraltro riconosciuto anche da parte datoriale”.
Un ulteriore capitolo riguarda l’impatto delle nuove tecnologie. Secondo un’indagine svolta nel secondo semestre 2025 dall’Oecd dal titolo ”L’intelligenza artificiale nei mercati finanziari italiani” il settore assicurativo è quello che in Italia utilizza maggiormente l’AI seguito da quello bancario, soprattutto per analisi dei dati, generazione di testi e come prevenzione di frodi e programmi per l’antiriciclaggio. Questo impone di rivedere l’organizzazione del lavoro, il modo di lavorare e una presenza costante della formazione, che diventa una leva fondamentale e strategica. “Ma dall’indagine dell’Oecd – afferma Furlan – emerge che solo il 44% delle imprese ha erogato formazione sul tema, di cui solo il 14% con contenuti avanzati, mentre il 28% non ha mai erogato formazione su AI. Questa è la sfida del futuro per difendere e creare occupazione nel sistema finanziario” ha detto.
Tommaso Nutarelli

























