Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica dell’Italia, per cui ora indica un più 0,5% del Pil sia quest’anno che il prossimo. I dati, contenuti nell’ultimo World Economic Outlook sono in entrambi i casi di 0,2 punti percentuali più bassi rispetto alle stime dello scorso gennaio. Una revisione in linea con quella generale per l’area euro, per cui ora il Fmi prevede più 1,1% di crescita quest’anno e più 1,2% il prossimo.
Per la Germania, il Fmi ha tagliato le stime di 0,3 punti su entrambi gli anni, al più 0,8% sul 2026 e al più 1,2% sul 2027. Per la Francia prevede più 0,9% di crescita sul 2026 e su 2027. Per la Spagna più 2,1% di crescita quest’anno e più 1,8% il prossimo.
Per l’inflazione media nell’area euro è prevista quest’anno un’accelerazione del 2,6%, dal 2,1% del 2025, per poi attenuarsi al 2,2% nel 2027. L’obiettivo di politica monetaria della Bce sull’inflazione è di averla al 2% sul medio periodo.
Quanto alla crescita economica globale, il Fmi ha tagliato le previsioni di quest’anno al più 3,1%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio. Per il 2027 l’istituzione conferma l’attesa di una espansione globale del 3,2%. A livello globale, l’inflazione è prevista in accelerazione al 4,4% quest’anno e poi in moderazione al 3,7% il prossimo. Ma queste sono le attese dello scenario di base.
Il Fmi ha poi elaborato uno scenario “avverso”, peggiore soprattutto dal punto di vista del conflitto in Iran con cui la crescita quest’anno rallenterebbe al 2,5% e l’inflazione raggiungerebbe il 5,4%. Infine, anche ipotizzato uno scenario “grave”, con cui la crescita globale si ridurrebbe al 2% quest’anno e l’inflazione supererebbe il 6%.
Queste previsioni sono “dominate dai rischi al ribasso”, avverte il Fmi. “Le tensioni geopolitiche potrebbero peggiorare anche più di quanto non lo siano già, portando la situazione nella peggiore crisi energetica dei tempi moderni; oppure potrebbero esplodere le tensioni politiche”, avverte l’istituzione di Washington.
Il Fmi ha limato di 0,1 punti la stima di crescita degli Stati Uniti di quest’anno al 2,3%, mentre ha alzato in misura analoga quella sul 2027 al 2,1%. Per l’area euro ha tagliato di 0,2 punti l’attesa di crescita su entrambi gli anni, rispettivamente al più 1,1% e al più 1,2%. Tagli analoghi per l’Italia, sui cui è atteso un più 0,5% del Pil sia su quest’anno che sul prossimo. Per il Giappone ha confermato l’attesa di un più 0,7% sul Pil 2026 e un più 0,6% sul 2027.
Passando ai nuovi giganti economici globali, il Fmi ha limato di 0,1 punti la crescita attesa sulla Cina quest’anno al più 4,4% e confermato al più 4% il Pil 2027. Per l’India ha alzato di 0,1 punti le attese sul 2027 e il 2026, in entrambi i casi al più 6,5%. Il Fmi poi alzato di 0,3 punti la previsione di crescita economica di quest’anno della Russia al più 1,1% e di 0,1 punti quella sul prossimo, sempre al più 1,1%.
Drastici tagli alle previsioni di crescita economica di tutti i paesi del Golfo Persico. A cominciare dall’Iran, per cui ora l’istituzione prevede una recessione del 6,1% quest’anno, cui dovrebbe seguire un parziale recupero con un più 3,2% del Pil sul 2027. Sempre per l’Iran, il Fmi stima un’inflazione a quasi il 70% quest’anno (68,9%), peraltro dopo il 50,9% del 2025, e al 39,6% del 2027.
Anche più acuta la recessione prevista sul Qatar, meno 8,6% sul Pil 2026 a cui però è atteso un rimbalzo completo sul 2027, con un più 8,6% del Pil. Per l’Iraq il Fmi prevede un meno 6,8% del Pil quest’anno e un più 11,3% il prossimo. Per il Kuwait meno 0,6% quest’anno e più 2,8% il prossimo. Per il Bahrein meno 0,5% quest’anno e più 4,5% il prossimo.
Sempre collegato al conflitto in Iran, per Israele il Fmi prevede invece un rafforzamento della crescita quest’anno al più 3,5% (dal più 2,9% del 2025) e una ulteriore accelerazione al più 4,4% nel 2027.





























