Non poteva mancare il riferimento alla complessa situazione geopolitica nella relazione del segretario Fulvio Furlan, che ha aperto l’ottavo congresso della Uilca dal titolo “Volti al futuro”. Un titolo dal duplice significato: volti inteso come visi, facce, e volti come rivolti al futuro incerto che ci attende.
Il precedente congresso della Uilca si era tenuto quattro anni fa “quando l’illegale invasione dell’Ucraina da parte della Russia era iniziata da qualche mese. Auspicavamo che il conflitto si risolvesse in breve tempo” ha detto Furlan, “ma in questi quattro anni il mondo si è incendiato ulteriormente”. Il riferimento è a quanto sta succedendo in Palestina e alla crisi iraniana.
Dopo “il brutale attacco terroristico di Hamas contro Israele e i suoi cittadini inermi” è seguita una risposta che il numero uno della Uilca ha definito “altrettanto inumana di questo stato sui territori palestinesi, con l’uccisione indiscriminata e criminale di civili, donne e bambini.
Uno sterminio sistematico, di cui non si può non cogliere la differenza tra uno messo in atto da terroristi e l’altro perpetrato da uno Stato, che si definisce democratico, ma mai abbastanza condannato dall’opinione pubblica mondiale per la sua politica di invasione, sopraffazione, violazione delle regole”.
L’attacco di Stati Uniti e Israele avvenuto lo scorso 28 febbraio a danno dell’Iran, ha “l’obiettivo dichiarato di impedire al regime di dotarsi di ordigni nucleari, ma modalità che vìolano qualsiasi principio di diritto internazionale”.
Per la Uilca in queste dinamiche esiste un comune denominatore: il progressivo disconoscimento del diritto internazionale e della diplomazia quali riferimenti certi per costruire limiti invalicabili da qualunque individuo, o Paese, di rispetto della dignità e della vita umana.
“Da questo principio – ha detto Furlan – deve partire il mio diritto di oppormi a un Paese, come la Russia, invasore di un altro e senza alcuna legittimità politica e internazionale e di sostenere chi sta resistendo a questo attacco. Il mio diritto di condannare le azioni dell’esercito di Israele, per la loro violenza e illegalità, come dimostrato, ancora una volta la scorsa settimana, nei confronti dei componenti della Flottilla, non può autorizzare nessuno a darmi dell’antisemita e per il quale difendere le donne e i bambini palestinesi, non può altresì consentire di considerarmi un sostenitore del terrorismo di Hamas. Il diritto di ribadire la necessità, sostenuta sempre dalla Uil, di due Stati per due popoli. Il diritto di essere visceralmente contrario a un regime teocratico, assassino, che vìola qualsiasi principio umanitario e civile come quello dell’Iran e, allo stesso tempo, di contestare che sia attaccato senza alcuna legittimità internazionale, in nome della difesa di quel diritto che deve garantire tutti”.
In tutto questo il ruolo del sindacato diventa centrale perché si pone come “un costruttore di diritti e di dialogo”. Chi sceglie di fare il sindacalista sceglie di stare “dalla parte della democrazia rappresentativa, dalla parte di chi è più debole e non ha voce, dalla parte dei costruttori di regole condivise, dalla parte dell’inclusione. E in questo accomuno chi, da parte datoriale, svolge e crede nelle relazioni sindacali, come luogo in cui alla contrapposizione si sceglie il confronto, il dialogo, il riconoscimento di chi è portatore di interessi diversi. Per questo ogni giorno, di fronte a continui tentativi di svilire questi processi virtuosi, come inutili, come superati, come improduttivi, noi piantiamo un seme di resistenza rispetto alle logiche che esaltano l’egemonia del più forte, che, quando si diffondono, portano allo sgretolamento delle democrazie”.
Tommaso Nutarelli

























