Segretaria la Filca ha espresso un giudizio positivo sul Piano Casa. Perché?
Il primo fatto positivo che riconosciamo al Piano Casa è che c’è un Piano Casa. Stiamo parlando di un’emergenza sociale che entra nell’agenda politica e che si prova ad aggredire con un programma di 100mila alloggi in 10 anni a prezzi calmierati. Il giudizio è positivo anche perché si parla di rigenerare periferie e zone di degrado sociale. Il coinvolgimento del territorio è per la Filca elemento fondamentale
L’impianto del Piano è sufficiente per far fronte all’emergenza lavorativa?
Si può certamente discutere sul fatto che le risorse siano o meno sufficienti ma va riconosciuto al governo la volontà politica di affrontare un tema che affligge molte nostre città e che può dare anche ossigeno a un settore che ha visto finire la stagione dei bonus e ora sta per vedere volgere al termine quella del Pnrr.
Le risorse messe sul piatto sono in linea con il fabbisogno abitativo anche alla luce del caro materiali?
Sicuramente le risorse non sono abbastanza per dare una risposta completa a un problema che affligge sia i piccoli centri abitati che le grandi città con maggiore intensità. Un ragionamento di ampio respiro deve aver cura di argomentazioni complesse come il consumo del suolo zero e la desertificazione dei centri periferici. Ma è pur vero che sono capitali che possono essere visti come una leva capace di attivare altri investimenti. Il caro materiali è un tema che ha sempre impattato nel nostro settore perché nel momento in cui si fa una gara di appalto c’è la previsione di quelli che saranno i costi di produzione che poi possono mutare a causa di fenomeni esogeni, come le criticità geopolitiche. Ma non possiamo prescindere dalla previsione, introdotta a gennaio, della revisione automatica dei prezzari regionali, che come Filca abbiamo proposto e sollecitato. Auspichiamo che l’aggiornamento previsto ci permetta di monitorare le variazioni di prezzo in modo immediato consentendoci di agire con tempestività ed evitare il fermo delle opere.
Che cosa vi aspettate dall’esecutivo sul paino del dialogo per accompagnare l’attuazione del Piano?
Al momento non è stato stabilito un percorso. È chiaro che noi ci aspettiamo il confronto. Come Filca abbiamo in mente un dialogo che verta su un piano di ampio respiro, Ci aspettiamo che nel nostro settore si ragioni di un grande patto tra tutti i soggetti, a vario titolo coinvolti e che risponda alle esigenze, tutte interconnesse, relative a: rigenerazione urbana, messa in sicurezza del territorio infrastrutture. Il Piano Casa impatterà sulle regioni, sulle ristrutturazioni delle abitazioni Erp, ossia l’edilizia popolare regionale, per cui ci sarà un commissario ad hoc, e noi ci aspettiamo che ci sia un dialogo a tutti i livelli, nazionale e locale. questo perché il sindacato è quel presidio di legalità nella certificazione e nell’assegnazione degli appalti e nella loro esecuzione, perché viviamo in mezzo ai lavoratori e conosciamo i bisogni del mondo del lavoro e le esigenze dei singoli territori.
Per sostenere economicamente il Piano la maggioranza prevede l’ingresso dei privati. Vedete in questo un potenziale pericolo alla missione sociale del Piano?
Non vediamo un pericolo nel partenariato pubblico privato. Le energie virtuose se messe a sistema generano quell’effetto moltiplicatore al quale prima facevo riferimento. Inoltre crediamo che il privato da poter coinvolgere non debba necessariamente essere un privato tout court.
Un esempio?
Ad esempio i fondi pensione potrebbero essere un soggetto capace di generare valore nell’economia reale. È chiaro che con la legislazione attuale non potrebbero intervenire in azioni di questo tipo.
Qual è la reale necessità di abitazioni in Italia?
arrivare a dei dati oggettivi è molto complesso. I 100mila alloggi sono un inizio ma non solo la soluzione definitiva. Come categoria che rappresenta i lavoratori dell’edilizia rileviamo che il patrimonio immobiliare è vetusto ed appare di grande evidenza la necessità di un intervento massivo. Una politica di efficientamento del costruito, unita ad un’attenzione alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla infrastrutturazione del Paese sono oggi priorità.
La filiera è pronta a far camminare il Piano Casa?
Il settore è pronto , dopo il superbonus e il Pnrr si libereranno le risorse umane necessarie per affrontare questa nuova sfida. La nostra rete dei Formedil, il sistema bilaterale della formazione in edilizia, è in grado di formare e riqualificare i lavoratori per acquisire le nuove competenze che si rendessero necessarie.
Tommaso Nutarelli



























