L’Italia continua a pagare l’energia significativamente più cara dei principali partner europei, con un divario che negli ultimi anni si è ampliato invece di ridursi. Per questo motivo la Cisl chiede al Governo l’apertura di un tavolo con le parti sociali.
In particolare, la confederazione di via Po sottolinea il peggioramento, nel medio periodo, dello spread energetico – vale a dire la differenza tra quanto pagano le imprese e le famiglie italiane e il prezzo medio pagato nell’Unione Europea, indicatore diretto della competitività del nostro sistema produttivo. “Nel 2025 – spiega il sindacato in una nota – le imprese italiane hanno pagato l’elettricità il 24,1% in più della media dell’Area Euro; le famiglie l’hanno pagata il 13% in più. Nello stesso anno, sul mercato all’ingrosso, l’Italia ha registrato il prezzo più alto tra tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea. Nei primi mesi del 2026 la tendenza si è aggravata: tra febbraio e marzo il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è salito da 114 a 143 €/MWh in un solo mese, per effetto delle nuove tensioni internazionali. Coerentemente con questo andamento, dal 1° luglio l’Arera ha già disposto un nuovo rialzo del 4,6% in bolletta per i clienti vulnerabili”.
Anche sul fronte del gas le famiglie italiane pagano più delle omologhe europee: “Nel 2025 il prezzo per i consumatori domestici è stato superiore del 7% alla media dell’Area Euro, con un aumento del 4,8% su base annua. Per le imprese italiane ad alto consumo di gas pesa inoltre il differenziale con l’hub europeo di riferimento, che a inizio luglio ha toccato i 4 €/MWh: un livello che da solo vale circa un aggravamento del 10% della bolletta gas per le aziende energivore”, precisa la Cisl.
“Serve – prosegue il sindacato – un’urgente revisione della politica energetica che utilizzi il margine di bilancio reso disponibile dalla decisione dell’Unione Europea di estendere all’energia la ‘clausola nazionale di salvaguardia’ già prevista per la difesa: fino a circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, pari allo 0,6% del Pil”.
Pertanto, la Cisl chiede al Governo l’apertura urgente di un tavolo con le parti sociali “per costruire, insieme, un percorso su due livelli: da un lato soluzioni di breve termine, per contenere l’impatto immediato dei costi energetici su famiglie vulnerabili e imprese, a partire dalla pmi e da quelle energivore. dall’altro interventi di natura strutturale, che affrontino le cause del divario con l’Europa: revisione degli oneri di sistema, disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità, accelerazione degli investimenti in fonti rinnovabili, reti e capacità di stoccaggio, diversificazione dell’approvvigionamento, senza escludere una sperimentazione sul nucleare sicuro”.




























