L’Italia registra il tasso di disoccupazione più basso della sua storia recente, ma il mercato del lavoro continua a mostrare fragilità strutturali, a partire dai salari reali ancora lontani dai livelli pre-pandemia e dalle profonde disparità territoriali. È il quadro tracciato dall’Ocse nelle Employment Outlook 2026.
Secondo l’organizzazione, il tasso di disoccupazione è sceso al 5% nel maggio 2026, un minimo storico e ormai in linea con la media Ocse (4,9%). Nell’ultimo anno la disoccupazione è diminuita di 1,5 punti percentuali, in controtendenza rispetto all’andamento dell’area Ocse, dove circa due terzi dei Paesi hanno invece registrato un aumento del numero dei senza lavoro.
L’Italia rientra così nel ristretto gruppo dei Paesi dell’Europa meridionale – insieme a Grecia, Portogallo e Spagna – nei quali la disoccupazione continua a diminuire. Anche il tasso di occupazione ha raggiunto un nuovo record, attestandosi al 62,8% nel primo trimestre del 2026 grazie alla forte crescita degli ultimi due anni.
Nonostante i progressi, il livello dell’occupazione resta però tra i più bassi dell’area Ocse, inferiore di 9,3 punti percentuali alla media dell’organizzazione. Il divario è particolarmente marcato per donne e giovani e, sottolinea il rapporto, la crescita dell’occupazione ha rallentato nell’ultimo anno, a differenza di quanto osservato in altri Paesi dell’Europa meridionale.
L’Ocse rileva inoltre che le difficoltà di reperimento del personale si sono attenuate rispetto ai picchi registrati dopo la pandemia, pur persistendo carenze strutturali legate all’invecchiamento della popolazione, alla trasformazione digitale, alla transizione ecologica e alla scarsa qualità del lavoro in alcuni comparti.
Il capitolo più critico riguarda i salari. Nel primo trimestre del 2026 le retribuzioni reali sono aumentate dell’1,3% su base annua grazie al rallentamento dell’inflazione, ma restano inferiori del 6,1% rispetto ai livelli del primo trimestre del 2021, il peggior risultato tra le principali economie dell’area Ocse. Secondo le previsioni dell’organizzazione, i recenti rincari dell’energia torneranno a comprimere il potere d’acquisto: nel 2026 i salari reali sono attesi in calo dello 0,9%, mentre nel 2027 è previsto un recupero limitato allo 0,2%, anche a causa del numero contenuto di rinnovi contrattuali e del progressivo rallentamento del mercato del lavoro.
L’edizione 2026 del rapporto dedica particolare attenzione anche alle disparità territoriali. In Italia il tasso di disoccupazione nelle province con le peggiori performance è oltre quattro volte superiore a quello delle province con i risultati migliori, mentre la media Ocse è pari a circa il doppio. Sebbene dall’inizio degli anni 2010 il divario territoriale nei tassi di occupazione si sia ridotto del 10,4%, grazie ai miglioramenti registrati nelle aree più deboli, le differenze rimangono tra le più elevate dell’organizzazione.
Secondo l’Ocse, la mobilità interna non è sufficiente a riequilibrare il mercato del lavoro. I flussi migratori dalle aree meno dinamiche verso quelle con maggiori opportunità restano limitati e coinvolgono soprattutto lavoratori più giovani, più istruiti e già occupati, con il rischio di accentuare ulteriormente le disparità economiche e occupazionali tra i territori.
























