Scatta lo stato di agitazione dei lavoratori delle farmacie speciali per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 dicembre 2024 e applicato agli oltre 6mila dipendenti delle imprese gestite o partecipate dagli enti locali, esercenti farmacie, parafarmacie, magazzini farmaceutici all’ingrosso e laboratori farmaceutici. A proclamarlo sono stati i sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs al termine dell’ennesimo confronto con Assofarm, l’associazione datoriale di settore, che non ha prodotto risultati ritenuti soddisfacenti.
Per le organizzazioni sindacali la proposta complessiva avanzata dalla controparte resta insufficiente sia sul piano economico che su quello normativo e non coerente con le richieste contenute nella piattaforma rivendicativa presentata unitariamente. Al centro della vertenza il tema del salario, con la necessità di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, insieme con la valorizzazione delle professionalità e al riconoscimento del ruolo sempre più centrale svolto dai lavoratori delle farmacie pubbliche, oggi presidio sanitario di prossimità e punto di accesso ai servizi per i cittadini.
Secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs la proposta datoriale non tiene adeguatamente conto dell’evoluzione del settore, segnata dall’introduzione della farmacia dei servizi, dall’ampliamento delle attività e dall’aumento delle responsabilità professionali, né risponde alle esigenze di miglioramento delle condizioni di lavoro e di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
Con la proclamazione dello stato di agitazione, le organizzazioni sindacali hanno richiesto l’attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione prevista dalla normativa vigente. E’ stata inoltre convocata per il 24 aprile la riunione del coordinamento nazionale unitario per valutare l’andamento della vertenza e definire le iniziative di mobilitazione.

























