Commentando i dati Istat sul mercato del lavoro e quelli dell’Osservatorio sul precariato Inps, elaborati dall’Ires Cgil Marche e relativi al 2022, Rossella Marinucci della segreteria regionale Cgil non indulge nel ritrarre un quadro a fosche tinte della situazione attuale: “Uno sviluppo lento, non al passo con la media europea. L’occupazione cresce ma trainata solo da lavoro autonomo o da contratti a tempo determinato e part-time, con donne e giovani ancora una volta maggiormente penalizzati da precarietà e vulnerabilità”.Ma non è tutto: “Scende la disoccupazione ma non quella di lunga durata che rappresenta quasi la metà sul totale dei disoccupati ed è caratterizzata da maggiori difficoltà di reinserimento”.
Insomma, vincono una ripresa lenta e precaria. Nel 2022, infatti, cresce l’occupazione con 639mila occupati (+3,7% rispetto al 2021), diminuiscono disoccupazione con 42mila disoccupati (-5% rispetto a 2021) e inattività e al contempo si attenua il divario di genere. Ma si tratta di una timida ripresa a geometrie variabili tra territori, categorie socio-demografiche e occupazionali: la crescita dell’occupazione dipendente infatti è sostanzialmente rappresentata solo da contratti a termine e lavoro precario e, in termini assoluti, assistiamo ad un graduale invecchiamento dell’occupazione, che dipende dalla riduzione della popolazione in età lavorativa.
Il saldo assunzioni-cessazioni risulta positivo nel complesso e per le singole tipologie contrattuali, ad eccezione dei contratti a tempo indeterminato e dei contratti in somministrazione. Per quanto riguarda le Marche, sia rispetto al 2021 sia al 2019 le assunzioni crescono meno, con un +8,2% rispetto al + 12,5% del Centro e al +11,4% dell’Italia in generale. Sul totale delle nuove assunzioni, quelle a tempo indeterminato sono una quota molto ridotta, pari al 12, 1%; la tipologia contrattuale maggiormente presente è il contratto a termine con 37,8%, seguita dal contratto intermittente che resta il più gettonato con + 17,7%. Rispetto al 2021, aumentano i licenziamenti di natura disciplinare, +42,4% e i licenziamenti di natura economica, +42%, oltre alle cessazioni per fine contratto, +13% e alle dimissioni volontarie.
“Il 2022 è stato un anno che ci consegna qualche segnale positivo, determinato dal rimbalzo della crescita legata alla ripresa post pandemia – sostiene Giuseppe Santarelli, segretario generale CGIL Marche – ma le politiche del lavoro ora devono essere mirate a trattenere i giovani nelle Marche: il tema della formazione e del rafforzamento delle competenze diventa decisivo per dare loro una concreta possibilità di un futuro stabile in questa regione”.
e.m.






















