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Home - Rubriche - Giochi di potere - Il sovranismo si scopre in crisi, tutti in fuga da Calamity Trump

Il sovranismo si scopre in crisi, tutti in fuga da Calamity Trump

di Alberto Gentili
20 Aprile 2026
in Giochi di potere
Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Uniti

Doveva essere una prova di forza, la dimostrazione plastica che l’ultra destra sovranista è viva, vegeta e in buona salute. Invece Matteo Salvini, sabato in piazza Duomo, ha inanellato l’ennesimo flop. Ai piedi della Madonnina, a inneggiare alla remigrazione, alla cacciata dei migranti rispedendoli nei loro Paesi di origine, ci saranno state non più di duemila persone. A essere generosi. Neppure la presenza del presidente del Rassemblement national Jordan Bardella e dell’olandese Geert Wilders, le due star nere piombate da oltre confine per sostenere L’”amico Matteo”, è riuscita a mobilitare il popolo leghista.

Il mezzo fallimento della reunion di Milano, preparata da Salvini per settimane con un importante battage pubblicitario, va inserita nel solco della crisi che sta vivendo il sovranismo. Il vento è girato da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, facendo carta straccia del diritto internazionale e attaccando l’Iran senza valutare il disastro che questa guerra avrebbe avuto sull’economia, i prezzi, i salari, la povertà, il futuro complessivo del pianeta. Di colpo le vele dell’ultra destra si sono afflosciate: la gente appare improvvisamente stufa della propaganda che sollecita le viscere, soffia sulle paure, ma non offre risposte al disagio sociale ed economico.

I casi più clamorosi di questa virata: la batosta di Giorgia Meloni al referendum sulla giustizia e la sconfitta del premier ungherese Viktor Orban, dopo ben sedici anni di “democrazia illiberale”. E pensare che in suo soccorso Trump aveva mandato a Budapest JD. Vance, ma la presenza del vicepresidente Usa invece che aiutare l’autocrate, ha finito per affossarlo. Poi, tanto per gradire, il pazzo di Mar-a-lago ha pensato bene di scagliarsi contro Papa Leone e la premier italiana che per 18 mesi le aveva fatto da entusiasta cheerleader: “Inaccettabile, codarda, irriconoscente…”. E chi più ne ha, più ne metta. La dimostrazione che il sovranismo non conosce amici, fedeltà, lealtà e se ne infischia delle alleanze. Questo perché quando il credo politico si condensa esclusivamente della difesa del proprio interesse nazionale, non c’è amicizia o legame che tengano. Anzi, gli amici sono amici solo e soltanto quando possono essere utili e utilizzabili.

La “nuova verità”, la scoperta che il presidente americano è politicamente tossico, è stata compresa perfino da Salvini. Tant’è che il leader leghista, arrivato nei mesi scorsi a proporre il Nobel per la pace a The Donald e a giustificarne ogni pazzia (dazi compresi), in piazza Duomo non ha mai nominato Trump. Neppure di striscio. E da qualche settimana il capo del Carroccio ha cominciato a criticarlo apertamente per i disastri innescati dalla guerra in Iran: gli autotrasportatori che hanno visto schizzare il gasolio alle stelle devono avergli spiegato qualcosa e qualcosa devono aver detto a Matteo anche gli agricoltori strozzati dall’impennata dei fertilizzanti e carburanti.

Il fuggi-fuggi da Trump e dai suoi eccessi è ormai un fenomeno globale. Fino al disastro iraniano, i filo nazisti di Alternativa per la Germania (Afd) guidati da Alice Weidel e Tino Chrupalla erano legati a filo doppio con il movimento Maga di Trump: Elon Musk l’anno scorso invocava la loro vittoria e il solito JD. Vance dal palco della conferenza di Monaco li esaltava in funzione anti-europea. Ma ora i due criticano apertamente Trump per la guerra e hanno cancellato la missione alla corte di The Donald. Non solo, i filo-nazisti dicono apertamente che il sostegno di Trump è ormai una iattura. “L’ostentata dimostrazione di amicizia a Orban è stato un peso insostenibile per il premier ungherese…”, ha fotografato il parlamentare di Afd, Matthias Moosdork.

Non va meglio tra il tycoon e Nigel Farage, il capo dei populisti britannici di Reform Uk. L’ideatore della Brexit, l’uomo che nel 2016 confessò allegramente di avere vinto il referendum contro la Ue “dicendo una montagna di bugie”, non fa passare occasione per prendere le distanze da calamity-Trump. E lo stesso copione è recitato in Polonia dal Pis (il partito Diritto e libertà): tutti a fuggire dalla tossicità del presidente americano. Dell’Italia, abbiamo detto.

Chissà se il sovranismo sopravviverà a chi si crede Dio, scatena guerre, affama il mondo, insulta il Pontefice. Per il verdetto non bisognerà attendere troppo: a novembre negli States ci sono le elezioni di Midterm che potrebbero azzoppare Trump.  Chi ci crede, preghi.

 

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Alberto Gentili

Giornalista

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