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Home - Approfondimenti - La nota - Confindustria: Orsini chiede, Meloni smussa e promette, ma da un anno all’altro cambia poco o nulla. Nel mirino di entrambi ancora l’Europa. Il leader degli industriali contro la guerra: ‘’una sconfitta dell’umanità, sempre’’

Confindustria: Orsini chiede, Meloni smussa e promette, ma da un anno all’altro cambia poco o nulla. Nel mirino di entrambi ancora l’Europa. Il leader degli industriali contro la guerra: ‘’una sconfitta dell’umanità, sempre’’

di Nunzia Penelope
26 Maggio 2026
in La nota
Confindustria: Orsini chiede, Meloni smussa e promette, ma da un anno all’altro cambia poco o nulla. Nel mirino di entrambi ancora l’Europa. Il leader degli industriali contro la guerra: ‘’una sconfitta dell’umanità, sempre’’

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IGNAZIO LA RUSSA PRESIDENTE SENATO EMANUELE ORSINI PRESIDENTE CONFINDUSTRIA GIOVANNI AMOROSO, PRESIDENTE CORTE COSTITUZIONALE LORENZO FONTANA PRESIDENTE CAMERA MATTEO PIANTEDOSI, MINISTRO DELL’INTERNO LICIA RONZULLI, VICEPRESIDENTE DEL SENATO GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA

Deve essere un lavoro davvero usurante quello degli speech writer dei presidenti, che siano del Consiglio o della Confindustria: anno dopo anno, si mettono in scaletta i temi da affrontare, ma ormai si finisce col ripetere, anno dopo anno, lo stesso copione, con minime variazioni. Un po’ Giorno della marmotta o, per gli appassionati di commedia romantica hollywoodiana, un po’ “50 volte il primo bacio”. È andata cosi anche nell’assemblea annuale 2026 di Confindustria: Emanuele Orsini ha elencato educatamente i problemi, Giorgia Meloni si è detta amichevolmente d’accordo su tutto e ha promesso di risolverli. Ma il vero problema è che i problemi, appunto, cosi come le risposte, erano più o meno gli stessi anche nell’assemblea 2025, e pure nell’assemblea 2024: basta rileggersi le cronache dell’epoca per averne un’idea. Identica pure la platea (anche se traslocata dall’Auditorium Parco della Musica del 2024, a Bologna nel 2025, e quest’anno alla Nuvola dell’Eur), con la sola luminosa novità della presenza di Sergio Mattarella, seduto in prima fila tra i presidenti delle due Camere. Poco più in là la premier Giorgia Meloni e, a seguire, tutto il governo in grande spolvero. 

Scorrendo sommariamente i principali capitoli esposti dal presidente degli industriali nella sua relazione, appaiono praticamente gli stessi, quest’anno come nei due precedenti: la critica all’Europa eccessivamente burocratizzata, al green deal ideologico e nefasto, alla mancanza (in Europa come in Italia) di qualunque traccia di politica industriale, e poi i costi dell’energia eccessivi, per cui si chiede il disaccoppiamento dei prezzi col gas, lo sblocco delle rinnovabili a oggi troppo spesso ostaggio delle regioni, e il congelamento immediato degli Ets. E  ancora, in ordine sparso: la legge 231 da cambiare perché “punitiva”, il piano casa, il fisco, gli incentivi che mancano agli investimenti, eccetera, eccetera.

In sintesi: al governo Confindustria chiede, anche quest’anno, ‘’un piano straordinario’’ per rilanciare l’industria, ‘’pena la deindustrializzazione del paese’’; all’Europa chiede, con toni severi,  ‘’un cambio di passo”; ai sindacati, chiede, cordialmente, quasi affettuosamente,  un ‘’ patto’’. Tutto praticamente identico a tre anni fa, e a due anni fa. Ovviamente il quadro, italiano e internazionale, in tre anni è un po’ cambiato, e certo non in meglio. Se nel 2024 c’era ‘’solo’’ il problema della guerra Russia-Ucraina, nel 2025 si sono aggiunti i dazi di Trump e nel 2026 anche la guerra Israele- Usa- Iran, con la chiusura di Hormuz e la peggiore crisi energetica di sempre. Orsini lo rimarca, e ripete le richieste già avanzate negli anni precedenti, una dopo l’altra, ma con maggiore urgenza e drammaticità. La premier, a sua volta, come ogni anno, smussa, afferma di condividerle tutte, e promette di risolvere. E per la verità qualcosina si è risolto. Per esempio: Orsini aveva chiesto il piano casa la prima volta nel maggio 2024, e ad aprile 2026 il consiglio dei ministri lo ha approvato, 100 miliardi (sulla carta) per realizzare 100 mila case in dieci anni. Le costruiranno i governi nelle prossime due legislature, si immagina, visto che quella in corso è agli sgoccioli.

Andiamo avanti. Nel 2024 la Confindustria chiedeva al governo di tenere ferma la barra sui conti pubblici ma anche di fare qualcosa per incentivare gli investimenti delle imprese. Nel 2025 era quindi arrivato l’infernale pasticcio di Transizione 5.0. Che adesso pare si sia risolto, ma senza comprendere gli investimenti in cloud e software, cosa che ha suscitato le giuste rimostranze delle imprese. Orsini lo sottolinea e  Meloni dice: ‘’si, ha ragione,  penso sia stato uno sbaglio escluderli’’. E tuttavia, e’ stato il suo governo a decidere cosi’. Idem per gli altri temi sollevati da Orsini, che elenca le ‘’cinque leve’’ per rilanciare l’economia: energia, crescita dimensionale delle Pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della 231, risorse adeguate agli obiettivi. Nonché chiede, Orsini, anche una sorta di spending review dalla quale trarre “20 miliardi da riallocare destinandoli a scuola, sanità e crescita” , Meloni replica a tutto con cortesia e accondiscendenza: ‘’ci possiamo ragionare, vedremo, faremo”. Ma nulla di concreto. Alla richiesta, ancora di Orsini, di avere meno burocrazia, la premier rilancia: ‘’vi propongo da subito un lavoro comune per sburocratizzare al massimo, tutto’’. E come no, buona fortuna.

Il capitolo sul quale la sintonia tra governo e Confindustria è maggiore è ancora una volta quello delle critiche, sempre più dure, all’Unione Europea: la Commissione Ue ha una governance ‘’inadeguata’’, a Bruxelles ‘’non hanno la minima idea di cosa sia la competitività”,  la burocrazia  e’ ‘’lunare’’, va ”fermata”, sono le parole di Orsini. Per la premier, suonano come musica e miele. E infatti Meloni ricorda: ‘’quando ero io a criticare l’Ue passavo per un’antieuropea, adesso invece vi tocca darmi ragione’’. Stesso discorso sulla Cina: Orsini lancia l’allarme sul ‘’pericolo giallo’’ per l’economia occidentale, ormai ”colonizzata”, Meloni si accoda: ‘’anche questo lo dicevamo da tempo’’, ma l’Europa, sempre lei, non ha capito e ci ha messo nelle mani dei cinesi. E fa quasi tenerezza, a questo punto, il video messaggio di Roberta Metsola, presidente del parlamento Ue, che interviene tra l’intervento di Orsini e quello della premier e che sorridendo annuncia: “costruiremo insieme un’Europa più resiliente, più innovativa e più competitiva”. Lo disse anche l’anno scorso.

 Nel 2025 il leader degli industriali faceva notare: “va bene gli investimenti per la difesa europea, ma possibile che la deroga al patto di stabilità debba valere per il riarmo e non per la crescita, il sociale?”. Quest’anno aggiunge, con una chiarezza inequivocabile: ‘’la guerra è una sconfitta per l’umanità, sempre. E lo ripeto con forza: è un fallimento sempre e comunque’’, e ogni conflitto è “causa di profonde crisi economiche che generano nuova povertà, erodono alleanze consolidate, trasformano l’energia e le materie prime in strumenti di ricatto”. Meloni non raccoglie l’appello pacifista del leader confindustriale, ma si barcamena  sulle spese per la difesa: ‘’sono impopolari, lo so, ma sono necessarie per la nostra libertà. Certamente occorre trovare un equilibrio tra due esigenze, quelle della difesa e degli aiuti a famiglie e imprese,  altrimenti rischiamo che poi non resti più nulla da difendere’’. E sulle altre due richieste di Orsini, cioe’ un debito comune europeo per gli investimenti da almeno 1200 miliardi, e la cooperazione rafforzata per scavallare la barriera dell’unanimità, anche qui la premie da un colpo al cerchio e uno alla botte: ‘’si può fare, ma certo sarebbe preferibile decidere a 27”.

La premier concorda anche sulla proposta confindustriale di utilizzare parte del risparmio degli italiani per investimenti nell’economia reale, compreso quello nei fondi pensione integrativi. E per quanto possano contare frasi gettate in un simile contesto, va rimarcato che su questo tema hanno parlato recentemente sia il segretario della Cgil che quella della Cisl, e dunque è anche possibile che qualcosa di concreto si stia muovendo. Le cifre, in effetti, sono importarti, e trovare un modo per renderle più produttive di quanto non siano oggi (1500 miliardi immobilizzati nei conti correnti, secondo Confindustria) non sarebbe male.

Cosi come senza dubbio è concreto il confronto che la Confindustria ha avviato con Cgil, Cisl e Uil sulla riforma dei contratti in chiave anti pirata, e di cui Orsini si dice ‘’orgoglioso’’. Un confronto che il leader degli industriali aveva proposto la prima volta all’assemblea 2024, lo ha poi concretamente avviato nel maggio 2025, e ora l’intesa tra sindacati e mondo delle imprese sembra che effettivamente sia a un passo: “Confindustria è tornata a un dialogo diretto e continuo con Cgil, Cisl e Uil, -rivendica  Orsini-  e insieme, invece di concentrarci sui punti che ci dividono, abbiamo costruito una posizione comune affinché i contratti nazionali di lavoro firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative diventino il punto di riferimento per tutti i lavoratori, in tutti i settori. E il governo ci ha dato ragione”. Ma sui salari troppo bassi, avverte il presidente, le imprese, da sole, non ce la possono fare:  troppi i contrattino da pochi spicci, troppi i lavoretti, e dunque la questione salariale “resta aperta”: “da soli, anche con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla”. Parole che hanno provocato la replica non conciliante di Landini: accusare i salari bassi, ma senza porsi il problema di come alzarli, e’ troppo comodo, osserva il segretario Cgil. Mentre la collega della Cisl, Daniela Fumarola, avrà sicuramente apprezzato il passaggio nel quale Orsini chiede ‘’un patto della responsabilità”, parole molto amate a Via Po. Va detto, a proposito dei salari, che Giorgia Meloni, nella circa mezz’ora del suo intervento, non ha mai citato l’argomento, e tantomeno vantato il  ”decreto primo maggio”, attualmente in discussione in parlamento. Qualcosa vorrà’dire.

In conclusione: Orsini ha chiesto alla politica ‘’fiducia, responsabilità e coraggio’’, Meloni ha risposto ‘’il mio messaggio per voi è: siate coraggiosi, perché io lo sarò”. All’assemblea 2025 la premier aveva detto: “Il mio messaggio per voi è: pensate in grande, perché io lo farò”. Ma quant’è dura la vita dello speechwriter. (To be continued).

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