Un incidente stradale avvenuto in località Ca’ Lino di Chioggia (Venezia), lungo l’Idrovia Sant’Anna, è costato la vita a tre lavoratori di nazionalità marocchina che si stavano recando al lavoro nei campi agricoli della zona. Le vittime sono Abdelghani Gari,Yassin Mazi, 28, e Saif El Arno, rispettivamente di 33, 28 e 36 anni. Il furgoncino aveva a bordo nove lavoratori. Sei di loro sono riusciti a uscire autonomamente dal veicolo prima dell’arrivo dei soccorritori.
Dure le reazioni dei sindacati. Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai Cgil denuncia la necessità “non più rinviabile” di soluzioni a quelli che sono i principali elementi alla base di queste tragedie: orari sfiancanti, stanchezza, problemi legati al riconoscimento delle patenti di guida per i lavoratori stranieri e mezzi vetusti. “Trasporto, intermediazione illecita e alloggi sono i tre ingredienti su cui proliferano e si infiltrano criminalità e caporali, alimentando la filiera dello sfruttamento lavorativo che fa leva sullo stato di bisogno dei lavoratori e delle lavoratrici agricole, ancor più se stranieri”. In attesa dell’esito delle indagini, “resta il dolore per tre giovani vite spezzate e l’ennesima scia di sangue sulle strade che portano ai nostri campi”.
Da un lato il sindacato rimarca “il fallimento delle politiche del PNRR” sulle condizioni alloggiative per il superamento dei “ghetti della vergogna”, parlando di “ennesima occasione sprecata per dare dignità a chi ogni giorno si spezza la schiena per portare il cibo sulle nostre tavole”. Dall’altro, aggiunge Guardaldi, “sui trasporti rivendichiamo un intervento pubblico di governo dei trasporti per il lavoro agricolo. Esistono buone pratiche che devono essere emulate: nel ferrarese, poco distante dal luogo della tragedia, la sezione territoriale del lavoro agricolo di qualità ha promosso linee di trasporto legali e sicure, così come a Cassano allo Ionio grazie all’intervento dell’amministrazione comunale”. Il sindacato chiede un intervento urgente del governo “per rispondere al dramma dei trasporti in agricoltura e per togliere, finalmente, acqua al mulino dell’illegalità e dell’intermediazione”.
Giosuè Mattei, segretario generale Flai Cgil Veneto, sottolinea che con l’avvio della stagione di raccolta estiva, e con l’intensificarsi delle attività di raccolta, ogni giorno più di 6.000 braccianti invisibili ai report, alle statistiche e alle istituzioni attraversano il Veneto in lungo e in largo per raccogliere frutta e ortaggi. “Questi lavoratori sono vittime di sfruttamento lavorativo e caporalato, e talvolta sono ridotti in schiavitù, vittime del combinato disposto della legge Bossi Fini, concausa dello sfruttamento, e dei decreti flussi che alimentano lavoro irregolare a basso costo e rendono i lavoratori ricattabili, disposti a qualsiasi cosa pur di guadagnare qualche euro, finendo nella rete dell’illegalità senza poterne uscire. Per i tragici fatti di stamattina, attendiamo di capire gli sviluppi e i contorni della vicenda, ma intanto ci stringiamo nel dolore per tre vite spezzate mentre andavano a lavorare per guadagnarsi da vivere.”
“Erano persone venute nel nostro Paese per riscattarsi dalla povertà”, dice il segretario generale di Uil Veneto Roberto Toìgo, “che all’alba erano già sulle nostre strade per iniziare una giornata di lavoro e che ingrossano il conto delle vittime, in questo caso di quelle in itinere”. La provincia ha contato 4 morti sul lavoro la scorsa settimana e tutto il Veneto sfiora i 30 decessi dall’inizio dell’anno: “Numeri inaccettabili, scandalosi. Cosa deve ancora succedere perché il tema della sicurezza sul lavoro diventi la priorità in questa Regione? Quante vittime dovremo ancora contare prima che si intervenga? Quello di Chioggia è un incidente in itinere, non c’entrano i protocolli e i controlli. Ma non si può continuare a morire di lavoro”.
























