Segretario secondo lei da dove nasce la proposta del ministro Crosetto di istituire una Guardia Nazionale?
Credo che la proposta del ministro parta da quando, qualche tempo fa, disse che la nostra macchina difensiva non era sostanzialmente pronta in caso di sollecitazioni, e che quindi era necessario attrezzarsi sia dal punto di vista degli organici sia dei mezzi. Quindi credo che dobbiamo rintracciare le origini di questa proposta proprio in questa ammissione di una sostanziale impreparazione.
Pensa che, visti anche i rapporti che in questo momento ci sono con l’amministrazione Trump, il riferimento a un corpo che già esiste negli Usa sia stata una mossa politica saggia?
Al di là dell’opportunità o meno di rifarsi in questo momento al modello americano, quello che vogliamo ribadire è che noi non diciamo no preventivamente a qualsiasi proposta o idea. Non vogliamo fare una polemica sterile e fine a sé stessa. Quello che chiediamo è che questa suggestione andrebbe sicuramente meglio strutturata e inserita all’interno di un confronto con tutti i corpi che ogni giorno tutelano la sicurezza e l’incolumità dei cittadini e con gli stessi sindacati.
Secondo lei quali rischi si andrebbero a creare, se questo corpo dovesse vedere la luce?
Il rischio principale è che ci sia una sorta di sovrapposizione con un po’ di tutto.
In che modo?
Questa ipotetica Guardia Nazionale in salsa italiana dovrebbe infatti avere una serie di compiti, che vanno dalla tutela della sicurezza dei cittadini, che è compito dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, al salvataggio, che è di pertinenza dei Vigili del Fuoco o della Protezione civile. Alla fine, forse, non si capirebbe chi fa cosa, forse anche la governance sarebbe più confusa. E soprattutto non possiamo pensare che un nuovo corpo possa improvvisarsi in una serie di compiti che sono molto specifici e che richiedono un addestramento mirato.
Che cosa bisogna fare allora?
Credo che il primo punto sia partire da quello che già abbiamo e migliorarlo, per poter dare ai cittadini un servizio ancora migliore. È questa la prima riflessione da fare. Poi, come dicevo, noi non abbiamo preconcetti, ma è fondamentale incanalare ogni proposta in un percorso condiviso.
Nello specifico dove intervenire?
Dobbiamo fare i conti con il fatto che prossimamente ci saranno molti pensionamenti e questo inciderà su tutto l’apparato che deve garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. C’è poi anche un tema di appeal nello svolgere certe professioni. Basti vedere anche nella pubblica amministrazione dove molti concorsi vanno deserti, anche per degli stipendi inadeguati per vivere in certe città. Quindi bisogna investire nel rafforzamento degli organici, nel favorire il turn over e nella formazione.
C’è, a suo avviso, un corpo che merita un’attenzione particolare?
Premesso l’importanza di tutti corpi, forse i Vigili del Fuoco sono quelli dei quali ci si dimentica un po’ troppo spesso. È un corpo che non solo risponde alle esigenze quotidiane ordinarie, ma anche a eventi purtroppo calamitosi, mi viene in mente Rigopiano, la Concordia, Amatrice la frana a Niscemi. Con le estati sempre più calde c’è poi la piaga degli incendi boschivi. Non dobbiamo dimenticarci che il servizio che offrono al paese è encomiabile, perché il salvataggio tecnico urgente è spetta solo a loro, ed è qualcosa che non si può improvvisare.
Anche per loro da dove si deve partire?
Tutte le cose prima dette valgono anche per i Vigili del Fuoco. Quindi una programmazione e un maggiore investimento nel potenziamento personale, anche attraverso lo snellimento delle procedure concorsuali. L’età media è sempre più alta e questo è un tema che deve essere affrontato. C’è poi la formazione, l’aggiornamento delle malattie professionali, perché i Vigili del Fuoco non solo sono esposti agli infortuni o a ustioni ma anche a sostanze pericolose per la salute. Inoltre molti distaccamenti periferici stanno chiudendo per mancanza di organico, quindi da un punto di vista squisitamente politico quando chiude un distaccamento dei Vigili del Fuoco si ha un vero e proprio arretramento dello stato. Perché un conto è un intervento dei Vigili del Fuoco fatto tra i dieci e i quindici minuti, un altro è quando devono fare 60 o 70 km di strada per essere sul posto e sappiamo quanto sia importante in questi casi il tempo. Tutto questo crea cittadini di serie B e cittadini di seria A, ed è una cosa che non possiamo permetterci.
Tommaso Nutarelli



























