“Purtroppo, è arrivata la notizia che speravamo tanto non arrivasse, non ce l’ha fatta Satnam Singh, il giovane bracciante abbandonato in strada dopo un gravissimo infortunio mentre lavorava nei campi nell’Agro Pontino”. Così la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli.
“Un fatto di una inaudita brutalità – prosegue la dirigente sindacale – frutto del sistema del caporalato e dell’irregolarità in cui releghiamo migliaia di migranti che arrivano nel nostro Paese in cerca di speranza. Schiavi della società contemporanea, irregolari, senza permesso di soggiorno, e quindi più ricattabili da chi considera il lavoro solo un profitto e i diritti, come quello all’assistenza, solo degli ostacoli”. “Lo sfruttamento nei campi – aggiunge Gabrielli – si traduce molto spesso, in salari da fame, in ritmi e in condizioni di lavoro insicure e inumane, in violenze psicologiche e fisiche che purtroppo sfociano anche in terribili accadimenti come quello di Latina”.
Per la segretaria confederale: “Non è criminale chi cerca speranza, dignità e possibilità diverse per la propria vita, ma chi sfrutta, schiavizza e priva della dignità gli immigrati. Si faccia piena luce su quanto successo e si punisca chi è stato in grado di compiere un atto così disumano”. “La Cgil – conclude Gabrielli – continuerà a lottare contro il caporalato, a rivendicare politiche e scelte migratorie diverse affinché gli immigrati non siano più degli invisibili o un problema di sicurezza, ma persone, lavoratrici e lavoratori con diritti e tutele, lavoratori con una dignità”.
“La morte del bracciante agricolo indiano di 31 anni rimasto gravemente ferito nelle campagne di Latina e` un fatto grave ed inaccettabile che indigna tutto il mondo del lavoro”. Lo sottolinea il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra sulla tragedia di Latina.
“E` vergognosa questa lunga scia di sangue negli ambienti lavorativi . Non solo vanno individuati e puniti i responsabili di questa barbarie, ma occorre rafforzare le azioni di contrasto nei confronti del caporalato, del lavoro sommerso ed illegale, garantendo la dignità e la sicurezza del lavoro in tutti i settori produttivi. La battaglia della Cisl – aggiunge – proseguirà in tutti i territori ed in tutti i luoghi di lavoro rivendicando non solo maggiore attività di controllo, rafforzamento delle sanzioni ma anche un grande investimento sulla prevenzione e formazione”.
“La vicenda del bracciante indiano, mutilato da un incidente sul lavoro, abbandonato e lasciato morire, è raccapricciante e suscita sgomento. Una barbarie che calpesta il rispetto della vita e inabissa ogni valore di civiltà portando dietro di sé sfruttamento e disumanità”. È quanto ha dichiarato il Segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri.
“La piaga del caporalato, ancora una volta, mostra tutta la sua atrocità. Continuiamo a chiedere l’istituzione di una Procura speciale – ha sottolineato il leader della Uil – e la previsione, nel nostro ordinamento, del reato di omicidio sul lavoro. In materia di caporalato, inoltre, già lo scorso febbraio, in occasione di un incontro col Governo e con la Ministra del Lavoro – ha rimarcato Bombardieri – abbiamo chiesto misure più forti, per rendere più efficace ed efficiente l’applicazione dell’articolo 603-bis riguardante, in particolare, il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Considerata la particolare rilevanza sociale del problema, una strada percorribile sarebbe quella di trasferire la competenza alle Procure distrettuali che hanno strumenti di indagine e risorse più adeguate ad affrontare il problema. Richieste – ha concluso il Segretario della Uil – su cui il Governo si era riservato di riflettere, ma che sembrano, poi, essere cadute nel vuoto”.























