L’amministratore delegato di Poste italiane, Matteo Del Fante, ritorna, dalle colonne del Financial Times, sull’offerta da 10,8 miliardi di euro per Telecom Italia, rispondendo alle critiche secondo cui l’accordo riporterebbe l’azienda in mano a un campione nazionale sostenuto dallo Stato. “Abbiamo dimostrato di essere un’azienda di mercato”, ha affermato Del Fante in una intervista al quotidiano britannico.
“Questo accordo aumenterebbe il flottante del gruppo, poiché la partecipazione dello Stato nell’entità risultante dalla fusione scenderebbe dal 65% al 50% e verrebbero emesse nuove azioni per gli investitori di Tim”, ha spiegato l’Ad. “In questo senso – ha detto – si tratta di un passo verso il mercato”. Per Del Fante “l’offerta è equa, prevediamo di iniziare a pagare un dividendo, cosa che gli azionisti di Tim non ricevono da cinque anni”.
“Poste è storicamente un’azienda orientata al consumatore, mentre Tim è più forte nel rapporto con le aziende e la pubblica amministrazione. Questo amplierebbe la nostra base di clienti e rafforzerebbe la nostra offerta tecnologica”, ha quindi evidenziato il manager.
Del Fante ha quindi spiegato che chi oggi possiede azioni Tim e accetta l’offerta, continuerà a beneficiare dei vantaggi: il punto, ha detto, “non è solo il valore che offriamo immediatamente, ma la possibilità di trarre vantaggio dalle sinergie future e da una traiettoria di crescita più solida sotto la guida di Poste”.
Del Fante prevede che l’accordo si concluda entro settembre. Il gruppo risultante dalla fusione diventerebbe il più grande datore di lavoro in Italia, con oltre 150.000 dipendenti.




























