La lettera di convocazione ufficiale da parte delle imprese non è ancora arrivata alle sedi di Cgil Cisl e Uil, ma si ritiene più o meno scontato che le date per l’avvio della trattativa su rappresentanza e contratti siano quelle del 29 e 30 luglio. Ma il motivo del ritardo, da parte delle associazioni datoriali, non sarebbe politico quanto, diciamo così, logistico: la vera difficoltà, infatti, pare sia quella di individuare una data in cui tutti e 14 i presidenti delle diverse associazioni siano liberi e disponibili, così come anche tutti i 14 responsabili delle relazioni industriali. In questi giorni si sta ancora cercando di conciliare le agende: lavoro appunto non semplice, ma con l’idea che, se alla fine qualcuno dovesse proprio mancare, si procederà comunque. I tempi sono ormai strettissimi se l’intenzione, o meglio, l’obbligo, è di arrivare all’accordo condiviso e sottoscritto da tutti (bisogna anche ricordare che la Cgil intende sottoporre l’eventuale intesa ai lavoratori) prima che il governo metta in campo la legge di bilancio per il 2027.
In origine, l’incontro tra sindacati e imprese avrebbe dovuto tenersi all’inizio di questa settimana appena conclusa, ma dopo l’annuncio dell’intesa raggiunta dal fronte datoriale venerdì 10 luglio, nulla si era più mosso. Di qui, l’iniziativa dei tre segretari generali, Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Pierpaolo Bombardieri, che avevano inviato alle 14 associazioni una lettera di ”sollecito”. Nel testo, indirizzato a ”Cari Presidenti”, si legge: “non avendo ancora ricevuto una risposta alla nostra dello scorso 17 giugno 2026, sollecitiamo la definizione di una data per l’avvio di un apposito negoziato, per il quale siamo disponibili a concordare rapidamente un incontro. Un cordiale saluto”.
L’incontro del 29 e 30 dovrebbe servire a trovare un minimo comune denominatore tra la piattaforma delle imprese e quella dei sindacati. Ma è difficile che due giorni, seppure pieni, possano bastare a risolvere tutti i capitoli in discussione. Tanto più con un tavolo che dire affollato è dir poco: le delegazioni delle 14 associazioni di imprese, più quelle dei tre sindacati, a occhio dovrebbero essere cinquanta o sessanta persone come minimo. Probabilmente, si deciderà di proseguire con tavoli di lavoro tecnici sui vari argomenti, e magari con nuovo passaggio politico nei primi di agosto.
La trattativa, come detto, partirà dai due documenti unitari, quello sindacale del 17 giugno e quello datoriale del 10 luglio. Documenti che non sono perfettamente sovrapponibili, ma del resto sarebbe bizzarro il contrario. Anche perché, in entrambi i casi, per arrivare a un testo unitario ci sono voluti molti giochi di equilibrio: tra i sindacati, per tenere assieme le esigenze di Cgil, Cisl e Uil, come è noto non coincidenti; e tra le imprese per, da un lato, offrire un terreno di gioco praticabile alla controparte sindacale, ma allo stesso tempo senza rompere col governo e col decreto lavoro.
La cosa positiva, o meglio la novità, è che oggi, dopo anni, esistono finalmente due squadre che rappresentano tutto l’universo del mondo del lavoro e della produzione e un terreno di gioco individuato come comune. Però, per proseguire nella metafora calcistica, siamo ancora al riscaldamento a bordo campo, la partita vera deve ancora iniziare.
Nunzia Penelope



























