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Home - Approfondimenti - Analisi - Un primo commento al documento Open AI: politica industriale e democrazia

Un primo commento al documento Open AI: politica industriale e democrazia

di Tiziano Treu
4 Maggio 2026
in Analisi
Un primo commento al documento Open AI: politica industriale e democrazia

OPEN AI IA INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il documento di Open AI in commento è una provocazione utile, anche per la fonte da cui proviene. Le analisi svolte, come molte delle proposte non sono nuove e per quanto mi riguarda in larga misura condivisibili. A cominciare dalla fiducia manifestata nella possibilità/necessità di politiche pubbliche dirette a orientare la intelligenza artificiale. Tale fiducia è ufficialmente condivisa nelle prese di posizioni europee: ma non è così in altre parti del mondo, a cominciare dagli Usa, e neppure per alcuni governi europei. In ogni caso, la traduzione in politiche pubbliche specifiche non è agevole. Sono significative le resistenze manifestatesi nel corso della approvazione e della implementazione delle direttive europee che hanno introdotto regole sulla responsabilità delle imprese e per garantire un controllo umano sulle tecnologie digitali e sulla Intelligenza artificiale (vedi sulle proposte in tema di semplificazione avanzate dall’Unione europea i commenti nel volume curato da A. Genovese, La trasparenza societaria per lo sviluppo sostenibile, Bologna 2025).

Allo stato attuale non è facile prevedere quale sarà nel prossimo futuro il percorso attuativo di queste politiche nei vari paesi europei, in primis in Italia che finora non ha brillato per impegno al riguardo. Le difficoltà si sono viste anche alla attuazione del PNRR, che pure ha sostenuto anche con ingenti finanziamenti politiche pubbliche capaci di fronteggiare le sfide delle transizioni epocali in atto.

Guardando alle condizioni della economia italiana la maggiore urgenza è quella di riorientare le nostre politiche pubbliche per dare impulso a una crescita di qualità basata sulla innovazione capace di sfruttare appieno le opportunità offerte dalle tecnologie digitali e dalla IA. È questo un compito che in Italia rappresenta la premessa degli interventi indicati dal documento in esame. Fra questi il testo dà giustamente rilievo prioritario alla necessità di rendere possibile l’accesso alla IA come fondamento della possibilità di partecipare alla economia moderna. Il che implica uno sforzo di massa per garantire alla generalità della popolazione le conoscenze digitali necessarie. In proposito, ricordo che l’Action Plan del Social Pillar dell’Unione europea sancisce esplicitamente tale obiettivo, integrandolo  con l’impegno a fornire alla maggioranza dei lavoratori una formazione continua nella stessa direzione.

Perseguire questo obiettivo colmando i gravi ritardi non solo del nostro paese, è una priorità evidente per andare nella direzione indicata dal documento. Si tratta di un presupposto necessario per superare i rischi di un drammatico gap digital che divida garantendo open access alle opportunità della intelligenza artificiale.

La garanzia di tale accesso è utile per rendere possibile un impiego efficace di queste tecnologie all’interno delle imprese, come risulta da tutte le indagini e dalle testimonianze dirette (vedi la survey Oecd The adoption of artificial intelligence in Firms, new evidence for policy making, Paris 2025 e T,Treu , L’osservatorio Arel – Università Cattolica sull’ utilizzo della intelligenza artificiale nelle imprese italiane, prime note in AI Law 2025, p329 ss; Rapporto  Confindustria 2025, L’ intelligenza artificiale per il sistema Italia , p 11 ss). Ma la conoscenza degli utilizzi e dei linguaggi della intelligenza artificiale è necessaria anche per dare consapevolezza e voce ai lavoratori, aggiornando le loro storiche conoscenze sulla organizzazione del lavoro, giustamente sottolineate dal documento in esame.

Una seconda priorità delle politiche pubbliche è quella di creare  le condizioni, in collaborazione con i privati, affinché l’intelligenza artificiale sia finalizzata non solo ad aumentare la produttività, magari accelerando la sostituzione di lavoro umano, ma piuttosto a migliorare la qualità e il valore del lavoro, riducendo i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori (vedi i rilievi di C, Lucifora, L’impatto della intelligenza artificiale su occupazione e professioni, in Polis Lombardia, novembre 2024; P. Lupi A. Perrucci, in F. Bassanini, G. Ciccarone, A. Perrucci, a cura di, Il mercato del lavoro nella triplice transizione, Bologna 2025, p 141 ss).

È questo uno dei test più critici per le politiche pubbliche e per la responsabilità delle imprese su cui si confrontano interessi contrastanti. La ricerca di modalità di composizione equilibrate fra tali interessi non è una questione tecnica e non può essere decisa senza l’impegno decisivo di imprese e lavoratori; il che richiederà forme di partecipazione nuove, più lungimiranti e incisive, specie nel nostro paese ove gli attori pubblici e privati non le hanno mai pienamente accettate.

Il documento sottolinea giustamente le grandi opportunità offerte dai lavori e dalla economia della cura e dai servizi di comunità che possono essere sviluppati con un utilizzo finalizzato della IA e che possono offrire uno sbocco occupazionale per i lavoratori delle imprese spiazzate dalla economia digitale. Ma per sfruttare queste opportunità serviranno politiche industriali e dei servizi innovative di sviluppo di questi settori nuovi, di cui il nostro paese è stato tradizionalmente carente, anche per fronteggiare sfide meno distruttive.

Tali politiche dovranno essere mission oriented su ambiti essenziali come la indipendenza energetica e tecnologica, e incorporare la competizione come elemento essenziale, evitando salvataggi di imprese decotte (cfr. le analisi e proposte di L. Baccaro, Capitalismi a confronto: export, domanda interna e creazione diretta di lavoro, Astrid on line 10 aprile 2026). Queste politiche dovranno inoltre essere integrate da istituzioni, anche temporanee come il SURE, in grado di accompagnare la moltitudine di imprese e lavoratori nelle transizioni. A questo fine sarà necessario rafforzare gli strumenti di accompagnamento esistenti, e probabilmente sperimentarne nuovi, anche temporanei, in grado di fronteggiare rischi emergenti, come è stati previsto dall’Unione europea durante il covid (il cd SURE) e come suggerisce il documento Open Ai (vedi i contributi nel volume Mercato del lavoro, politiche attive e formazione nella  doppia transizione, a cura di  A, Alaimo, L. Corazza, V. Speziale , L. Tebano, Milano , F. Angeli , 2026). In questa direzione sono necessari strumenti efficaci non solo per rendere queste transizioni sostenibili socialmente ed economicamente, ma anche per superare le resistenze esistenti, non solo in Italia, ad accettare le innovazioni tecnologiche e organizzative richieste per competere.  Anzi, andrebbero integrate con misure più ampie di protezione dai rischi e di welfare attivo per evitare che il disagio sociale e le diseguaglianze si diffondano, alimentando reazioni sociali diffuse e spinte a sostegno di politiche populiste.

Il documento richiama la necessità di reimmaginare il contratto sociale mediando fra capitale e lavoro e incoraggiando una migliore distribuzione dei benefici del progresso tecnologico. Si tratta di una prospettiva certo da sostenere, ma essa non considera come queste rilevanti modifiche possano essere socialmente e politicamente sostenute, con il contributo dei lavoratori, non solo come singoli ma delle loro organizzazioni. Il sollecito del paper a dare voce ai lavoratori è positivo, ma generico ed è finalizzato solo alla collaborazione col management. Non c’è alcun cenno alla contrattazione collettiva che in Europa è lo strumento principe della voce organizzata dei lavoratori.

Una proposta avanzata dal paper utile a migliorare la distribuzione dei redditi a favore del lavoro è quella di rendere più equilibrato il sistema fiscale aumentando il contributo dei redditi da capitale, sperimentando forme di imposizione sul lavoro automatizzato e prevedendo forme incentivanti sui salari. E’ previsto anche un fondo di ricchezza pubblica per distribuire risorse a ogni cittadino.

Le proposte di Open AI per gli aspetti finora citati, compresa questa ultima alquanto innovativa, mi sembrano condivisibili e corrispondono a ipotesi discusse anche in sede europea nel dibattito fra esperti e politici riformisti. Non altrettanto convincenti mi sembrano le indicazioni da ultimo ricordate e l’assunto di fondo su cui si basano. Il motivo è quello sopra accennato, cioè che l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro, in primis i salari, non può perseguirsi per il solo tramite di incentivi o di interventi provenienti da un sistema, ancorché riorientato, senza la partecipazione dei lavoratori e senza il rafforzamento/rinnovamento degli strumenti che la rendono efficace sul piano non solo individuale ma collettivo e istituzionale.

Più in generale la visione riformatrice proposta dal documento sembra potersi realizzare quasi per forza propria, a prescindere dalla partecipazione della società civile organizzata e da un rinnovamento delle istituzioni democratiche utile a favorire tale partecipazione e a rendere più efficace la voce dei cittadini. Sembra prevalere la fiducia nella capacità del sistema di evolvere positivamente senza traumi e senza interventi istituzionali e sociali che sostengano il percorso verso gli obiettivi indicati. In ogni caso è evidente la distanza dalla concezione costituzionale europea che valorizza i corsi intermedi come veicolo essenziale della democrazia partecipativa e anche dal dibattito in corso su come migliorare il funzionamento delle strutture democratiche ricevute dal passato. Una critica radicale al riguardo è stata avanzata da Paolo Benanti (Il sole 24 ore, 22 aprile 2026, p.16), che ha contestato la legittimità di proposte provenienti da un soggetto come Open AI che ha tutto l’interesse e il potere di orientarne i contenuti. L’autore rileva che la legittimità delle proposte politiche si misura dal consenso di quelli cui sono dirette e non può essere sostituita dalla eccellenza tecnica, osservando che “un contratto sociale per l’età della intelligenza artificiale è necessario, ma non può esser esternalizzato a chi di quella intelligenza è al tempo stesso produttore, proprietario e principale beneficiario”.

Tiziano Treu

Questo scritto sviluppa e amplia un testo pubblicato sulla rivista Formiche dell’aprile 2026.

Tiziano Treu

Tiziano Treu

Presidente CNEL

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