Acciaierie d’Italia in AS ha inviato oggi l’istanza di esame congiunto per l’avvio della nuova cassa integrazione guadagni straordinari prevista per le aziende in amministrazione straordinaria.
La richiesta della Cigs, trasmessa al Ministero del lavoro, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nonché alle rappresentanze sindacali unitarie e alle organizzazioni sindacali, interesserà un numero medio di dipendenti fino ad un massimo di 5.200 e riguarderà tutti i siti della società. L’utilizzo della Cigs, spiega l’azienda, “farà perno su trasparenti criteri di forte rotazione del personale, sarà strettamente connesso ai livelli di produzione degli stabilimenti e consentirà di ultimare il piano di ripartenza con l’attivazione dopo l’estate del secondo altoforno”.
La società, sottolinea è “consapevole di richiedere alle proprie persone un forte sacrificio e ha manifestato interesse nel voler continuare ad investire su un modello di relazioni industriali responsabile”.
Critici i sindacati. Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil , la richiesta di avvio della cassa integrazione “viola gli impegni presi per la ripartenza. Il raddoppio della cassa integrazione è ingiustificabile dal momento che dobbiamo affrontare le manutenzioni ordinarie e straordinarie, e non la fermata della produzione di acciaio”. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm-Uil, parla di “disastro sociale, ambientale, occupazionale e produttivo”, per cui si rende necessaria la convocazione immediata “del tavolo permanente aperto a Palazzo Chigi con la presenza della Presidente Meloni”.
Iniziativa sposata dallo stesso Scapa: “La Presidente del Consiglio e i Ministri competenti si assumano le loro responsabilità e convochino le organizzazioni sindacali e i commissari straordinari per un confronto che rimetta al centro un asset fondamentale per l’industria del Paese. Come Fiom-Cgil vogliamo discutere di lavoro e di un piano di ripartenza che garantisca prospettive per la produzione, l’occupazione, la salute e la sicurezza e l’ambiente”.
“Oggi è l’ultimo atto della tragedia dell’ex Ilva, questa volta grazie al Governo e ai Commissari straordinari”, ha proseguito Palombella. “Rispediamo al mittente la richiesta di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di Acciaierie d’Italia. Non si è mai vista una cassa integrazione non legata a un piano industriale, ma alla durata del commissariamento. È assurdo passare da una richiesta di cassa integrazione per 3mila persone a una richiesta per 5.200, quindi dal 30% a oltre il 50% dei lavoratori. A Taranto quasi il 60% dei lavoratori sarà in cassa integrazione, ci saranno più lavoratori a casa che in fabbrica, è intollerabile”.
“Da febbraio – ha sottolineato – aspettiamo la risalita produttiva, i mille interventi di manutenzione previsti con il rientro a lavoro di tutti i manutentori, gli investimenti e il riavvio degli impianti e invece oggi siamo con una produzione al lumicino, impianti fermi, l’aumento della cassa integrazione e solamente un altoforno su tre in marcia. Come se non bastasse oggi arriva questa richiesta assurda che porterebbe alla chiusura totale dell’ex Ilva”.
“Da tempo denunciamo una situazione che non è più sostenibile e il pericolo che corrono le migliaia di lavoratori e tutti gli stabilimenti”, ha concluso Palombella. “Non conosciamo ancora nemmeno il piano industriale. Come è possibile conciliare la vendita di Acciaierie d`Italia con tutto questo? Cosa mette il Governo sul mercato, la cassa integrazione o un piano industriale credibile e con i giusti investimenti?”.
Meno sorpresi dalla Fim-Cisl. Così il segretario nazionale Valerio D’Alò: “Non ci stupisce l’invio quest’oggi della nuova procedura di Cassa da parte di Acciaierie D’Italia – in ritardo anche rispetto ai tempi che avevamo immaginato”, che condivide l’urgenza di un confronto con il sindacato “perché abbiamo già posto sia all’Azienda che al Governo alcune necessità per noi imprescindibili a partire da turnazioni che rispettino leggi e contratti, come pure la salvaguardia e tutela degli impianti e molte delle altre esigenze di carattere produttivo che devono essere discusse con noi”.
“Non lasceremo – conclude il segretario della Fim-Cisl – che la cassa integrazione sia gestita nello stesso stile e modalità della “gestione Morselli” -e come Fim faremo tutto perché ai lavoratori possa essere riconosciuto un ristoro maggiore possibile rispetto alla Cassa Integrazione.”
e.m.























