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Home - Notizie del giorno - Istat, peggiora la povertà assoluta: coinvolte 2,18 mln di famiglie, pesa l’accelerazione dell’inflazione 

Istat, peggiora la povertà assoluta: coinvolte 2,18 mln di famiglie, pesa l’accelerazione dell’inflazione 

20 Giugno 2024
in Notizie del giorno, In evidenza
Ocse, in Italia serve tassa patrimoniale contro disguaglianze sociali

Nel 2022, sono in condizione di povertà assoluta oltre 2,18 milioni di famiglie (8,3% del totale delle famiglie residenti, da 7,7% nel 2021), per un totale di oltre 5,6 milioni di individui (9,7%, in crescita dal 9,1% dell`anno precedente). Il peggioramento della povertà assoluta è imputabile, in larga misura, alla forte accelerazione dell`inflazione. È quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat.

I minori colpiti dalla povertà assoluta sono 1 milione 269 mila, appartenenti a 720 mila famiglie. Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre 1 milione 700 mila, con un`incidenza della povertà assoluta tra gli stranieri pari al 34,0%, valore di oltre quattro volte e mezzo superiore a quello degli italiani.

La situazione è particolarmente critica per chi vive in affitto: oltre 983 mila famiglie in povertà assoluta vivono in affitto (45% delle famiglie povere). L`incidenza della povertà assoluta tra le famiglie in affitto è del 21,2%, mentre tra quelle che vivono in abitazioni di proprietà è del 4,8%. Entrambi i valori sono in crescita rispetto al 2021. Nel 2022, l`incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,7%), con un picco nel Sud (11,2%) seguito da Nord-est (7,9%) e Nord-ovest (7,2%); il Centro conferma i valori più bassi di incidenza (6,4%).

Nel 2022, sono in condizione di povertà relativa oltre 2,6 milioni di famiglie (10,1% del totale delle famiglie residenti, in calo dal 10,9% del 2021), per un totale di 8,2 milioni di individui (14,0%, in calo rispetto al 14,8% dell`anno precedente). Nel 2022, l`incidenza della povertà relativa familiare decresce nel Mezzogiorno (19,3% rispetto al 21,2% nel 2021); in particolare, nel Sud passa dal 23,1% al 20,6%, mentre le restanti ripartizioni mostrano stabilità.

Nel 2022, nel Mezzogiorno vive in condizione di grave deprivazione materiale e sociale il 9,3% della popolazione residente (oltre 1,8 milioni di individui), mentre nel Nord-est l`1,6% (oltre 182mila individui).

Nel 2021, il reddito familiare netto medio annuo è di 33.798 euro (2.816 euro al mese), ma essendo la distribuzione dei redditi asimmetrica la metà delle famiglie non supera i 26.979 euro (2.248 euro al mese). È quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat. La distribuzione del reddito a livello regionale mostra sostanziali differenze: Calabria e Sicilia sono le regioni dove la diseguaglianza, misurata in termini di concentrazione del reddito, è più elevata, mentre la maggiore uniformità nella distribuzione dei redditi si registra nelle Marche e nella Valle d`Aosta. La disuguaglianza nella distribuzione del reddito in Italia è superiore alla media Ue.

Nel 2022, la spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è pari in valori correnti a 2.625 euro, in marcato aumento (+8,7%) rispetto al 2021, ma la crescita in termini reali è pressoché nulla, per effetto dell`inflazione (+8,7% la variazione su base annua dell`Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell`Unione europea – Ipca). Le famiglie spendono in media 482 euro mensili per prodotti alimentari e bevande analcoliche, mentre la spesa per beni e servizi non alimentari è di 2.143 euro al mese.

Il capitolo di spesa che pesa maggiormente è quello per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, manutenzioni ordinarie e straordinarie per un totale di 1.010 euro al mese (38,5% della spesa media familiare totale). Nel Nord-ovest si spendono in media 755 euro in più del Mezzogiorno. Le regioni con la spesa media mensile più elevata sono Trentino-Alto Adige/ Südtirol (3.466 euro) e Lombardia (3.051 euro), mentre Puglia e Calabria sono quelle con la spesa più contenuta (rispettivamente, 1.983 e 1.839 euro al mese).

Nonostante ciò, nel 2023, rispetto all`anno precedente, aumenta la percentuale delle persone molto o abbastanza soddisfatte per la propria situazione economica (59,5%). Il Nord-ovest (63,4%) è l`area geografica in cui questa percentuale è più elevata, mentre il Mezzogiorno è l`area con la minor percentuale di soddisfatti (53,4%).

Quanto al capitolo occupazione, nel 2023 i giovani che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, sono circa il 16,1% della popolazione di età tra i 15 e i 29 anni. La quota è più elevata tra le femmine (17,8%) che tra i maschi (14,4%) e nel Mezzogiorno risulta il doppio (24,7%) del Centro-nord (11,2%). L`Italia è tra i paesi con le percentuali di Neet più elevate.

Nel 2023 il tasso di occupazione (20-64 anni) sale al 66,3% (+1,5 punti percentuali rispetto al 2022). Evidente lo squilibrio di genere a sfavore delle donne, 56,5% a fronte del 76% dei coetanei uomini, mentre a livello territoriale i divari sono marcati: nel Centro-nord sono occupate oltre sette persone su 10, mentre nel Mezzogiorno solamente cinque persone su 10; gli estremi variano tra il 48,4% di Calabria e Campania e il 79,6% della Provincia autonoma di Bolzano/Bozen. Nel confronto europeo (dati al 2022), pur essendosi ridotto il divario con la media Ue, l`Italia scende all`ultima posizione dei Paesi Ue a seguito del miglior andamento della Grecia; inoltre, per quanto riguarda il divario di genere, peggiora la distanza dal resto dell`Ue.

Sempre nel 2023, l’incidenza del lavoro a termine scende al 16% (-0,8 punti percentuali rispetto al 2022). La quota dei lavoratori a tempo determinato è più elevata nel Mezzogiorno (21,5%). Al contempo , si registra una lieve riduzione degli occupati part-time, la cui incidenza scende complessivamente al 18% con forti differenze tra maschi (8,1%) e femmine (31,5%).

In calo il lavoro irregolare che, però, nel 2021 incide ancora in misura rilevante e coinvolge l`11,3% degli occupati.

Il Mezzogiorno presenta l`incidenza più elevata (15,6%) con la Calabria che registra il valore più alto (19,6%); al Centro è il Lazio a presentare il tasso più elevato (13,6%). Il Nord-est mantiene in media la minor incidenza, con il valore più basso nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen (7,9%). Il lavoro sommerso, oltre a essere maggiormente diffuso nelle unità produttive più piccole, è caratterizzato da forti specificità settoriali: nelle costruzioni il tasso di irregolarità nel Mezzogiorno (19,4%) è più alto della media nazionale di 5,8 punti percentuali; il settore dei servizi presenta una variabilità territoriale più contenuta rispetto agli altri settori.

Nel 2023, il tasso di disoccupazione (15-74 anni) diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al 2022 attestandosi all`7,7% con differenze tra la componente femminile e maschile della popolazione (rispettivamente 8,8% e 6,8%). Forti le differenze territoriali con il valore del Mezzogiorno (14,0%) che, seppure in calo, supera di oltre tre volte quello del Nord-est (4,4%) e di oltre due quello del Centro, con un picco del 17,4% in Campania. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) diminuisce, rispetto all`anno precedente, attestandosi al 22,7%. Anche tra i giovani, l`indicatore si conferma più elevato per la componente femminile (25,2% a fronte del 21,1% di quella maschile). In diminuzione la quota di disoccupati che cercano lavoro da almeno un anno (-2,5 punti percentuali), con un valore pari al 54,8%.

Nel 2023, il tasso di mancata partecipazione (15-74 anni), che dà conto di quanti sono disponibili a lavorare, pur non cercando attivamente lavoro, dopo il forte calo del 2022, registra un`ulteriore, ma meno intensa, riduzione (-1,4 punti percentuali), attestandosi al 14,8%: comunque più alto per le femmine di quasi 6 punti percentuali rispetto ai maschi.

Il valore del Mezzogiorno (28%) è tre volte superiore a quello del Centro-nord. Il divario di genere a sfavore delle donne (5,7 punti percentuali a livello nazionale), registrato nel Mezzogiorno (11,7 punti), è superiore del doppio di quello nazionale, mentre è di 4 punti percentuali nel Centro-nord.

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